di PAUL CRAIG ROBERTS
Il 16 ottobre 2004 il Presidente George W. Bush firmò la “Israel Lobby’s bill”, la legge di revisione dell’antisemitismo globale. Questa norma di legge impone al Dipartimento di Stato americano di monitorare l’antisemitismo a livello planetario.
Per poterlo “monitorare”, l’antisemitismo va innanzitutto definito. E qual è la sua definizione? In pratica, così come definito dalla lobby pro-Israele e da Abe Foxman, si riduce a coincidere con ogni critica nei confronti di Israele o degli ebrei.
Rahm Israel Emanuel non si trova certo alla Casa Bianca per lavare i pavimenti: non appena riuscirà a far approvare la sua Hate Crimes Prevention Act 2009, diventerà reato per ogni americano dire la verità sul trattamento che Israele riserva ai palestinesi ed alla loro terra.
Sarà anche reato per i cristiani aderire alla versione del Nuovo Testamento secondo cui i Giudei chiesero la crocifissione di Gesù.
Sarà considerato reato denunciare la spropositata influenza che la lobby pro-Israele esercita sulla Casa Bianca e sul Congresso, come ad esempio nel caso della risoluzione, scritta dall’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee, la faccia ufficiale della lobby negli USA, NdT) che elogia Israele per i suoi crimini contro i palestinesi di Gaza, sottoscritta dal 100% dei Senatori e dal 99% dei Deputati della Camera, nello stesso momento in cui il resto del mondo condannava Israele per la sua barbarie.
Sarà considerato un crimine dubitare dell’Olocausto, come diventerà reato sottolineare la sproporzionata presenza degli ebrei nei media, nella finanza e in politica estera.
In altre parole, significherà la fine della libertà di parola, di ricerca e del Primo Emendamento della Costituzione: ogni fatto o verità che proietti la minima ombra su Israele sarà semplicemente bandito.
Data l’arroganza del governo americano, che porta Washington ad applicare le leggi americane ad ogni Paese ed organizzazione nel mondo, cosa accadrà alla Croce Rossa Internazionale, alla Commissione per i Diritti Umani dell’ONU, ed alle altre organizzazioni umanitarie che hanno chiesto un’indagine investigativa sull’assalto militare di Israele alla popolazione civile di Gaza? Saranno tutti arrestati per il “reato razzista” (hate crime) di eccesso di critica nei confronti di Israele?
E’ una domanda molto seria.
Un recente rapporto ONU, non ancora pubblicato integralmente, accusa Israele per i morti ed i feriti causati dal suo attacco agli edifici ONU all’interno della Striscia di Gaza. Il governo israeliano ha risposto accusando il rapporto di essere “tendenzioso e palesemente di parte”, il che porrebbe il rapporto delle Nazioni Unite nella categoria della critica eccessiva e del forte sentimento anti-israeliano (ne ho parlato di recente anche qui nel mio blog, NdT)
Israele la sta facendo franca grazie al suo sfacciato ed evidente uso strumentale del governo americano per mettere a tacere le critiche nonostante il fatto che la stessa stampa israeliana ed alcuni suoi militari abbiano svelato le atrocità commesse da Israele a Gaza e l’uccisione premeditata di donne e bambini, alla quale gli invasori israeliani sono stati sobillati ed incoraggiati dai rabbini estremisti. Questi atti si qualificano chiaramente come crimini di guerra.
E’ stata la stampa israeliana a pubblicare le foto delle T-shirt indossate dai soldati israeliani che indicano chiaramente come l’assassinio volontario di donne e bambini costituisca ora la “cultura” imperante nell’esercito israeliano.
Quelle T-shirt sono un’orripilante espressione di barbarie. Ad esempio, una di esse raffigura una donna palestinese incinta con un mirino sul ventre e lo slogan “Un colpo, due uccisioni” (anche di questo abbiamo parlato su questo blog, NdT). Queste magliette sono un indizio che la politica israeliana nei confronti dei palestinesi è una politica di sterminio.
La verità è che per anni la più feroce critica al maltrattamento dei palestinesi da parte di Israele è venuta proprio dalla stampa e dai gruppi pacifisti israeliani: ad esempio, il giornale israeliano Haaretz e Jeff Halper dell’ICAHD (Israeli Committee Against House Demolitions) hanno mostrato di avere una coscienza morale quale evidentemente non esiste nelle democrazie occidentali, dove invece i crimini di Israele vengono coperti e persino elogiati.
La nuova legge americana contro i reati d’odio verrà applicata anche ad Haaretz e Jeff Halper? Ed i commentatori televisivi, che senza aggiungere commenti personali riferiranno le parole di Haaretz e Halper, saranno passibili di arresto con l’accusa di “diffondere l’odio contro Israele, un atto antisemita”?
Molti americani hanno subito il lavaggio del cervello da parte della propaganda che dipinge i palestinesi come terroristi che minacciano l’esistenza dell’innocente Israele. Questi americani vedranno la censura come un male necessario nell’ambito della “guerra al terrore”. Accetteranno la demonizzazione dei loro compatrioti che denunciano fatti scomodi e sgradevoli riguardanti Israele e concorderanno sul fatto che queste persone vadano punite per avere aiutato e sostenuto i “terroristi”.
E’ in corso una massiccia campagna per criminalizzare ogni critica verso Israele. A Norman Finkelstein è stata negata la cattedra di ruolo in una università cattolica grazie al potere pervasivo della lobby pro-Israele. Ora la Lobby se la sta prendendo con il prof. William Robinson della University of California (Santa Barbara). Il suo reato: nel suo corso sugli affari globali ha inserito come compito a casa la lettura di scritti critici nei confronti di Israele per l’invasione di Gaza.
Sembra che la stessa Lobby sia anche riuscita a convincere il Dipartimento della Giustizia (sic) di Obama che sia “antisemita” accusare di spionaggio due funzionari ebrei dell’AIPAC, Steven Rosen and Keith Weissman. La lobby israeliana è riuscita a far ritardare il loro processo per ben quattro anni, ed ora il procuratore generale Eric Holder ha lasciato cadere le accuse. Tuttavia, Larry Franklin, il funzionario del Ministero della Difesa accusato di aver passato materiale coperto da segreto a Rosen e Weissman, sta scontando una condanna a 12 anni e 7 mesi di prigione.
L’assurdità qui è fenomenale: i due agenti israeliani non sono colpevoli per aver ricevuto il materiale segreto, mentre il funzionario americano che glielo ha passato sì! Se non ci sono spie in questa storia, come mai Franklin è stato condannato per aver passato materiale segreto a delle spie?
La criminalizzazione della critica ad Israele distrugge ogni speranza per l’America di avere una politica estera indipendente in MedioOriente che serva gli interessi americani piuttosto che quelli di Israele. Ed azzera ogni prospettiva per gli americani di sfuggire al loro indottrinamento da parte della propaganda israeliana.
Per tenere soggiogate le menti degli americani, la Lobby sta lavorando per etichettare come antisemita ogni verità o fatto sgradito che riguardi Israele. E’ possibile criticare ogni altro paese al mondo, ma è da “antisemiti” criticare Israele, e l’antisemitismo diventerà presto un “hate-crime” universale in tutto l’Occidente.
La maggior parte dei Paesi europei ha già reso reato il dubitare dell’Olocausto. E’ considerato reato persino ammettere sì che sia accaduto ma che non siano stati uccisi 6 milioni di ebrei. Perché mai l’Olocausto è materia esente da verifica? E come potrebbe un accadimento che si vuole sorretto da solidi fatti essere messo in pericolo da teorie stravaganti ed antisemite? Di certo si tratta di un caso che non necessita della protezione accordata tramite il controllo del libero pensiero.
Incarcerare la gente solo per aver dubitato è l’antitesi della modernità.
Paul Craig Roberts è stato Assistant Secretary of the Treasury durante l’amministrazione Reagan. E’ il co-autore del libro “The Tyranny of Good Intentions”. E’ possibile contattarlo al seguente indirizzo: PaulCraigRoberts@yahoo.com
fonte: Counterpunch
traduzione: Huey 14/05/2009
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