Medio Oriente – Israele sta perdendo la guerra mediatica?…

Nelle ultime settimane arrivano preoccupanti (per Israele) segnali dall’opinione pubblica occidentale, come pure da alcuni suoi politici di spicco. Persino gli USA e gli altri membri del ridicolo quartetto, a denti stretti, cominciano ad ammettere che su Gaza si deve intervenire, prima che la crisi umanitaria assuma connotati drammatici. Come se finora fosse stata una barzelletta. In realtà, ciò che preoccupa i “leader” europei non è la crisi in sé, ma la sua crescente visibilità mediatica, e lo spostamento dell’opinione pubblica che, nonostante  la massiccia propaganda irrorata dai quotidiani nazionali e dalle TV di Stato, sempre più simpatizza per i palestinesi assediati e trucidati: il fallimento graduale della hasbara ebraica, che non riesce con le sue menzogne propagandistiche a coprire una politica sistematicamente omicida, violenta e unilaterale, e che trova una sua clamorosa conferma nella scomposta reazione del presidente turco Erdogan alla propaganda dell’israeliano Peres, al WEF in svolgimento a Davos.

Ovviamente, arriva pronto il rimbrotto da parte della UE, filosionista, per bocca di Haaretz: Lo scontro verbale fra il primo ministro turco Recep Tayyp Erdogan e il presidente israeliano Shimon Peres a Davos, avrebbe danneggiato le chances d’ingresso in Europa della Turchia. Lo afferma oggi il sito del quotidiano israeliano Haaretz. A quanto scrive il quotidiano, il ministero israeliano degli Esteri ha appreso che importanti diplomatici europei si sono dimostrati molto critici verso le dure parole di Erdogan contro Peres e nei confronti della sua difesa di Hamas. Un alto diplomatico europeo, di cui non e’ stato reso noto il Paese, avrebbe detto: “Erdogan vuole far parte dell’Unione Europa, ma ora puo’ scordarselo”. (fonte: ADNKRONOS)

Siamo ridotti proprio male, la UE, 400 milioni di abitanti, completamente nelle mani della propaganda sionista, che ormai detta apertamente ai politici europei la linea d’azione per bocca della sua stampa. Al contrario, Israele viene invece ammesso in sordina nella UE, con uno status particolare che sista ancora studiando (il progetto non è stato reso pubblico, possiamo immaginare il perché), grazie al quale si becca solo i vantaggi ma senza avere alcun dovere/onere: il massimo della comodità. “E io pago”, diceva Totò.

Euroschiavi dei sionisti, ecco cosa siamo, altro che lo sbandierato “conflitto di civiltà” e l’invasione delle masse mussulmane che Libero et similia porno-informativa padana ci vomitano addosso quotidianamente.

Ma hanno un bello scrivere, i sionisti associati, disinformatori come Cremonesi & c. dalle pagine del Corriere dell’Hasbara, spargendo panzane e veleno su Hamas e sui palestinesi: la verità sta emergendo sempre più prepotentemente, e sembra inarrestabile.

Sarà per questo che Netanyahu “profetizza” sciagure: ha «previsto» un imminente attentato islamico che colpirà, secondo lui, la chiesa del Santo Sepolcro in Gerusalemme, il luogo più santo per milioni di pellegrini cristiani che lo visitano ogni anno, quella chiesa costruita sul luogo dove Gesù fu sepolto e risorse.
«L’Islam estremista ha la volontà di attaccare il cuore simbolico della religione cristiana e lo farà», ha detto il futuro primo ministro: «Questo provocherà una reazione a catena che non possiamo nemmeno immaginare. Vedremo una escalation del conflitto religioso al disopra ed oltre il conflitto regionale che abbiamo ora»

Ecco, voi occidentali credete di potervi tirare fuori dal “conflitto di civiltà“? Di poter giudicare Israele credendo di non essere coinvolti? Sbagliato, un “attentato terroristico” al luogo più santo del cristianesimo da parte di “integralisti islamici”  vi farà cambiare idea. Ovviamente, tutto ciò casualmente andrà a beneficio di Israele, come già accadde per gli attentati dell’11 settembre. Casualmente.

Questo perché ad Israele la pace non interessa. Israele, da mostro assetato di sangue quale ha dimostrato di essere, vive nella guerra e per la guerra, e nel miraggio di Eretz Israel. E spara persino sul console francese, all’uscita da Gaza, nell’arrogante sicumera della sua mal guadagnata intoccabilità.

La Grande Israele (Eretz Israel)

Arroganza manifesta nella faccia di tolla con la quale Israele, impunito, continua illegalmente ad espandere gli insediamenti in Cisgiordania (”governata” dal collaborazionista Abu Mazen) ed a Gerusalemme Est:

Le colonie israeliane in Cisgiordania sono più che raddoppiate.

Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono più che raddoppiati, aumentando, nel corso del 2008, quasi del 70%. Lo riferisce, in un rapporto arricchito di aerografie, l’organizzazione israeliana non governativa ‘Peace Now’ secondo cui i coloni hanno costruito nell’anno passato 1518 nuove strutture sulle terre dei cittadini palestinesi della Cisgiordania. Il documento, basato sulle testimonianze e le foto raccolte dai volontari dell’organizzazione, precisa inoltre che 1257 delle nuove costruzioni sorgono all’interno di insediamenti, mentre 261 sono sorti nei cosiddetti ‘avamposti’, insediamenti illegali anche in base al diritto israeliano e che il governo di Tel Aviv dice di voler evacuare, sottolineando il paragone con l’anno precedente (2007) in cui le due cifre erano di 800 e 98. L’organizzazione denuncia inoltre “che in 12 mesi non un singolo avamposto è stato smantellato”, ma che oltre a quelli già costruiti “sono state gettate le basi per altri nove insediamenti illegali”; la stessa aggiunge che i coloni israeliani sono aumentati da 270.000 a 285.000 in un solo anno, sottolineando che “il tasso di crescita dei coloni supera di gran lunga quello della media nazionale”. Secondo Peace Now, “mentre a Gaza si combatteva, in Cisgiordania si continuavano a costruire strade e nuovi insediamenti, approfittando del fatto che l’opinione pubblica internazionale era concentrata altrove”. Cifre impressionanti e significative tenuto conto del fatto che il vertice di Annapolis del novembre 2007 si era concluso proprio con l’accordo di “congelare” la costruzione di nuove strutture e abitazioni israeliane sulle terre palestinesi per agevolare una ripresa del processo di pace. Nelle scorse settimane, durante la campagna elettorale per le prossime elezioni generali, la guida del partito ‘Likud’ di destra, Benjamin Netanyahu, ha detto che se verrà eletto primo ministro favorirà l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania.

Bugiardi e traditori, insomma: promettono ma non mantengono. Infingardi.

Manco si rendono conto che la politica di “spossessare” sistematicamente i palestinesi dei loro territori gli si ritorcerà contro: quando tutta la terra palestinese sarà stata “conquistata” dai coloni (estremisti di destra mai riconosciuti come tali), con l’appoggio dell’esercito, la soluzione dei “due stati” sarà diventata impraticabile, ed allora non resterà che un solo Stato, con ebrei e palestinesi costretti a convivere. Un po’ la fine che fece il Sud Africa con i suoi Bantustan, riserve minime nelle quali credeva di poter confinare i suoi “negri”. Sappiamo tutti com’è finita…

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