Daria è una ragazza solare, volenterosa e baravissima a scuola, frequenta l’ultimo anno di Liceo al Margherita di Savoia di Napoli, quest’anno dovrebbe dare il suo esame di maturità, sicuramente con il massimo dei voti, lei per mantenersi gli studi lava le scale dei condomini, fa la baby sitter e le pulizie a casa di benestanti, sua madre lavora come signora delle pulizie ed il papà fa il saldatore ammazzandosi di lavoro per 12 ore al giorno, una famiglia normale la sua se non ci fosse un piccolo problema…..Daria è una sporca clandestina extracomunitaria!!!
Evidentemente il signor Bossi, avendo trattato questa gente sempre come fossero scimmie africane, ritiene che abbiano diritto alla stessa cultura di un orango ed ha dato disposizioni in tutta Italia di non far dare gli esami di maturità a chi non sia in possesso di codice fiscale.
Dai suoi occhioni verdi traspare tanta paura, la paura di dover fare le valigie o di essere arrestata per aver commesso il crimine di “studiare” , sono 5 anni che vive nel terrore, piange ogni giorno, eppure non si perde d’animo, ha conosciuto un suo coetaneo ed avrebbe tantissimi progetti per il futuro, un futuro che grazie alla lega gli è stato negato.
Nonostante ci sia una norma CIVILISSIMA che vige dalla notte dei tempi , la quale dice:
Tutti i minori presenti sul territorio nazionalee nei diversi gradi di ordini di scuola hanno DIRITTO all’istruzione, indipendentemente dalla regolarità della loro posizione di soggiorno, (articolo 45 del DPR 31 agosto 1999 numero 394, regolamento di attuazione del decreto legislativo numero 286/1998 sulla disciplina dell’immigrazione e sulle condizioni dello straniero),il governo Bossi è riuscito ad eludere questa norma (per altro obbligatoria secondo le norme internazionali di accoglienza unesco) , calpestando la dignità di chi vuole fare qualcosa per il suo futuro fuggendo da un passato da cancellare.
Il Margherita di Savoia si è, infatti, mobilitato per aiutare Daria. Professori che si sono offerti di assumerla per regolarizzarla, il preside che cerca una soluzione tecnica, i compagni che stanno per lanciare una petizione. Persino all’Agenzia delle entrate hanno avuto tenerezza per il suo viso pulito. «Quando gli ho chiesto il codice fiscale mi hanno detto: ”Scusaci non possiamo, anzi è meglio che vai via”. Allora ho capito. Ed è tornata la paura». Daria è una studentessa in gamba, parla sei lingue e in Ucraina ha già un titolo di studio «finito». «Tre anni fa ho dovuto ricominciare tutto – racconta – ma va bene così. Ho accettato di vivere da clandestina». Una vita da invisibile. Una visita dal dottore significa un’attesa di almeno dieci giorni e poco importa se stai male davvero, lei che non ha reddito ha dovuto pagare tutti i libri («Quello di Filosofia costa 42 euro!»), Daria non sa cosa sia una gita scolastica perché ha paura di essere scoperta, paura del proprio nome. Nome illegale che non dà diritto a un banale codice fiscale. «Io non ho mai violato la legge, lavoro tanto, perché senza il codice fiscale automaticamente divento una delinquente? Perché in un paese democratico io devo diventare un’ombra invisibile per non finire in galera? Io ho paura di perdere la casa, vivo sulle valigie, perché da un giorno all’altro mi possono cacciare via. Due anni fa ho chiesto di essere regolarizzata, da allora non so nulla». La burocrazia dei vicoli ciechi. Daria stringe un libro, muove le mani con il riflesso di chi deve difendere qualcosa. Voleva smettere di studiare, poi l’affetto dei suoi e la premura di docenti e compagne l’hanno convinta. «Devo finire la mia tesina. Come tema ho scelto il razzismo. Ma non perché gli italiani lo siano, anzi. Ho studiato in lingua originale i discorsi di Martin Luther King e mi hanno affascinato. Il più bello? “I have a dream”. Io ho un sogno».
Questo è solo uno dei tanti casi di persone perbene calpestate da un governo xenofobo e razzista, un governo che non guarda se sei bravo o cattivo, ma solo se hai la pelle scura o chiara, la paura di rivolgersi ad un medico, di camminare per strada con il rischio di essere picchiati da gruppi estremisti o addirittura poliziotti, la paura di tornare in un paese che può offrire solo guerra, morti, carcere ed umiliazioni, la paura di non farcela…..questo è il dramma di chi non è cresciuto con le merendine del mulino bianco, di chi non potrà mai andare in giro col culone adagiato nell’ultimo modello di suv , di chi non sa di essere ……una scimmia!









