Gaza – Senza tregua.

Scritto da huey in Medio Oriente, Palestina, sionismo

Dove sta la tregua strombazzata ai quattro venti da tutti i media?

Israele continua a colpire sporadicamente Gaza, mentre la gente continua a soffrire e morire: mancano acqua, medicinali, cibo, medici, 3/4 delle strutture civili sono state distrutte da Israele, le linee telefoniche non funzionano. Gaza è più isolata di prima, più lager di prima (ricordiamolo martedì prossimo, quando saremo costretti a ricordare un genocidio che ha lo scopo di giustificare quest’altro in corso).

I giornalisti non vengono fatti entrare a Gaza, se non col contagocce ed alle condizioni imposte dagli aguzzini (”la maggior parte devono essere israeliani”, come dire, assicuriamoci che entri meno gente possibile super-partes). Lo stesso stillicidio vale per gli aiuti: ai medici di varie organizzazioni internazionali non viene consentito l’accesso alla striscia di Gaza, né tantomeno ai loro carichi di medicinali e strumentazioni mediche. Mentre i beni di prima necessità arrivano al 10-15% delle reali necessità: è un assedio, vogliono farli morire di stenti, di fame, di paura. Assassini.

E che siano assassini, non v’è dubbio. Basta sentire alcune delle storie raccolte da chi è sul posto, dai pochi giornalisti lasciati entrare o da gente come Vik Arrigoni che vive quotidianamente il martirio di questa popolazione civile innocente.

Peschiamo a titolo di esempio due tra le centinaia di storie dell’orrore raccolte dai testimoni a Gaza:

Donald McIntyre dell’Independent ha raccolto la testimonianza di un padre, Abed Rabbo di Jabalya: «Soldati isareliani hanno sparato a due mie bambine, uccidendole. Sotto i miei occhi».

E’ accaduto alle 12.50 del 7 gennaio. Un carro armato si piazza davanti alla casa e un megafono ordina in arabo di uscire. Esce tutta la famiglia, con la nonna di 60 anni che agita una sciarpa bianca.

«Sul tank c’erano due soldati che mangiavano patatine», racconta Rabbo: «Poi ne esce un terzo dalla torretta, con un fucile, e comincia a sparare ai piccoli. Da 15 metri, con un M16. Uccide Amal, di 2 anni, e Suad, di 6. Viene colpita anche la nonna. La terza figlia, Samer, di 4 anni, è gravemente ferita alla spina dorsale, ora è in un ospedale del Belgio in terapia intensiva. Il padre, sotto i cui occhi si è svolto il massacro (ironicamente, lavora per Fatah e non per Hamas) sostiene che i soldati avevano i riccioletti che uscivano dall’elmetto: estremisti religiosi, spesso raggruppati in corpi speciali, cui piace assassinare animali parlanti».

La storia è stata poi confermata dalla BBC. Medici egiziani che hanno ricevuto bambini feriti durante le tre settimane di guerra nei loro ospedali, hanno segnalato l’enorme numero di piccoli con ferite di proiettile in testa. [...]

Rory McCarthy del Guardian riferisce che 48 membri di una sola famiglia – i Samouni, contadini -  sono stati uccisi lunedì 5 gennaio. La giornalista legge le scritte sui muri, in ebraico e in inglese, che gli eroici soldati hanno lasciato sulle pareti semidistrutte delle due o tre casette dei Samouni:

«Arabi dovete morire», «Crepate tutti», «Fate la guerra non la pace», «Uno giù, altri 999.999  devono andare»; poi un graffito che imita rozzamente una lapide mortuaria, con sopra scritto: «Arabi, 1948-2009». Nel 1948, terroristi talmudici comandati dal futuro premier Begin massacrarono 300 arabi nel villaggio di Deir Yasin. Molti anche graffiti che raffigurano la stella di Davide, e la scritta: «Gaza, siamo arrivati».

Martedì è la giornata della memoria-obbligatoria: bene, quando sarete costretti a “commemorare”, ricordate anche questo eccidio in corso. A quanto pare, i sionisti hanno imparato davvero tanto dagli aguzzini nazisti degli ebrei, riuscendo persino a superarli in raffinatezza sadica. Bravi.

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