I servizi segreti francesi: “Al Qaeda non esiste”.
29 gennaio 2010. Audizione davanti alla Commissione Esteri del Senato della Repubblica Francese di Allain Chouet, ex-dirigente capo della DGSE (Direction Générale de la Sécurité Extérieure, il controspionaggio francese), convocato per dare una sua valutazione sul «Medio Oriente nell’ora del nucleare».
Di seguito, alcuni estratti eclatanti, seppure contenuti nel lessico ingessato del linguaggio politico e diplomatico. Sono cose che molti ricercatori e giornalisti indipendenti vanno dicendo da anni, prendendosi per questo le etichette di “complottisti” e amici dei terroristi. Per la gran maggioranza del “popolo”, però, si tratta di rivelazioni gravissime. Peccato che non avranno alcun seguito, dal momento che i media le ignorano e le ignoreranno, preferendo invece fare terrorismo mediatico coi messaggi di “bin Laden”, ormai senza neanche più la minima insinuazione del dubbio col condizionale…
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«Come molti miei colleghi professionisti nel mondo, ritengo, sulla base di informazioni serie e verificate, che Al Qaeda è morta sul piano operativo nelle tane di Tora Bora nel 2002. I servizi pakistani si sono in seguito contentati, dal 2003 al 2008, di rivendercene gli avanzi in cambio di qualche generosità e indulgenze diverse. Sui circa 400 membri attivi dell’organizzazione che esisteva nel 2001, meno di una cinquantina di seconde scelte (a parte Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri che non hanno alcuna attidune sul piano operativo) sono riusciti a scampare e a scomparire in zone remote, vivendo in condizioni precarie, e disponendo di mezzi di comunicazione rustici o incerti. Non è con tale dispositivo che si può animare una rete coordinata di violenza politica su scala planetaria. Del reso appare chiaramente che nessuno dei terroristi autori degli attentati post-11 settembre (Londra, Madrid, Sharm el-Sheikm, Bali, Casablanca, Bombay, eccetera) ha avuto contatti con l’organizzazione. Quanto alle rivendicazioni in ritardo che sono formulate di tanto in tanto da bin Laden o Zawahiri, ammesso che si possa realmente accertarne l’autenticità, non implicano alcun collegamento operativo, organizzativo, funzionale tra quei terroristi e i residui dell’organizzazione».
«Tuttavia, si deve constatare che tutti, a forza d’invocarla ad ogni occasione e spesso fuori proposito, appena un atto di violenza è commesso da un musulmano, o quando un musulmano si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato, o anche quando non ci sono musulmani affatto (come negli attentati all’antrace in USA), a forza d’invocarla di continuo, certi media o presunti “esperti” di qua e di là dell’Atlantico, hanno finito non già di resuscitarla, ma di trasformarla come quell’Amedeo del commediografo Eugene Ionesco, quel morto il cui cadavere continua a crescere e a occultare la realtà, e di cui non si sa come sbarazzarsi. L’ostinazione incantatoria degli occidentali a invocare l’organizzazione mitica Al Qaeda (…) ha avuto rapidamente due effetti perversi:
Primo effetto: ogni contestatore violento nel mondo musulmano, sia politico sia di diritto comune, ha presto compreso che deve proclamarsi di Al Qaeda se vuol essere preso sul serio (…). Parallelamente, tutti i regimi del mondo musulmano, e sappiamo che non sono tutti virtuosi, hanno capito al volo di avere tutto l’interesse di far passare i loro oppositori e contestatori, quali che siano, per membri dell’organizzazione di bin Laden, per poterli reprimere tranquillamente, e magari con l’assistenza degli occidentali. Da qui la proliferazione di Al Qaeda… in Afghanistam, Iraq, Yemen, in Somalia, nel Maghreb, e anche Al Qaeda nella penisola arabica… »
[...] In ogni caso, il terrorismo politico non si manifesta in quel mondo come «un gruppo politico militare organizzato e gerarchizzato», ma come un insieme di «lupi solitari», che «mantengono un piede nella legalità e un altro nella trasgressione, onde agire ideologicamente su una popolazione sensibile per incitare i suoi elementi più fragili, o più determinati, a passare all’azione in modo individuale o in gruppuscoli, che colpiscono dove possono quando possono, come possono».
«Tutti i servizi di sicurezza e d’intelligence sanno che non ci si oppone alla tecnica del Lupo Solitario con divisioni blindate, o con una inflazione di misure di controllo e sorveglianza indifferenziate. Vi ci si oppone con misure di sicurezza mirate, sostenute da iniziative politiche, sociali, economiche, educative e culturali miranti a prosciugare il vivaio dei potenziali volontari, e allontanandoli dai loro sponsor ideologici e finanziari. Non solo non si è fatto nulla per limitare il substrato finanziario e ancor meno ideologico della violenza jihadista; ma additando Al Qaeda come il nemico permanente entro cui si deve sferrare una crociata militare del tutto inadeguata alle sue forme reali, si è usata una mitragliatrice per uccidere una zanzara. E’ evidente che si è mancata la zanzara, ma i danni collaterali sono gravissimi, come si vede quotidianamente in Afghanistan, in Somalia, nello Yemen… E il primo effetto di questa crociata fallita è stato alimentare il vivaio dei volontari, di legittimare questa forma di violenza, di farne il solo referente d’azione e d’affermazione per un mondo musulmano oggi traumatizzato da una legge universale del sospetto che gli è fatta pesare addosso. Da nove anni nove l’Occidente colpisce senza discernimento in Iraq e in Afghanistan con interventi e occupazioni massicci, interminabili e ciechi. E lo stesso fa nella zone tribali in Pakistan, in Somalia, ovviamente in Palestina; e si propone oggi di intervenire in Yemen, e poi perché no in Iran! Ma agli occhi dei musulmani, bin Laden è quello che la fa in barba alla più potente armata del mondo, mentre il regime saudita resta sotto la protezione assoluta dell’America».
«Per concludere e portare la mia parte di risposta alla domanda di questa riunione, ‘Dov’è Al Qaeda?’: Al Qaeda è morta nel 2002, ma prima di morire è stata ingravidata dagli errori strategici dell’Occidente e dai calcoli poco intelligenti di certi Paesi musulmani, sicché ha generato dei figlioletti! Il problema per noi è sapere se con questa prole malformata commetteremo gli stessi errori, alimentando un ciclo indefinito di violenza…»
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fonte: Scriptoblog
articolo e traduzione a cura di EffeDiEffe.com
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10 marzo 2010 alle 15:26
scusa l’ot ma potrebbe interessarti
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2010/03/10/rifiuti-problema-o-risorsa-se-ne-parla-ad-avellino-con-carla-poli/
10 marzo 2010 alle 15:30
NP, grazie per la segnalazione.