Torno dalle mini-ferie, durante le quali mi sono volontariamente privato di qualunque “informazione” a scopo di disintossicazione, e mi tocca constatare che in una decina di giorni il mondo ha fatto passi da gigante verso il baratro.
Il “governo” Berlusconi prosegue impunemente e gloriosamente verso la distruzione delle istituzioni, della “democrazia” e delle strutture assistenziali ed educative, accanendosi sul bersaglio-fantoccio della nuova campagna demagogica, ossia statali e dipendenti in genere, vittime predilette del marketing post-elettorale; Scajola sbava per imporre il nucleare ma intanto nella sua villa ad Imperia fa installare pannelli fotovoltaici e una mini-centrale eolica comprata d’occasione in Giappone all’ultimo G8; gli eurocrati (in primis il nostro presidente Napolitano) si accaniscono contro l’Irlanda per aver osato frapporsi sulla strada della dittatura paneuropea imposta ai popoli ignari via Trattato di Lisbona; le speculazioni su petrolio, grano e beni primari continuano allegre senza che i nostri governanti si preoccupino di puntare il dito contro banche e istituzioni finanziarie, colpevoli della nostra miseria presente e futura; Israele continua ad accanirsi contro i poveri palestinesi, latrando al vento secondo il consueto, collaudato canone vittimistico se però un ragazzo ebreo viene pestato a sangue in uno dei paesi “amici”, approfittandone per rinvigorire il fantasma dell’antisemitismo, con titoli come “Nuovo inquietante episodio di violenza razzista a Parigi“. A Parigi, già. Mentre a Gaza ed Hebron, o nella stessa Gerusalemme, il razzismo non esiste. Sarà per questo che Israele boicotterà la conferenza dell’ONU sui diritti umani…
Ma andiamo adagio, vorrei infatti soffermarmi sull’episodio dell’aggressione, allo scopo di evidenziare l’enorme sbilanciamento nell’informazione nostrana, un vero e proprio doppio standard informativo, il doppiopesismo ipocrita allo stato dell’arte.
Si ignorano i pestaggi, le intimidazioni, le violenze quotidiane alle quali sono sottoposti i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania, e poi si fa finta di meravigliarsi per il crescente odio contro israeliani ed ebrei, come se fosse immotivato, come se Israele non fosse trattato da tutti i governi occidentali come un figlio viziato al quale, a causa di un trauma infantile, non si riesce più a dire di no, e lo si protegge sempre, anche quando commette delitti efferati. La violenza e l’odio generano violenza ed odio, di che si meravigliano?
Vediamo ad esempio cosa succede ad Hebron, in un articolo di Blondet:
Contro i fanatici ebraici che li picchiano e li insultano ogni giorno, i palestinesi che vivono presso l’insediamento di Kyriat Arba hanno trovato trovato una difesa: la TV camera (1). «Me la porto sempre dietro», dice Bassam al-Jaabari, povero calzolaio che ha dovuto mettere grate alla finestra della sua botteguccia, «è il solo modo per trattenerli dal tirarmi pietre». Siamo ad Hebron, città del tutto palestinese.
Ma a un centinaio di metri dalla bottega del calzolaio sono venuti ad abitare da un anno, in un palazzotto di tre piani, famiglie di «coloni» talmudici che dicono di aver comprato l’immobile. Da allora, le angherie e le violenze sono quotidiane. Le donne vengono insultate e aggredite, e così i bambini quando vanno a scuola.
Volontari di B’Tselem, il benemerito gruppo ebraico che difende i diritti umani, da tempo scortano i bambini a scuola. Ma non basta a trattenere i violenti. Così, B’Tselem ha distribuito un centinaio di piccole telecamere ad altrettante famiglie palestinesi. «I coloni rendono la vita impossibile agli arabi», dice Issa Amro, la responsabile del gruppo umanitario per Hebron: «Ma se vedono che sono ripresi, ci pensano due volte».
Tutto è cominciato per caso. Nel marzo scorso varie TV internazionali, fra cui la BBC, hanno mandato in onda la scena disgustosa di una ebrea che lanciava insulti ad un gruppo di donne palestinesi. «La scena ha provocato reazioni in ogni parte del mondo; abbiamo capito che la cosa poteva avere un effetto deterrente, e anche di documentazione, per eventi che altrimenti sono invisibili e la cui veridicità è difficile da documentare», dice Oren Yacokovobich, un altro esponente di B’Tselem.
Quando un palestinese denuncia di aver subito aggressioni da coloni ebraici, spiega il giornalista Khalid Amayreh, «gli viene richiesto di fornire prove impossibili, come i nomi degli autori e il numero delle loro carte d’identità. Alla fine le denunce vengono catalogate ‘contro ignoti’ e finiscono in archivio. I tribunali ebraici non se ne occupano. Quando poi i palestinesi denunciano danni alle loro proprietà, la polizia israeliana esige che le vittime provino oltre ogni dubbio che il danno è stato fatto da ebrei e non auto-inflitto. Gli ebrei sono ritenuti innocenti per principio» (2). Ma la polizia si sente obbligata a intervenire quando le angherie fanno il giro del mondo in video.
Due settimane fa la BBC ha diffuso il video che mostrava un vecchio pastore palestinese e sua moglie duramente picchiati dai «coloni» ebraici a bastonate. La settimana scorsa due degli aggressori che apparivano nel video sono stati arrestati. La moglie del pastore, Thamam al-Nawaja di 58 anni, è stata anche intervistata dalla BBC in ospedale dove era ricoverata per le ferite subìte, insieme al marito settantenne. «I coloni sono venuti e ci hanno dato dieci minuti per sloggiare dalla nostra terra», ha raccontato, «noi abbiamo rifiutato e loro ci hanno bastonato». Lei ha un braccio e uno zigomo fratturato, suo marito anche più fratture.
Tutto ciò avviene ad Hebron in Cisgiordania, che anche Israele considera territorio palestinese dal 1997. Ma ha consentito a un gruppo di fanatici ebraici di insediarsi nel cuore di questa città, in mezzo a 150 mila arabi; e l’insediamento viene protetto dal glorioso Tsahal con soldati e mezzi corazzati, in pratica perpetuando l’occupazione armata di Hebron.
Il gruppo dei fanatici appartiene alla setta del rabbino estremista Meir Kahane; da lì uscì quel Baruk Goldstein che nel 1994 massacrò da solo, col suo mitragliatore, 29 arabi in preghiera alle tombe dei Patriarchi – sito archeologico e religioso da cui i fanatici del Talmud vogliono escludere i musulmani.
Il portavoce del gruppo, David Wilber, ha detto che le riprese video mandate in onda dalla BBC sono false: «Oggi è facile falsificare un video. E inoltre, i video non mostrano quello che è avvenuto appena prima. Forse quel che è stato filmato era la reazione ad una provocazione».
B’Tselem ha documentato direttamente e denunciato alla polizia sionista 47 casi di aggressione fisica, pestaggi, calci, lanci di pietre e persino sparatorie dei coloni contro i palestinesi. «Sono solo una piccola parte dei delitti commessi impunemente dai coloni», dicono al gruppo.
Il giornalista Amayreh spiega: «Questi comportamenti delinquenziali sono il risultato dell’indottrinamento ideologico dei coloni, per loro i non-ebrei in generale, e i palestinesi in particolare, sono non-umani. Il rabbino Abraham Kook, il padre spirituale del sionismo (fu il primo rabbino d’Israele negli anni ‘30, ndr) ha scritto che ‘la differenza fra un’anima ebrea e le anime dei non-ebrei è più grande della differenza fra un’anima umana e quella del bestiame’».
Lo ha testimoniato anche Mustafa Shavar, docente universitario palestinese che da quattro anni è detenuto nel carcere di Kitziot senza capo d’accusa. Ha più volte chiesto al giudice militare (Kitziot è sotto la giurisdizione di Tsahal) di sapere quale era il reato per cui si trovava in galera, se non altro perché evitasse di commetterlo di nuovo quando liberato.
«Il giudice mi ha risposto che non mi avrebbe concesso il privilegio di conoscere il motivo della mia detenzione perché, ha detto letteralmente, gli ebrei sono i padroni e i non-ebrei sono i loro schiavi, e il popolo eletto non ha alcuna obbligazione morale o legale di spiegare agli inferiori perché sono maltrattati». Le violenze di questo tipo sono in crescita negli ultimi mesi.
Ma ecco che arriva da un altro sito un assaggio della democrazia in salsa israeliana: il boicottaggio della conferenza di Durban su diritti umani e razzismo, e “l’invito” alle dimissioni della signora Arbour.
«Secondo il Washington Post, Louise Arbour
ha detto agli amici che lascera’ per trascorrere piu’ tempo con la sua famiglia e anche per evitare una battaglia politica amara su un importante vertice anti-razzismo che si terra’ il prossimo anno a Durban, in Sud Africa. Gli Stati Uniti, insieme con Israele e Canada, hanno infatti gia’ annunciato che boicotteranno l’evento, dicendo di ritenere che sara’ un forum per critiche ingiustificate ad Israele».«L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour, ha rinunciato ad un nuovo mandato, e lascera’ l’importante incarico alla scadenza, in giugno. Sullo sfondo – ma nemmeno tanto – della rinuncia, le strategie dell’amministrazione Bush che hanno fatto compiere passi indietro ai diritti umani nel mondo». Naturalmente, se si tratta di sabotare la Fiera del Libro di Torino per condannare la Nakba e far capire di quanta infamia e di quanto sangue grondi il 60° anniversario dello Stato di Israele questo è un sabotaggio “cattivi”, mentre se gli stessi israeliani ed i loro supporter operanti in Italia intendono sabotare la prossima conferenza di Durban, attaccando addirittura l”Alto Commissario ONU preposto ai diritti umani e giunto a tale carica non per caso allora il sabotaggio è cosa buona e giusta. È incredibile il senso della logica e della giustizia che anima i nostri «Corretti Informatori» ovvero «Eletti Mentitori».
2. La Livni si pronuncia. – 25/02/2008 Il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni ha annunciato domenica che Israele non parteciperà al vertice Onu Durban 2 sul razzismo se si trasformerà in una piattaforma di propaganda antisemita e anti israeliana come il primo vertice a Durban nel 2001. “La partecipazione a tali vertici legittima l’odio, l’estremismo e l’antisemitismo – ha spiegato la Livni – e Israele non intende incoraggiare tali comportamenti”.
3. Aggrediti ed aggressori: che confusione! – Secondo l’ideologia sionista, che ha inglobato in sé la religio holocaustica, l’ebreo è la Vittima per antonomasia. Anche quando gli israeliani, dal 1948 in poi, scatenano guerre, scacciano i palestinesi dai loro villaggi, occupano le loro terre, le loro vittime sono in realtà gli aggressori in quanto si ostinano a non riconoscere il superiore diritto ebraico all’esistenza, sancito dai testi biblici, che avevano già decretati per gli antenati degli odierni palestinesi, cioè i cananei ovvero le popolazioni autoctone dell’epoca, il loro divere di sloggiare e scomparire, possibilmente senza grida e chiasso, il più silenziosamente possibile, senza dare nell’occhio, specialmente nella nostra epoca di comunicazione globale. Tutto questo Louise Arbour, alto commissario dei diritti umani per l’Onu, non sembra voglia proprio capirlo.
Per concludere, una perla di saggezza di Bobo Craxi, fresca fresca dalle pagine dell’house organ di casa Berlusconi:
“Israele ha regalato Gaza ai palestinesi. Loro la usano per il tiro al piccione su Israele”
Qualcuno ha il coraggio di meravigliarsi se poi qualche arabo se la prende con il primo portatore di kippah che trova in giro?
Aiuto



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