Il fascino dell’antico rito di penitenza dei flagellanti e dei battenti che,umiliando il proprio corpo, esprimono devozione alla Vergine Assunta, ha luogo a Guardia Sanframondi in provincia di Benevento ogni 7 anni. Guardia Sanframondi è un caratteristico borgo medievale che domina tutta la vallata del basso Calore, dalla sommità del paese si può spaziare con lo sguardo alle cime del Matese fino alle colline che circondano Caserta.
I Riti Settennali durano una settimana, i quattro rioni del paese danno vita a numerose processioni inusuali, ci sono centinaia di partecipanti che animano quadri plastici raffiguranti episodi della Bibbia, ma la processione più suggestiva è quella della domenica: un folto numero di penitenti, indossando un saio e con il volto coperto da un cappuccio bianco, rinnovano un vecchio rito medioevale, quello della flagellazione. I flagellanti hanno in una mano una croce di legno e nell’altra un cilicio con lamelle metalliche, mentre i battenti si percuotono con un pezzo di sughero ricolmo di spilli, la tradizione indica 33, come gli anni di Cristo.
Il battente, percuotendosi incessantemente e ritmicamente, provoca il sanguinamento del petto. Per detergere, disinfettare e mantenere aperta la ferita, alcuni assistenti, tra le fila dei Battenti, dispensano del vino bianco sulla spugna. Le processioni dei penitenti raggiungono l’apoteosi la domenica, le viuzze e le caratteristiche scalette sono gronde di sangue e di vino bianco versato per lenire le ferite; la Madonna fa il suo percorso processionale e ad un certo punto incontra i battenti che la omaggiano attraverso la lacerazione del proprio corpo.
I battenti non sono né una setta, né hanno un capo. Sono persone di ogni ceto sociale, giovani, anziani, comprese alcune donne, che amano pentirsi in silenzio e con fede. Solo poche persone, le più anziane conoscono i battenti che da loro ricevono il saio e la spugna preparati da qualche artigiano del posto. Diventa un battente solo chi vuole veramente pentirsi e facendolo con fede sa trovare la strada che porta alla Madonna.
A sera dopo circa 6 ore di processione tutto finisce, la Vergine viene riposta nella teca per offrirsi ai suoi fedeli fra altri lunghi sette anni.
Baciu

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Grazie conterranei, che avete il coraggio di denunciare in diretta Nazionale lo Stato meridionale!!!

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Il primo mouse in forma di prototipo risale agli anni ‘60, ad opera di Doug Engelbart presso lo SRI Techology. Nell’intento di studiare un nuovo modo per una più facile interazione tra uomo e macchina, Engelbart costruì un rudimentale device di puntamento nel 1964. Esistono due possibili spiegazioni riguardo l’etimologia del nome. La più comune è la parola mouse (ovvero topo) in relazione alla somiglianza del dispositivo con il roditore. La seconda spiega la parola come un acronimo che, a seconda delle versioni, può essere Manually Operated User Selection Equipment oppure Machine Operator’s Unique Spotting Equipment.
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La penna a sfera, soprannominana biro per la priva volta da Italo Calvino, dal nome del suo inventore, il giornalista ungherese László József Bíró, è stata inventanta alla fine degli anni ‘30 ma è stata brevetta solo nel 1943 dai fratelli Birò. Le prime penne a sfera avevano un costo di produzione elevato e quindi era considerato un prodotto d’elite. Per questo motivo il brevetto fu venduto al barone francese Marcel Bich, che riuscì a produrre una penna abbattendo i costi del 90%, e la commercializzò in tutto il mondo. La prima penna a sfera venne presentata al grande pubblico nel 1945 in Argentina con lo pseudonimo di Eterpen ma fu da allora associata al nome di Bich che divenne ricchissimo. Bíró morì invece povero a Buenos Aires il 24 novembre 1985.
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La moka classica è stata brevettata da Renato Bialetti, di Crusinallo (VB), nel 1933. E’ composta come si vede dalla foto da un bollitore, un filtro e una contenitore del caffè.
Versare l’acqua nel bollitore, tapparlo con il filtro che viene riempito di polvere di caffè, chiudere il tutto con il contenitore del caffè e porlo sul fuoco.
L’acqua scaldandosi fa aumentare la pressione all’interno e risale verso l’alto, passando nel filtro e filtrando nella polvere del caffè. Attraverso un beccuccio fuoriesce nel contenitore superiore. Una volta riempito il contenitore superiore, la bevanda è pronta per la degustazione.
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Il 29 ottobre 1969 la “rete dell’agenzia dei progetti di ricerca avanzata” (Advanced Research Projects Agency Network, ARPAnet) venne realizzata dall’ARPA (Advanced Research Project Agency) del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Il suo compito dell’ARPA era ambizioso: e cioè cercare una soluzione alle problematiche legate alla sicurezza nella rete di comunicazioni militari.
Per tutti gli anni Settanta ARPAnet continuò a svilupparsi in ambito universitario e governativo, nal 1973 su sviluppato il protocollo TCP/IP (Transmission Control Protocol / Internet Protocol); il progetto della rete prese ad essere denominato Internet. Il progetto si concluse ufficialmente nel 1983 con la fine dei fondo stanziati dal Governo degli Stati Uniti.
È negli anni ‘80, grazie all’avvento dei PC, che un primo grande impulso alla diffusione della rete al di fuori degli ambiti più istituzionali e accademici ebbe il suo successo dichiarato, rendendo di fatto potenzialmente collegabili centinaia di migliaia di utenti.
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Sono passati ben 701 anni da quando il re di Francia Filippo il Bello fa arrestare i Calalieri Templari con l’accusa di somia, eresia e idolatria. All’alba del venerdì 13 ottobre 1307, i balivi, i siniscalchi del re e gli agenti da loro scelti si fanno aprire le case, arrestano cavalieri e ufficiali dell’Ordine del Tempio; quasi nessuno riusce a fuggire, ufficialmente solo dodici; viene arrestato anche il gran maestro Giacomo de Molay, che si accuserà, poi, di non essere istruito e di non conoscere il latino. Vengono messe le catene ai piedi, tenuti a pane e acqua, umiliati e anche torturati, diventano facilmente vulnerabili.
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