Gli USA incoronano il loro nuovo imperatore, un cambiamento apparente perché nulla cambi davvero. Oltre a problemi interni non da poco, al suo insediamento Obama si ritrova già con la rogna di Gaza sul groppone. Non solo, la rogna è doppia perché l’immagine dell’”amico Israele” nel mondo, per promuovere la quale negli anni scorsi sono stati contattati guru del marketing pagati milioni di dollari, risulta inevitabilmente “sporcata” dalla recente “porcata”. Ed è sempre più difficile difendere l’indifendibile, promuovere la “bontà” del prodotto israeliano.
Il “servizio” sexy-sadomaso con le soldatesse ebraiche è già cosa vecchia, ed ecco che riparte la grande operazione pubblicitaria per “promuovere” l’immagine di Israele, combattendo al contempo coloro che contribuiscono ad imbrattarla:
Il Ministero per l’Assorbimento dell’Immigrazione [ebraica ovviamente n.d.t.] ha annunciato domenica che sta preparando un “esercito di blogger” composto da israeliani che parlano una seconda lingua per rappresentare Israele nei blog anti sionisti in inglese, francese, spagnolo e tedesco. [...] Halfon ha detto che i volontari che manderanno al Ministero per l’Assorbimento i dettagli per contattarli via e-mail all’indirizzo media@moia.gov.il, verranno registrati in base alla lingua e poi passati al dipartimento media del Ministero degli Esteri, il cui personale indirizzerà i volontari a siti Web definiti ” problematici”. (fonte)
Notare, i siti web che raccontano della tragedia palestinese sono definiti “problematici”. Probabilmente anche il mio misero blog rientra nella categoria: ancora nessun alfiere prezzolato di Israele si è visto da queste parti, ma probabilmente ciò è dovuto solo alla marginalità di questo piccolo atollo nella immensa rete dei bloggers.
I sionisti devono essere seriamente preoccupati dall’ondata anti-israeliana montante, infatti dal Jewish Chronicle, apprendiamo che
“si stanno costruendo focus group internazionali in 13 paesi coordinati dal Ministro degli Affari Esteri, Tzipi Livni. Si stanno collaudando tre messaggi potenziali, il risultato di un brainstorming da parte di un gruppo di elite di esperti internazionali di branding, diplomatici israeliani e agenzie di pubbliche relazioni, per stabilire alla fine un unico messaggio globale per Israele. I risultati della ricerca focalizzeranno gli sforzi di hasbara nei paesi considerati di massima importanza strategica e in cui le opinioni negative su Israele sono più forti, in particolare in Europa. Si stanno conducendo attualmente ricerche per vedere come applicare questa strategia al Regno Unito”. (fonte)
Non solo, nello stato di Giuda sono preoccupati anche per la marea di petizioni aperte nel mondo per denunciare i numerosi crimini commessi dall’IDF nell’attacco a Gaza, e chiedere la condanna di Israele. Ed ecco che ben 8 ministri partono per le capitali europee in “missione diplomatica”, mentre in Israele si impianta una task-force di avvocati, per preparare i materiali in difesa delle proprie ragioni: quando l’atteggiamento da eterna vittima ce l’hai nel sangue, la “difesa preventiva” è poco più di un riflesso condizionato.
Di seguito l’incipit di un articolo di Blondet:
«Quando la misura dei danni a Gaza diverrà chiara, non farò più una vacanza ad Amsterdam, ma alla Corte Internazionale dell’Aia»: così, secondo Haaretz, ha scherzato un ministro israeliano di cui non fa il nome. Hanno anche voglia di scherzare.
I caporioni sanno di dover presto affrontare un’ondata di denunce per atrocità, sanno che avranno pressioni per consentire una inchiesta internazionale sui loro massacri di civili. E già hanno cominciato la seconda offensiva, quella mediatico-psicologica.
Sei ministri israeliani stanno già viaggiando in Europa per rimediare al disastro d’immagine; il ministro dell’Interno Sheetrit va i Belgio a riprendere il controllo dei giornali e degli eurocrati, Iuli Tamir, ministro dell’Istruzione, in Irlanda e in Islanda; si muovono anche Shaul Mofaz (oggi ai Trasporti, ma ex capo di Stato Maggiore già denunciato per crimini di guerra in passato), Isaac Herzog (Affari Sociali), Daniel Freidman (Giustizia), Avi Dichter (Sicurezza Interna, ex caporione dello Shin Beth, specializzato in tortura). Hanno già mobilitato i loro ipocriti scrittori «pacifisti», quelli che imperano sulle pagine culturali del Corriere o di Repubblica, col loro solito argomento: io sono contro ogni guerra, ma questa volta… (fonte e articolo completo)
Il finto-pacifismo vale soprattutto per un individuo inqualificabile: Abrham. B. Yehoshua, sedicente “pacifista” ed esponente della “sinistra” israeliana. Sentiamo cosa scrive sul Corriere:
“[...] Talvolta penso, con rammarico, che forse tu non provi pena per la morte dei bambini di Gaza o di Israele, ma solo per la tua coscienza. Se infatti ti stesse a cuore il loro destino giustificheresti l’attuale operazione militare, intrapresa non per sradicare Hamas da Gaza ma per far capire ai suoi seguaci (e malauguratamente, al momento, è questo l’unico modo per farglielo capire) che è ora di smetterla di sparare razzi su Israele, di immagazzinare armi in vista di una fantomatica e utopica guerra che spazzi via lo Stato ebraico e di mettere in pericolo il futuro dei loro figli in un’impresa assurda e irrealizzabile…”
Se questa è la sinistra, figuriamoci la destra…
Intanto, Olmert ha già chiamato Bush, ordinandogli di stoppare l’iter per l’approvazione di una risoluzione da parte del Consiglio di Sicurezza ONU contro Israele, in via di preparazione: autore della bozza, Condoleezza Rice, che ha ricevuto all’ultimo momento l’altolà dal suo presidente, dopo la telefonata di Olmert. Con buona pace di chi, come Gennaro Carotenuto, si ostina a negare l’esistenza di una potentissima lobby ebraica che condiziona la politica occidentale in maniera sostanziale (per non dire che la determina, come in questo caso).
Leggiamo:
“Venerdì mattina il Segretario di Stato stava considerando l’ipotesi di sottoporre la questione del cessate il fuoco al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e noi non volevamo che lei votasse a favore”, ha detto Olmert. “Io ho detto ‘chiamatemi al telefono il presidente Bush’. Hanno provato a cercarlo e mi hanno riferito che era nel pieno di una conferenza a Philadelphia. Io ho detto: ‘Non mi interessa, ho bisogno di parlargli adesso’. Così lui è sceso dal podio, è uscito e ha preso la telefonata”. (dall’articolo di Yaakov Lappin “PM: Rice left embarrassed in UN vote”, Jerusalem Post, 12 gennaio 2009).
“Vediamo se ho capito bene”, mi ha scritto un amico in risposta alle notizie secondo le quali il Primo Ministro israeliano Olmert avrebbe ordinato al presidente Bush di scendere dal podio dove stava tenendo un discorso per ricevere le istruzioni di Israele su come gli Stati Uniti avrebbero dovuto votare in una risoluzione dell’ONU. “L’11 settembre il presidente Bush venne interrotto mentre leggeva una favola agli scolari con la notizia che il World Trade Center era stato colpito. Eppure continuò a leggere. Ora Olmert telefona per parlare di una risoluzione dell’ONU mentre Bush sta tenendo un discorso e Bush lascia la sala per ricevere la telefonata. Non esiste un esempio migliore di un rapporto padrone-servo”.
Olmert gongolava raccontando agli israeliani di come avesse umiliato il Segretario di Stato americano Condi Rice impedendole di sostenere una risoluzione che lei stessa aveva contribuito ad elaborare. Olmert riferiva con orgoglio di aver interrotto il discorso del presidente Bush per fornirgli gli ordini di marcia sul voto delle Nazioni Unite.
I politici israeliani si vantano da decenni del controllo che esercitano sul governo americano. Nella sua ultima conferenza stampa, il presidente Bush, illuso fino alla fine, ha affermato che il mondo intero rispetta l’America. In realtà quando il mondo guarda l’America ciò che vede è una colonia israeliana. (fonte e articolo completo)
Siamo alle solite: viene DIMOSTRATO come gli USA siano poco più di una colonia sionista (gestita tramite i vari AIPAC, CFR, Aspen Institute, ecc.), eppure il mondo manco se ne accorge.
Insomma, Israele riparte alla grande con la sua hasbara (letteralmente, “spiegazione, giustificazione”, in realtà propaganda sionista), ritenuta di rilevanza strategica al punto da indurre l’IDF ad istituire una sezione militare appositamente dedicata al controllo dei media. E’ a questa fonte che si abbeverano i nostri claudiopagliara, sdicenti “giornalisti”.
Intanto la “tregua unilaterale” tutto è tranne che tregua: Vik Arrigoni da Gaza riferisce che gli aiuti arrivano col contagocce, mentre bombardamenti e attacchi da terra (anche col fosforo) continuano a tratti.
Anche infopal.it riferisce che gli attacchi continuano:
Corazzati israeliani penetrati a est di Gaza hanno sparato a un contadino che stava controllando il proprio campo, distrutto dai bulldozer.
Sempre oggi, fonti mediche hanno riferito che una motovedetta israeliana ha sparato a un cittadino, Kamal al-Atar, che si era recato a fare un sopralluogo nella propria casa, abbandonata durante i bombardamenti dei giorni scorsi.
Testimoni oculari hanno riferito che le motovedette israeliane hanno lanciato diverse granate contro le barche dei pescatori, nella zona di as-Sudaniyah. Non ci sono notizie di vittime.
Oggi, diversi blindati israeliani sono penetrati al centro della Striscia di Gaza e hanno distrutto i terreni agricoli. Anche la marina ha sparato contro zone aperte, a nord-ovest della città di Gaza.
Testimoni oculari hanno raccontato che diversi bulldozer israeliani, appoggiati da carrarmati, sono entrati nella zona di Abu Hamam, vicino alla postazione militare di Kissufim, a est di Deir al-Balah, e hanno distrutto diversi campi, mentre altri corazzati sono penetrati nell’area di al-Maghazi, nella provincia centrale.
Ma tanto, Israele è lo stato più unilaterale al mondo, non deve dar conto a nessuno del proprio operato; a questa sua manichea caratteristica l’israeliano Gilad Atzmon dedica addirittura una poesia:
Il popolo unilaterale
Essi si ritirano unilateralmente
Essi cessano il fuoco unilateralmente
Essi invadono unilateralmente
Essi vincono unilateralmente
Essi distruggono unilateralmente
Essi massacrano unilateralmente
Essi fanno unilateralmente il bagno nel sangue
Essi spargono fosforo bianco unilateralmente
Essi uccidono donne e bambini unilateralmente
Essi sganciano bombe unilateralmente
Essi vivono unilateralmente su terra rubata
Essi appoggiano unilateralmente i loro leader assassini
Essi amano unilateralmente il loro “Stato per Soli Ebrei”
La loro democrazia è unilaterale
Essi amano se stessi unilateralmente
Essi sono il popolo unilaterale
Che vive dietro mura di cemento, odio e arroganza
Essi sono ancora uniti e collateralmente non riescono ad amare i loro vicini
In chiusura, non posso non notare che il martellamento annuale è già cominciato: ci apprestiamo mesti a “ricordare” (unilateralmente) l’olocausto, usato ancora una volta come grimaldello per forzare le nostre coscienze ad accettare in silenzio qualsiasi brutalità venga commessa dal popolo di Giuda per “difendere la propria esistenza” (basata sull’abuso e sulla violenza, giova ricordare). Dovesse anche trascinare tutto il mondo con sé all’inferno, noi resteremmo ciechi, grazie al ricatto morale che funziona così bene da oltre 60 anni.
Chiudiamo con una voce contro corrente, una delle poche in verità, sebbene sempre più numerose:
“Israele è nato dal terrorismo ebraico, il padre di Tzipi Livni era un terrorista”. Incredibili affermazioni alla House of Parliament. Sir Gerald Kaufman, un veterano dei parlamentari laburisti, ieri ha paragonato le azioni delle truppe israeliane a Gaza ai nazisti che costrinsero la sua famiglia a scappare dalla Polonia.
Durante un dibattito alla Camera dei Comuni sui combattimenti a Gaza, egli ha esortato il governo a imporre un embargo delle armi a Israele.
Sir Gerald, che è stato cresciuto come ebreo ortodosso e sionista, ha detto: “Mia nonna era malata nel suo letto quando i nazisti entrarono nella sua casa e un soldato tedesco le sparò uccidendola mentre era a letto. Mia nonna non è morta per fornire una copertura ai soldati israeliani che uccidono le nonne palestinesi a Gaza. L’attuale governo israeliano sfrutta cinicamente e spietatamente la perpetua colpa dei gentili per il massacro degli ebrei nell’Olocausto come giustificazione per la sua uccisione dei palestinesi. (fonte)
Aiuto



22 gennaio 2009 alle 03:58
Pensieri notturni:
Gilad Atzmon è veramente un grande e a quelli come lui gli ebrei dovrebbero fare un monumento perchè, almeno in parte, li riscatta dalle nefandezze perpetrate dai nazi-sionisti di Tel Aviv.
Per quanto mi riguarda, d’ora innanzi, se la giornata della memoria rimane riservata solo alla Shoah ebraica se ne può tranquillamente andare a fare in culo.
22 gennaio 2009 alle 11:13
è strano vedere oggi su CDA la locandina del Corriere affianco al titolo del tuo blog………
P.S. a conferma di quello che dici metti a pagina 162 del televideo RAI !!!
22 gennaio 2009 alle 11:21
Ops ORRORE ORTOGRAFICO… scusate ” a fianco ”
22 gennaio 2009 alle 14:42
Televideo? No, grazie, preferisco risparmiarmi il fegato
La locandina l’avevo notata, ahimé.
In Spagna Zapatero ha abolito le commemorazioni ufficiali per la giornata della memoria, dovremmo prendere esempio, ma noi abbiamo kippa Fini & affini.
Memoria per tutti i genocidi o per nessuno.