Al Gore, il mentitore

Scritto da huey in information

AL GORE MI ASSUME…ALMENO COSI’ MI HA DETTO

di PAOLO BARNARD – 25.04.2010

Al IV Festival del giornalismo di Perugia, Al Gore, l’ex vice presidente USA di Bill Clinton, ha detto: “Se avete un’inchiesta che nessuno vi vuole pubblicare, venite da noi a Current TV, e noi ve la pubblicheremo!”.

Fantastico, ho trovato lavoro. Ecco la mia inchiesta che nessuno in Italia ha pubblicato e che tu Al Gore pubblicherai di certo, un’inchiesta:

1) sul tuo segretario di Stato Madeleine Albright, che descrisse la morte di 350.000 bambini iracheni causata direttamente dalle sanzioni ONU contro l’Iraq come un fatto accettabile. Disse alla CBS: “Penso che questa sia una scelta molto dura, ma il prezzo, pensiamo che il prezzo ne valga la pena.”

2) sulla vostra, tua e di Clinton, dottrina “Full Spectrum Dominance” (dominio a tutto campo) elaborata dal Pentagono sotto la tua amministrazione, che è stata la base materiale e ideologica di tutto ciò che i neocons di Bush hanno potuto fare in questi anni di devastante unilateralismo armato. Il vostro Anthony Lake disse: “In un mondo in cui gli USA non devono più quotidianamente preoccuparsi della minaccia atomica sovietica, la questione del dove e quando interverremo in Paesi esteri è sempre più una nostra scelta”.

3) sulle vostre sciagurate iniziative rivolte al continente africano: il African Growth and Opportunity Act e il African Crisis Response Initiative (ACRI). Nel primo è sancito il tentativo di incatenare sempre più Stati africani ai cosiddetti accordi bilaterali di libero scambio; il secondo è un piano segreto di “programmi di assistenza militare” (leggi vendita illegale di armamenti) a Stati africani in miseria. L’uomo prescelto da voi – sempre tu e Clinton – per gestire questi loschi affari si chiamava Nestor Pino Marina, un colonnello esiliato cubano già arruolato nel fallito golpe dello Sbarco della Baia dei Porci a Cuba del 1961, in seguito agente speciale nelle ‘operazioni sporche’ dell’esercito americano in Laos e Vietnam, e consigliere dei Contras nella loro guerra di terrore contro il Nicaragua nei primi anni ’80.

4) sulla vostra pratica di chiudere entrambi gli occhi di fronte ai crimini più orrendi pur di esportare armi e influenza americane, come nell’assistenza militare alla Turchia. In quel Paese, lungo tutti gli anni novanta si verificò una campagna di repressione poliziesca delle minoranze curde del sudest che per la ferocia e l’entità dei crimini commessi contro civili innocenti fu definita dal Ministro turco per i Diritti Umani Azimet Koyluoglu “terrorismo di Stato”. Furono bruciati 3.600 villaggi, torturarono con metodi inauditi migliaia fra uomini donne e persino adolescenti, uccisero, mutilarono e costrinsero alla fuga sulle montagne due milioni di civili in miseria. Tu e Clinton nel solo 1997 decretaste un aumento degli aiuti militari a quell’esercito criminale di tale entità da superare tutte le forniture americane precedenti dal 1950 ad allora.

5) sulla vostra decisione di guidare l’attacco aereo della NATO alla Yugoslavia nel 1999 per ‘salvare’ il Kosovo dagli artigli serbi, salvo poi sostituire agli artigli di Milosevic i vostri. Sono recenti le rivelazioni fatte in seno al Defence Select Committee britannico secondo cui negli accordi di pace di Rabouillet, rigettati dal leader serbo, fu segretamente e appositamente inserita una clausola chiamata Annex B che prevedeva l’occupazione militare di tutta la Yugoslavia proprio per causare l’inevitabile rifiuto di Belgrado. Questo perché il Kosovo, Paese immensamente ricco di minerali, doveva divenire terra “ad economia di Libero Mercato” dove era imprescindibile la rapida “privatizzazione di tutti i beni statali” , secondo quanto recitano gli articoli 1 e 2 del capitolo 4 di Rambouillet, cosa che senza Milosevic sarebbe accaduta assai più rapidamente. Ergo i bombardamenti e questo spiega anche perché le forze aeree NATO sotto la vostra guida distrussero in Kosovo solo 14 carri armati serbi, ma colpirono ben 372 aree industriali statali (nessuna privata o di proprietà straniera). Il più formidabile blitz delle forze NATO in Kosovo si registrò al termine dei bombardamenti quando 2.900 soldati invasero il complesso minerario di Trepca, valore di mercato di 5 miliardi di dollari, espellendone il management di Stato e i lavoratori. Uno dei primi atti legislativi della nuova amministrazione ONU (Unmik) fu di abolire la legge sulle privatizzazioni del 1997 per permettere la proprietà straniera al 70% di qualsiasi industria statale con solo il 15% riservato ai lavoratori. A gestire il bottino di guerra fu lasciata la Kosovo Trust Agency (KTA) che ha di fatto svenduto il Kosovo a pezzetti ai migliori offerenti stranieri.

6) sulla privatizzazione della guerra USA in Iraq, con le torture di Abu Ghraib e annessi orrori resi possibili quando il Democratic Leadership Council approdò alla presidenza degli Stati Uniti nel 1992-3 con Bill Clinton e proprio te, Al Gore. Tu in particolare (Nobel per la Pace, sic) hai dato il via a una privatizzazione della Difesa a rotta di collo, che però non fu regolata (e ancora non lo è) dalle leggi del Libero Mercato, come si potrebbe pensare, ma sovente secondo la regola dei contratti No-bid Cost-plus, dove l’appalto è assegnato dall’alto e senza gara, mentre i costi sono rimborsati alla ditta prescelta semplicemente in base alle sue dichiarazioni di spesa, e senza che alcuna Authority statale possa controllare alcunché. Una vostra Tangentopoli così definita: “Hanno creato un sistrema stalinista per remunerare i loro vassalli… questo è un manicomio alla deriva” (commento di Robert Greenwald, autore di Iraq For Sale: The War Profiteers, nella sua testimonianza presso il House Appropriation Committee del Congresso americano).

7) sul favore che tu e Clinton avete fatto agli speculatori petroliferi passando le leggi che permettono a questi avvoltoi di speculare sul prezzo del greggio selvaggiamente e fuori dal controllo della Commodities Future Trading Commission USA; naturalmente a spese nostre e soprattutto dei poveracci del mondo… e, oh!, dimenticavo Al, a spese dell’ambiente.

8) sulla deregolamentazione dei mercati finanziari promossa a rotta di collo da te e da Clinton con l’approvazione delle leggi Gramm-Leach-Bliley e Commodity Futures Modernization, che sono la causa prima e diretta della catastrofe finanziaria che ha mandato in rovina milioni di famiglie nel mondo dal 2008 a oggi (Italia inclusa), e che ha indebitato gli Stati occidentali con le banche criminali che voi avete liberalizzato a suon di almeno 23 mila! miliardi di dollari (Italia inclusa).

Ok Al, attendo la chiamata e il contratto di Current TV. Paolo Barnard

p.s. passate questo pezzo alla platea delle ‘belle anime’ adoranti italiane che si sono bevuti da soliti tonti sto uomo indecente. Ma non potrebbero arrivarci da soli a capire chi è un vicepresidente americano?

Paolo Barnard

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

1 Commento

Ahmadinejad, le foto scomparse

Scritto da huey in Iran, Medio Oriente, politics, sionismo

Avete mai visto le foto che seguono o avete mai sentito parlare dell’incontro che documentano?

Eppure non è un fotomontaggio, è la realtà: il temibile “nuovo hitler”, colui che vorrebbe “cancellare Israele”, l’antisemita Ahmadinejad ha incontrato una delegazione di rabbini anti-sionisti. Notate bene il badge che hanno appuntato ai baveri.

Tutto questo, nei TG occidentali, non è mai accaduto.

.-.-.-.-.-.-.-.-.-.

Anti-Zionist Jews Met Ahmadinejad In NY Hotel

3-30-10
Something you never were allowed to see in the Zionist-owned US main stream media.
This meeting occurred during Ahmadinejad’s September, 2009 trip to New York.

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

1 Commento

M.O. – Io sono Isr***

Scritto da huey in information

Israele è oggi una delle maggiori potenze mondiali. Anzi, considerato lo strapotere che esercita in occidente tramite le sue potenti lobby (vedasi la servile accoglienza riservata dal Congresso USA all’assassino Netanyahu, e le pelose e squallide affermazioni di giubilo della scodinzolante Pelosi, “siamo tutti con Israele”), non è esagerato affermare che esercita un’influenza più o meno diretta sulla maggioranza dei governi occidentali, arrivando così ad essere de-facto il paese più potente al mondo.

Ad Israele tutto è permesso e tutto si perdona, come al figlio unico, arrogante e viziato, di una coppia benestante. Se ne dubitate, chiedetevi: cosa succederebbe a qualunque Stato che commettesse i crimini compiuti da Israele? Immaginate, se un qualsiasi stato europeo mettesse su un ghetto come quello di Gaza, o se rosicchiasse giorno per giorno il territorio di un altro Stato, o se inviasse squadre ad addestrare i “nemici” dei governi democraticamente eletti, per destabilizzarli. Oppure uno stato che rapisse e torturasse bambini, o che applicasse la regola “100 dei loro per ognuno dei nostri morti”. O  che impedisse la visita di ispettori dell’Agenzia Atomica, ed ostacolasse l’arrivo di aiuti umanitari a quella stessa popolazione che affama e tiene rinchiusa in un lager da quasi 3 anni.

E invece loro hanno una “licenza di genocidio”: avendone subìto uno, gli viene ogni giorno concesso di reiterarlo sugli altri popoli. Con il lento annientamento del popolo palestinese, con il fomentare guerre nell’area, con le squadre kidon libere di rapire e assassinare “dissidenti” e “nemici” ovunque nel “democratico occidente” (?).

Il tutto con l’appoggio indispensabile dei media, più o meno in toto servilmente allineati sulla condiscendenza verso il sanguinario stato medio-orientale. Un servilismo becero che solo grazie alla rete fatica ancora ad affermarsi in maniera totale e definitiva nel pianeta “occidente”.

Per avere il polso del livello di condiscendenza e di servilismo della politica nostrana nei confronti del “piccolo popolo”, basti vedere le dichiarazioni fatte dai nostri “politici” sull’ultimo nodo emerso, la questione “Gerusalemme Est”. Ricordiamo che la città è destinata, secondo l’originale piano di spartizione, ad un’amministrazione speciale, e gli ebrei si impegnarono, firmando la risoluzione di spartizione, a NON FARNE mai la loro capitale, che doveva essere Tel Aviv. Invece, doppiezza tipica dei sionisti, che non si ritengono vincolati da alcun patto stretto con i “gentili”, da allora hanno sempre lavorato per espandere i territori loro assegnati, e per conquistare lentamente Gerusalemme, onde ricostruire il Tempio e farne la loro capitale. Fanatismo religioso e ultranazionalismo si fondono nel Sionismo in maniera inestricabile, eppure nei nostri TG gli unici fanatici a cui viene data visibilità sono quelli islamici (fa tutto parte dell’hasbara, niente di strano).

Le dichiarazioni, dicevamo, oscillano dal “no comment” a frasi di circostanza come “non si vede nessuna volontà di negoziare, da ENTRAMBE le parti”. Come se i Palestinesi avessero un qualche margine di trattativa! In altre parole, emerge chiara la volontà di NON criticare Israele. Neanche quando sbaglia palesemente, come in questo caso. La massima concessione che si fa è: “sì, ma anche ‘dall’altra parte’ non si vede buona volontà“. Come se la vittima di un serial killer dovesse per forza manifestare un po’ di “spirito collaborativo”. Siamo a questo.

Netanyahu, fingendo di non capire che la mossa di costruire a Gerusalemme Est (ossia in territorio PALESTINESE) equivale ad una dichiarazione di guerra, si lagna al congresso delle “irragionevoli richieste palestinesi”, che bloccheranno il processo di pace. Una faccia di bronzo che solo un ebreo sionista potrebbe sfoggiare così impunemente (loro la chiamerebbero chutzpa). Il carnefice dice che le richieste della vittima sono irragionevoli, perché rifiuta di farsi macellare in maniera kosher, e l’Occidente si limita a voltarsi dall’altra parte, ancora una volta, mentre intasca la sua mazzetta.

E quali sarebbero, poi, queste famose “irragionevoli” richieste dei palestinesi? Semplicemente, il rispetto delle oltre 70 risoluzioni ONU che Israele calpesta da 60 anni, il rispetto dei basilari diritti umani, e l’adesione fattuale ai protocolli che gli stessi sionisti spergiuri e traditori hanno più volte firmato senza rispettarli. L’unica musica fissa dei palestinesi è: diritto al ritorno per i profughi scacciati dalla “guerra” del 1948, e ripristino dei confini del 1967. Che pretese “irragionevoli”, vero? Il tutto mentre Israele costruisce muri (in territorio palestinese, ovviamente), sradica oliveti secolari, depreda, ruba, uccide, incarcera, tortura, umilia, cancella memoria e villaggi di un intero popolo. Salvo poi piangere e correre alla vendetta “100 per 1″ quando un razzetto della resistenza li colpisce. Mi ricorda un po’ la storia dei nativi americani: spinti a combattere per la loro sopravvivenza, relegati in riserve sempre più “ristrette” dopo guerre seguite al mancato rispetto da parte dell’uomo bianco dei trattati che aveva firmato. Alla fine l’uomo bianco si è preso tutto, e loro si sono praticamente estinti (sono morti in decine di milioni).

Israele non si fermerà, Netanyahu lo ha detto chiaro e tondo, anche se i nostri politici fanno finta di non capire: “Gerusalemme è nostra”, ha detto, “l’abbiamo costruita noi 3000 anni fa, e ce la riprenderemo”. Altro che storie. La beffa è che i discendenti VERI degli ebrei di 2000 anni fa sono proprio i palestinesi di Gerusalemme, che hanno continuato ad abitarvi per millenni, mentre gran parte degli ebrei israeliani di oggi è di origine europea: gente nata e vissuta in Europa che scaccia la popolazione residente da 2000 anni reclamando la terra come sua. Potete immaginare niente di più ridicolo?  E dire che in Italia c’è chi irride i Borbonici, che chiedono il ripristino del Regno delle Due Sicilie, annesso con la forza ai possedimenti savoiardi 150 anni fa.

Com’è, gente che ha perso la sua patria da 150 anni è ridicola, mentre questi che vantano diritti perché “scacciati” dai romani 2000 anni fa, vengono presi sul serio? Quale sarà la prossima mossa, chiedere un risarcimento a Roma per aver causato la diaspora 2000 anni fa?

==================

The Real Identity of Israel

I am Israel. I came to a land without a people for a people without a land. Those people who happened to be here, had no right to be here, and my people showed them they had to leave or die, razing 480 Palestinian villages to the ground, erasing their history.

I am Israel. Some of my people committed massacres and later became Prime Ministers to represent me. In 1948, Menachem Begin was in charge of the unit that slaughtered the inhabitants of Deir Yassin, including 100 men, women, and children. In 1953, Ariel Sharon led the slaughter of the inhabitants of Qibya, and in 1982 arranged for our allies to butcher around 2,000 in the refugee camps of Sabra and Shatila.

I am Israel. Carved in 1948 out of 78% of the land of Palestine, dispossessing its inhabitants and replacing them with Jews from Europe and other parts of the world. While the natives whose families lived on this land for thousands of years are not allowed to return, Jews from all over the world are welcome to instant citizenship.

I am Israel. In 1967, I swallowed the remaining lands of Palestine – the West Bank and Gaza – and placed their inhabitants under an oppressive military rule, controlling and humiliating every aspect of their daily lives. Eventually, they should get the message that they are not welcome to stay, and join the millions of Palestinian refugees in the shanty camps of Lebanon and Jordan.

I am Israel. I have the power to control American policy. My American Israel Public Affairs Committee can make or break any politician of its choosing, and as you see, they all compete to please me. All the forces of the world are powerless against me, including the UN as I have the American veto to block any condemnation of my war crimes. As Sharon so eloquently phrased it, “We control America”.

I am Israel. I influence American mainstream media too, and you will always find the news tailored to my favor. I have invested millions of dollars into PR representation, and CNN, New York Times, and others have been doing an excellent job of promoting my propaganda. Look at other international news sources and you will see the difference.

I am Israel. You Palestinians want to negotiate “peace!?” But you are not as smart as me; I will negotiate, but will only let you have your municipalities while I control your borders, your water, your airspace and anything else of importance. While we “negotiate,” I will swallow your hilltops and fill them with settlements, populated by the most extremist of my extremists, armed to the teeth. These settlements will be connected with roads you cannot use, and you will be imprisoned in your little Bantustans between them, surrounded by checkpoints in every direction.

I am Israel. I have the fourth strongest army in the world, possessing nuclear weapons. How dare your children confront my oppression with stones, don’t you know my soldiers won’t hesitate to blow their heads off? In 17 months, I have killed 900 of you and injured 17,000, mostly civilians, and have the mandate to continue since the international community remains silent. Ignore, as I do, the hundreds of Israeli reserve officers who are now refusing to carry out my control over your lands and people; their voices of conscience will not protect you.

I am Israel. You want freedom? I have bullets, tanks, missiles, Apaches and F-16s to obliterate you. I have placed your towns under siege, confiscated your lands, uprooted your trees, demolished your homes, and you still demand freedom? Don’t you get the message? You will never have peace or freedom, because I am Israel.

fonte: Gilad Atzmon

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

2 Commenti

Palestina – Ancora bambini rapiti da Israele

Bestie sadiche senza pietà. Dopo aver letto questo articolo la mia rabbia è salita al punto che ho preso a calci il seggiolino di mia figlia, fabbricato in Israele. E’ finito nel bidone dell’immondizia, dove dovrebbe stare questa gente malata e paranoica, indecente e vigliacca, aliena da qualsiasi sentimento di umanità. Altro che “pedofili” nella Chiesa…

__________________________

Amir, 10 anni, rapito dal suo letto da soldati Israeliani

di Nora Barrows-Friedman – Hebron (Palestina occupata) – 8 marzo 2010

amir

Amir al-Mohtaseb sorrideva teneramente mentre gli chiedevo quale fosse il suo colore preferito. Seduto nel soggiorno di casa sua lo scorso 4 marzo, giovedì pomeriggio, nella città vecchia di Hebron, il bambino, 10 anni, lentiggini e lunghe sopracciglia, rispose tranquillamente “il verde”. Poi proseguì descrivendo i dolorosi dettagli del suo arresto e detenzione e la seguente incarcerazione di suo fratello maggiore Hasan, 12 anni, da parte dei soldati israeliani occupanti, avvenuta lo scorso 28 febbraio.

Poche ore dopo la nostra intervista, alle 2 di notte, i soldati israeliani avrebbero fatto irruzione nella casa, strappando Amir dal suo letto, minacciando i suoi genitori di morte con le armi da fuoco se avessero provato a proteggerlo, e portandolo al piano di sotto nel pozzo delle scale. Lo avrebbero picchiato con tale ferocia da provocargli lesioni interne all’addome, rendendone necessario il ricovero in ospedale. Completamente scioccato e angosciato, non avrebbe più aperto bocca per un giorno e mezzo.

Nella nostra intervista di quel pomeriggio, prima del brutale assalto, Amir aveva raccontato che il giorno 28 febbraio stava giocando nella strada che costeggia la moschea Ibrahimi, mentre con suo fratello Hasam andavano a trovare la loro zia. “Due soldati ci hanno fermati e ammanettati“, racconta, “Ci hanno messi in due diverse jeep, poi mi hanno portato all’insediamento e mi hanno messo in un angolo, ancora ammanettato. Poi mi misero un cane accanto. Gli dissi che volevo andare a casa, mi risposero di no e che sarei rimasto là per sempre. Si rifiutarono di farmi andare in bagno. Non mi lasciarono chiamare mia madre. Mi bendarono e rimasi così finché mio padre non riuscì a tirarmi fuori a tarda notte“.

Il sequestro di Amir nell’insediamento è durato circa 10 ore. “Tutti i miei pensieri erano concentrati sul mio terrore, specialmente con il cane accanto. Volevo solo scappare e tornare a casa“, dice.

Mukarrem, la madre di Amir e Hasan, mi disse che Amir mostrò segni immediati di trauma, una volta tornato a casa. “Stava cercando di raccontarmi una barzelletta, e di riderne. Ma non era una risata normale: era felice e terrorizzato allo stesso tempo“, mi disse ,”Se l’è fatta addosso durante la detenzione, era estremamente impaurito“. Amir ci ha raccontato di non poter più dormire la notte, dopo la sua cattura, preoccupato per la sorte di suo fratello in prigione e terrorizzato dal timore che i soldati sarebbero tornati a prenderlo (come poi hanno effettivamente fatto). Ad oggi, circa 350 bambini palestinesi languiscono nelle galere e nei campi di detenzione israeliani, sottoposti ad interrogatori, torture e detenzione senza termini definiti, spesso senza alcuna accusa. Il numero varia di continuo, ma migliaia di ragazzini palestinesi tra i 12 ed i 16 anni sono passati per il sistema giudiziario israeliano nell’ultimo decennio, dopo lo scoppio della Seconda Intifada. I cittadini israeliani raggiungono la maggiore età a 18 anni, ma grazie ad un ordine militare contrario a qualsiasi norma del diritto internazionale, Israele considera maggiorenni i palestinesi che abbiano compiuto i 16 anni. In più, Israele ha adottato speciali ordinanze militari (n.1644 e n.132) per poter arrestare e sottoporre a giudizio i bambini palestinesi, chiamati “delinquenti minorili”, fin dai 12 anni d’età.

In questo modo si garantiscono una sorta di ‘copertura legale’ per quello che fanno, anche se ciò è contrario al diritto internazionale“, dice Abel Jamal, ricercatore presso l’ufficio di Hebron della Sezione Palestina di Defence for Children International. “Tuttavia, nel caso di Amir, hanno violato anche le loro stesse regole, arrestando e trattenendo un bambino di 10 anni. Leggi che ovviamente possono essere modificate in base al capriccio di Israele. E non abbiamo mai visto condannare nessuno per questi crimini“.

Ho chiesto a Fadel, padre di Amir e Hasan, di spiegarmi com’è essere genitore in questa costante situazione di assedio. “Per i ragazzi non è sicuro andare fuori perché subiamo continui attacchi sia da parte dei coloni che dei soldati” ci spiega “Già questo è inimmaginabile per noi. Ed ora abbiamo anche un figlio in prigione ed un altro traumatizzato… sono così giovani…“.

Domenica 7 marzo, esattamente una settimana dopo l’arresto di Hasan ed il sequestro di Amir, la famiglia e  alcuni membri dei media locali hanno compiuto un pellegrinaggio di buon mattino verso la prigione di Ofer, dove Hasan è stato detenuto dopo il suo arresto. Dopo un lungo processo durante il quale lo stesso giudice militare israeliano ha riconosciuto  che il ragazzo era troppo giovane per essere trattenuto in prigione, Hasan è stato rilasciato a condizione che sarebbe tornato in tribunale per concludere il processo in un secondo tempo. Questo processo è seguito all’udienza preliminare tenuta ad Ofer lo scorso mercoledì, durante la quale  il giudice avrebbe richiesto con insistenza a Fadel di versare alla Corte 2.000 shekel (circa 530 dollari) come cauzione, come riporta l’agenzia di stampa Maan News. Secondo la stessa agenzia, Fadel avrebbe chiesto pubblicamente alla corte “Quale legge consente ad un bambino di essere processato e di ingiungere al padre di pagare una multa? Non pagherò, e voi dovete rilasciare mio figlio… questo dice la legge dell’occupante israeliano“.

Distrutti dalla situazione dei loro figli, Mukarrem e Fadel dicono che stanno cercando di fare del loro meglio per la loro famiglia sotto attacco. “Cosa possiamo fare?” chiede Fadel. “Chiudiamo le porte a chiave, sbarriamo le finestre, non abbiamo nulla con cui proteggere la nostra famiglia ed i nostri vicini dagli attacchi dei coloni e dei soldati. Se un palestinese avesse rapito e picchiato un bambino israeliano, il mondo intero sarebbe sceso in armi contro di noi.  Sarebbe su tutti i media. Invece gli israeliani, arrivano nelle nostre comunità con le loro jeep, i carri armati ed i bulldozer, prendono i nostri bambini e li sbattono in galera, e  a nessuno importa.” [si chiama doppio standard, molto in voga nel democratico occidente, NdT]

Jamal del DCI ribadisce come le norme di diritto internazionale create appositamente per proteggere i bambini sotto occupazione militare siano state bellamente e sistematicamente ignorate da Israele, sin dall’inizio dell’occupazione nel 1967. “Il nostro impegno principale consiste nel fare del nostro meglio per usare le norme esistenti (la Convenzione di Ginevra, la Convenzione ONU per i diritti dei bambini) come armi contro questa brutalità“, dice Jamal. “Queste norme esistono, ma Israele usa le sue leggi militari come pretesti per sottrarsi al diritto internazionale. Come palestinesi, dobbiamo lavorare assieme per creare una rete di solidarietà contro questa brutalità. Col nostro lavoro, proviamo ad informare la comunità internazionale su ciò che succede ai bambini palestinesi, per costruire il più ampio sostegno possibile contro questa situazione. Siamo certi che l’unico modo per fermare tutto questo sia con il sostegno della comunità internazionale

Amir ha lentamente ricominciato a parlare, a 36 ore dal pestaggio subito dai soldati israeliani. Zahira Meshaal, assistente sociale di Betlemme specializzata negli effetti dei traumi infantili, dice che il “mutismo volontario” di Amir, sintomo di un grave shock psicologico derivante dal pestaggio e dalla detenzione, è una risposta piuttosto frequente, ma il fatto che abbia ricominciato a parlare è un segnale positivo. “Si tratta di una reazione dettata dal terrore a diversi livelli. La casa e la famiglia di Amir sono la sua unica fonte di sicurezza -dice Meshaal- sicurezza che gli è stata strappata nel momento in cui i soldati gli hanno invaso la casa. E’ facile curare gli effetti immediati del trauma, ma quelli di lungo termine saranno indubbiamente più difficili da affrontare. Avrà bisogno di costante assistenza psicologica da oggi in poi“.

Meshaal commenta la natura di questi attacchi nel contesto della intricata situazione di Hebron: “Stiamo parlando di un luogo in prima linea nel trauma -dice- Si tratta di un continuo e crescente danno per l’intera comunità. I genitori sono il riferimento centrale nella sicurezza dei propri bambini, ma tutto questo gli viene sottratto. Ad Hebron specialmente, i coloni ed i soldati lo sanno bene, ed utilizzano questa pratica per indurre la gente a lasciare la zona. E’ guerra psicologica. E’ un atto deliberato mirato a terrorizzare i bambini e forzare la gente a partire così da mettere i propri bambini al sicuro“.

Al termine dell’intervista martedì scorso, Amir ha mandato un messaggio ad un bambino americano: “Siamo bambini, proprio come te. Abbiamo il diritto di giocare, di muoverci liberamente. Voglio dire al mondo che ci sono così tanti bambini nelle prigioni israeliane. Vogliamo solo essere liberi di spostarci, di giocare“. Amir dice di voler fare il cardio-chirurgo da grande. Sua madre e suo padre mi hanno confidato di sperare che il cuore di Amir stesso, ed il loro, guarisca dai ripetuti traumi accumulatisi nella settimana trascorsa, a causa dell’interminabile occupazione israeliana.

(traduzione mia  – fonte originale: Electronic Intifada)

Amir al-Mohtaseb smiled tenderly when I asked him to tell me his favorite color. Sitting in his family’s living room last Thursday afternoon, 4 March, in the Old City of Hebron, the ten-year-old boy with freckles and long eyelashes softly replied, “green.” He then went on to describe in painful detail his arrest and detention — and the jailing of his 12-year-old brother Hasan by Israeli occupation soldiers on Sunday, 28 February.

Hours after our interview, at 2am, Israeli soldiers would break into the house, snatch Amir from his bed, threaten his parents with death by gunfire if they tried to protect him, and take him downstairs under the stairwell. They would beat him so badly that he would bleed internally into his abdomen, necessitating overnight hospitalization. In complete shock and distress, Amir would not open his mouth to speak for another day and a half.

In our interview that afternoon before the brutal assault, Amir said that on the 28th, he was playing in the street near the Ibrahimi Mosque, on his way with Hasan to see their aunt.

“Two of the soldiers stopped us and handcuffed us,” Amir said. “They brought us to two separate jeeps. They took me to the settlement and put me in a corner. I still had handcuffs on. They put a dog next to me. I said that I wanted to go home. They said no, and told me I would stay here forever. They refused to let me use the bathroom. They wouldn’t let me call my mother. They blindfolded me and I stayed there like that until my father was able to come and get me late at night.”

Amir’s detention inside the settlement lasted nearly ten hours. “The only thing that I thought about was how afraid I was, especially with the dog beside me. I wanted to run away and go back to my house,” he said.

Amir and Hasan’s mother, Mukarrem, told me that Amir immediately displayed signs of trauma when he returned home. “He was trying to tell me a joke, and trying to laugh. But it was not normal laughter. He was happy and terrified at the same time,” she said. “He wet himself at some point during the detention. He was extremely afraid.”

Amir revealed that he hadn’t been able to sleep in the nights following his detention, worried sick about his brother in jail and extremely afraid that the soldiers would come back (which, eventually, they did). Today, approximately 350 children are languishing inside Israeli prisons and detention camps, enduring interrogation, torture and indefinite sentences, sometimes without charge. The number fluctuates constantly, but thousands of Palestinian children between the ages of 12 and 16 have moved through the Israeli military judicial system over the past decade since the outbreak of the second Palestinian intifada. Israel designates 18 as the age of adulthood for its own citizens, but through a military order, and against international law, Israel mandates 16 as the age of adulthood for Palestinians. Additionally, Israel has special military orders (#1644 and #132) to be able to arrest and judge Palestinian children — termed “juvenile delinquents” — as young as 12 years old.

“This way, they have a ‘legal’ cover for what they are doing, even though this is against international laws,” said Abed Jamal, a researcher at Defence for Children International-Palestine Section’s (DCI-PS) Hebron office. “However, in Amir’s case, they broke even their own laws by arresting and detaining him as a ten-year-old boy. These laws are obviously changeable according to Israel’s whim. We have yet to see a prosecution for crimes such as these.”

I asked Amir and Hasan’s father, Fadel, to describe how one is able to parent effectively under this kind of constant siege.

“It’s not safe for the children to go outside because we’ve faced constant attacks by the settlers and the soldiers,” he explained. “This by itself is unimaginable for us. And now, we have one son in jail and another traumatized … they’re so young.”

On Sunday, 7 March, exactly a week after Hasan’s arrest and Amir’s detention, the family and members of the local media made an early-morning journey to Ofer prison where Hasan had been held since his initial arrest. After a lengthy process in which the Israeli military judge admitted that the boy was too young to stay in prison, Hasan was released on the condition that he would come back to the court to finish the trial at a later date. This trial followed the initial hearing last Wednesday at Ofer, where Maan News Agency reported that the judge insisted that Fadel pay the court 2,000 shekels ($530) for Hasan’s bail. According to Maan, Fadel then publicly asked the court, “What law allows a child to be tried in court and then asks his father to pay a fine? I will not pay the fine, and you have to release my child … This is the law of Israel’s occupation.”

Consumed by their sons’ situations, Mukarrem and Fadel say they are trying to do the best for their family under attack. “What can we do?” asked Fadel. “We lock the doors. We lock the windows. We have nothing with which to protect our family and our neighbors from the soldiers or the settlers. If a Palestinian kidnapped and beat and jailed an Israeli child, the whole world would be up in arms about it. It would be all over the media. But the Israelis, they come into our communities with jeeps and tanks and bulldozers, they take our children and throw them into prison, and no one cares.”

DCI-PS’s Jamal reiterates the point that international laws made to protect children under military occupation have been ignored by Israel since the occupation began in 1967. “Most of the time, we try to do our best to use the law, the Geneva Conventions, the UN Convention for the Rights of the Child as weapons against this brutality,” said Jamal. “All of these laws exist, but Israel uses their own military laws as excuses to defy international law. As Palestinians, we have to work together to create solidarity against this brutality. Through our work, we try to tell the international community what’s going on with Palestinian children to create a wide berth of support against this situation. We believe that the only way this will stop is through the support of the international community.”

Amir slowly began speaking again 36 hours after the beating by Israeli soldiers. Zahira Meshaal, a Bethlehem-based social worker specializing in the effects of trauma in children, said that Amir’s “elective mutism,” a symptom of extreme psychological shock caused by his beating and detention, is a common response, but that it is a good sign that he began talking again. “This is a reaction of fear on many levels. Amir’s house and his family are his only source of security,” said Meshaal. “This was taken away from him the moment the soldiers invaded his home. It’s easy to attend to the immediate trauma, but the long-term effects will undoubtedly be difficult to address. He’ll need a lot of mental health services from now on.”

Meshaal comments on the nature of this attack in the context of the unraveling situation inside Hebron. “We are talking about a place that is on the front lines of trauma,” she said. “This is an ongoing and growing injury to the entire community. Parents have to be a center of security for their children, but that’s being taken away from them. Especially in Hebron, the Israeli settlers and soldiers know this, and use this tactic to force people to leave the area. It’s a war of psychology. This is a deliberate act to make the children afraid and force people to leave so that their children can feel safer.”

At the end of our interview last Thursday, Amir sent a message to American children. “We are kids, just like you. We have the right to play, to move freely. I want to tell the world that there are so many kids inside the Israeli jails. We just want to have freedom of movement, the freedom to play.” Amir said that he wants to be a heart surgeon when he grows up. His mother and father told me that they hope Amir’s own heart — and theirs — heals from last week’s repetitive and cumulative trauma at the hands of the interminable Israeli occupation.

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

1 Commento

I servizi segreti francesi: “Al Qaeda non esiste”.

Scritto da huey in information

29 gennaio 2010. Audizione davanti alla Commissione Esteri del Senato della Repubblica Francese di Allain Chouet, ex-dirigente capo della DGSE (Direction Générale de la Sécurité Extérieure, il controspionaggio francese), convocato per dare una sua valutazione sul «Medio Oriente nell’ora del nucleare».

Di seguito, alcuni estratti eclatanti, seppure contenuti nel lessico ingessato del linguaggio politico e diplomatico. Sono cose che molti ricercatori e giornalisti indipendenti  vanno dicendo da anni, prendendosi per questo le etichette di “complottisti” e amici dei terroristi. Per la gran maggioranza del “popolo”, però, si tratta di rivelazioni gravissime. Peccato che non avranno alcun seguito, dal momento che i media le ignorano e le ignoreranno, preferendo invece fare terrorismo mediatico coi messaggi di “bin Laden”, ormai senza neanche più la minima insinuazione del dubbio col condizionale…

________________

«Come molti miei colleghi professionisti nel mondo, ritengo, sulla base di informazioni serie e verificate, che Al Qaeda è morta sul piano operativo nelle tane di Tora Bora nel 2002. I servizi pakistani si sono in seguito contentati, dal 2003 al 2008, di rivendercene gli avanzi in cambio di qualche generosità e indulgenze diverse. Sui circa 400 membri attivi dell’organizzazione che esisteva nel 2001, meno di una cinquantina di seconde scelte (a parte Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri che non hanno alcuna attidune sul piano operativo) sono  riusciti a scampare e a scomparire in zone remote, vivendo in condizioni precarie, e disponendo di mezzi di comunicazione rustici o incerti. Non è con tale dispositivo che si può animare una rete coordinata di violenza politica su scala planetaria. Del reso appare chiaramente che nessuno dei terroristi autori degli attentati post-11 settembre (Londra, Madrid, Sharm el-Sheikm, Bali, Casablanca, Bombay, eccetera) ha avuto contatti con l’organizzazione. Quanto alle rivendicazioni  in ritardo che sono formulate di tanto in tanto da bin Laden o Zawahiri, ammesso che si possa realmente accertarne l’autenticità, non implicano alcun collegamento operativo, organizzativo, funzionale tra quei terroristi e i residui dell’organizzazione».

«Tuttavia, si deve constatare che tutti, a forza d’invocarla ad ogni occasione e spesso fuori proposito, appena un atto di violenza è commesso da un musulmano, o quando un musulmano si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato, o anche quando non ci sono musulmani affatto (come negli attentati all’antrace in USA), a forza d’invocarla di continuo, certi media o presunti “esperti” di qua e di là dell’Atlantico, hanno finito non già di resuscitarla, ma di trasformarla come quell’Amedeo del commediografo Eugene Ionesco, quel morto il cui cadavere continua a crescere e a occultare la realtà, e di cui non si sa come sbarazzarsi. L’ostinazione incantatoria degli occidentali a invocare l’organizzazione mitica Al Qaeda (…) ha avuto rapidamente due effetti perversi:

Primo effetto: ogni contestatore violento nel mondo musulmano, sia politico sia di diritto comune, ha presto compreso che deve proclamarsi di Al Qaeda se vuol essere preso sul serio (…). Parallelamente, tutti i regimi del mondo musulmano, e sappiamo che non sono tutti virtuosi, hanno capito al volo di avere tutto l’interesse di far passare i loro oppositori e contestatori, quali che siano, per membri dell’organizzazione di bin Laden, per poterli reprimere tranquillamente, e magari con l’assistenza degli occidentali. Da qui la proliferazione di Al Qaeda… in Afghanistam, Iraq, Yemen, in Somalia, nel Maghreb, e anche Al Qaeda nella penisola arabica… »

[...] In ogni caso, il terrorismo politico non si manifesta in quel mondo come «un gruppo politico militare organizzato e gerarchizzato», ma come un insieme di «lupi solitari», che «mantengono un piede nella legalità e un altro nella trasgressione, onde agire ideologicamente su una popolazione sensibile per incitare i suoi elementi più fragili, o più determinati, a passare all’azione in modo individuale o in gruppuscoli, che colpiscono dove possono quando possono, come possono».

«Tutti i servizi di sicurezza e d’intelligence sanno che non ci si oppone alla tecnica del Lupo Solitario con divisioni blindate, o con una inflazione di misure di controllo e sorveglianza indifferenziate. Vi ci si oppone con misure di sicurezza mirate, sostenute da iniziative politiche, sociali, economiche, educative e culturali miranti a prosciugare il vivaio dei potenziali volontari, e allontanandoli dai loro sponsor ideologici e finanziari. Non solo non si è fatto nulla per limitare il substrato finanziario e ancor meno ideologico della violenza jihadista; ma additando Al Qaeda come il nemico permanente entro cui si deve sferrare una crociata militare del tutto inadeguata alle sue forme reali, si è usata una mitragliatrice per uccidere una zanzara. E’ evidente che si è mancata la zanzara, ma i danni collaterali sono gravissimi, come si vede quotidianamente in Afghanistan, in Somalia, nello Yemen… E il primo effetto di questa crociata fallita è stato alimentare il vivaio dei volontari, di legittimare questa forma di violenza, di farne il solo referente d’azione e d’affermazione per un mondo musulmano oggi traumatizzato da una legge universale del sospetto che gli è fatta pesare addosso. Da nove anni nove l’Occidente colpisce senza discernimento in Iraq e in Afghanistan con interventi e occupazioni massicci, interminabili e ciechi. E lo stesso fa nella zone tribali in Pakistan, in Somalia, ovviamente in Palestina; e si propone oggi di intervenire in Yemen, e poi perché no in Iran! Ma agli occhi dei musulmani, bin Laden è quello che la fa in barba alla più potente armata del mondo, mentre il regime saudita resta sotto la protezione assoluta dell’America».

«Per concludere e portare la mia parte di risposta alla domanda di questa riunione, ‘Dov’è Al Qaeda?’:  Al Qaeda è morta nel 2002, ma prima di morire è stata ingravidata dagli errori strategici dell’Occidente e dai calcoli poco intelligenti di certi Paesi musulmani, sicché ha generato dei figlioletti! Il problema per noi è sapere se con questa prole malformata commetteremo gli stessi errori, alimentando un ciclo indefinito di violenza…»

________________

fonte: Scriptoblog

articolo e traduzione a cura di EffeDiEffe.com

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

3 Commenti

USA – L’attentato di Detroit è stato “lasciato accadere”

Ammissioni governative: Mutanda Bomber è stato fatto entrare deliberatamente

di Webster G. Tarpley – Tarpley.net   (traduzione di Pino Cabras – www.zerofilm.info)

All’attentatore natalizio di Detroit è stato volutamente e deliberatamente consentito di mantenere il suo visto d’ingresso in USA in conseguenza di un lasciapassare di sicurezza nazionale emanato da una sinora sconosciuta agenzia USA dell’intelligence o delle forze dell’ordine con l’obiettivo di bloccare la revoca di tale visto prevista dal Dipartimento di Stato.

Questo emerge dalle audizioni svoltesi il 27 gennaio davanti alla Commissione per la sicurezza Nazionale alla Camera, in particolare dalla testimonianza di Patrick F. Kennedy, Sottosegretario di Stato per il Management. La traballante versione ufficiale del governo USA sull’incidente del 25 dicembre a Detroit causato dal mutanda-bomber, maldestramente assemblata nel corso dell’ultimo mese e mezzo, ora è completamente crollata, e gli elementi chiave della rete canaglia che fomenta il terrorismo all’interno di agenzie e dipartimenti USA si presentano insolitamente vulnerabili nei confronti di una campagna di rivelazioni che sia risoluta.

Questi sviluppi confermano nettamente l’analisi fornita da chi scrive in un’intervista televisiva del 28 dicembre 2009 su Russia Today.

In tale occasione, la mia valutazione era che Mutallab fosse un capro espiatorio protetto, utilizzato da elementi canaglia della comunità dell’intelligence USA per la deliberata e intenzionale creazione di un incidente di alto profilo mirante a ottenere un effetto politico su grande scala. Il 4 gennaio, Richard Wolffe ha riferito nel corso del programma Countdown della MSNBC che la Casa Bianca di Obama stava indagando se per caso l’incidente di Detroit di Natale fosse stato “intenzionalmente” creato da una rete di intelligence con un’«agenda alternativa» [http://www.msnbc.msn.com/id/3036677/#34694889] Leggi tutto…

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

1 Commento

M.O. – La decapitazione di Nick Berg: l’ennesimo falso?

Scritto da huey in 11 settembre, Irak, Medio Oriente, information

Non credo ci sia bisogno di rievocare le terribili immagini del cittadino americano Nick Berg vittima degli sgozzatori estremisti islamici: all’epoca fecero il giro del mondo su tutti i TG, e servirono a creare una sorta di “consenso morale” e di effetto “necessità“, onde chiudere tutti e due gli occhi sulle brutalità delle guerre in Medio Oriente che sarebbero seguite.

Oltre a ciò, quel terribile video divenne l’emblema dello “scontro di civiltà“, tra occidente “evoluto e democratico” e l’islam “violento e intollerante”, visione semplicistica e perlopiù falsa, utile a chi, volendo mettere le mani sul Medio Oriente, non trova di meglio che crearlo e fomentarlo, quello scontro.

Ma torniamo a noi: dopo alcuni studi compiuti su quel filmato, qualcuno ha esaminato il video e constatato che i conti non tornano.

Vediamo cosa dicono nell’articolo che pubblico di seguito (fonte).

____________________

Il falso video della decapitazione

Ci sono ormai prove evidenti secondo cui il video della decapitazione del 26enne Nick Berg da parte di presunti membri di al-Qaida sia una completa frode. Il vero Nick Berg può essere morto o meno, ma il video non e’ altro che un falso. Questa e’ la conclusione di La Voz de Aztlan dopo un’analisi sequenza per sequenza da parte di esperti in medicina e di montaggio cinematografico in tutto il mondo, che hanno scaricato, visto ed analizzato il video. Migliaia di persone in tutto il mondo hanno fatto richiesta di copia del video, che sta rapidamente sparendo da Internet, dopo un servizio secondo cui la decapitazione di Berg era stata dichiarata un falso da medici.

Con l’avvento di internet, dei computer e di sofisticati programmi, e’ diventato sempre più difficile per i governi tenere gli occhi chiusi ai loro cittadini. L’internet ha essenzialmente permesso a gente amante della libertà in tutto il mondo di formare reti di comunicazione che possono competere con le migliori agenzie governative d’intelligence. Questo e’ stato senza dubbio il caso del video amatoriale che mostra cinque falsi membri di al-Qaida che partecipano alla decapitazione di Berg, ideata essenzialmente per deviare l’attenzione dagli scandalosi abusi sessuali avvenuti all’interno della prigione di Abu Ghraib. Le prove dimostrano che il video della decapitazione e’ stato girato all’interno di Abu Ghraib.

E’ oggi  noto che il provvidenziale video della decapitazione fu inviato da Londra ad un website oggi defunto di un server locato in Malesia. Il sito http://www.al-asnar.biz fu chiuso non appena le agenzie di notizie più conservatrici, come la CNN e la Fox TV furono avvisate. Queste due reti non persero tempo nel trasmettere titoli secondo cui “Terroristi Islamici Decapitano un americano in Iraq”. Entro pochi minuti, le reti locali americane da New York a Los Angeles gridavano contro “gli animali musulmani che tagliano la testa ad un americano” e mostravano solo brevi frammenti del video. Le stazioni radio filo-sioniste di Los Angeles hanno passato letteralmente giornate intere a parlare della barbarie musulmana e della necessità di supportare la guerra in Iraq.

La Voz de Aztlan si insospettì quando vide la prima immagine di Nick Berg seduto di fronte ai suoi sequestratori su una sedia di plastica bianca che sembrava molto familiare. Anche la tuta arancione indossata dall’ostaggio nel video sembrava familiare. La Voz de Aztlan e’ molto fortunata ad avere un vast seguito di lettori che utilizzano sia la posta eletronica sia il “News-Tip-Form” sulla nostra homepage per inviarci informazioni. Entro pochi minuti ricevemmo l’URL da cui potemmo scaricare l’intero video originale della decapitazione. Immediatamente dopo aver visto il video, capimmo che molte cose nel video stesso sfidavano la più elementare logica.

Alcune anomalie divennero evidenti solo dopo aver analizzato attentamente il video. Molte di queste ci sono state inviate dai nostri lettori, che hanno risposto dopo aver analizzato il video a loro volta. Per favore, fate riferimento alle foto pubblicate, insieme con l’articolo, sul nostro sito all’ http://www.aztlan.net/berg_abu_ghraib_video.htm , per quello che concerne le anomalie, descritte ed enumerate sotto.

Foto 1 – Un fotogramma dal video

Foto 2 – Le tute arancioni di Guantanamo

1: Osservate la tuta da prigioniero della Polizia Militare USA che Berg indossa nella foto 1. La tuta arancione di Berg  e’ identica a quelle fatte indossare ai prigionieri islamici a Guantanamo Bay, come indica la foto 2.

Foto 3 – Paragonate questa sedia con quella della foto 1

2: Guardate la sedia di plastica bianca su cui Berg e’ seduto nella foto 1. E’ identica alla sedia su cui e’ seduta la famigerata soldatessa England nella prigione di Abu Ghraib, come mostra la foto 3. La stessa sedia può essere vista nell’orrenda foto in cui un militare USA sta sodomizzando con un dito un prigioniero di guerra iracheno nell’angolo destro in alto della foto 4. Inoltre, può essere vista in basso, nell’angolo sinistro della foto 5.

3: Il colore e la struttura del muro nelle sequenze del video che noi riportiamo nelle immagini 1 e 6 sono le stesse della prigione di Abu Ghraib, come mostra la foto 4.

Foto 4 – Guardate il muro, la sedia ed il cappello cerchiato,

Foto animata 7 – La prova più evidente

4: La prova più evidente del fatto che il video e’ stato girato ad Abu Ghraib può essere ottenuta attraverso un’analisi del video, sequenza dopo sequenza. La Voz de Aztlan lo ha fatto e sono uscite fuori dei fotogrammi difficili da notare se il video viene trasmesso a velocità normale. Verso la fine del video, ai fotogrammi 9306-9368, una persona con un berretto militare USA sporge nel video un quarto della parte sinistra della sua testa. Si vedono il collo, l’orecchio sinistro, e parte del berretto e della visiera. Abbiamo preparato una gif animata solo con i fotogrammi di rilievo che li mostrano chiaramente (vedi foto animata 7). Guardate al lato della mano destra, come se qualcuno con un berretto militare, probabilmente con una seconda videocamera, fa sporgere il capo nel video. Paragonate questa gif con il militare il cui berretto e’ cerchiato nella foto 4.

Foto 5 – Si guardi la sedia di plastica bianca
Foto 6 – I cinque falsi terroristi di al-Qaida da un fotogramma del video

Chiunque veda il video capisce che e’ un falso. I cinque presunti terroristi sono falsi. Quello che appare sull’estrema destra della foto 6 e’ grasso ed indossa pulitissime scarpe da tennis. Non e’ il caso di un combattente di al-Qaida. Inoltre, la foto 6 mostra che almeno tre di essi indossano giubbotti anti-proiettile. Avete mai visto membri di al-Qaida che indossano pesanti giubbotti anti-proiettile? Guardate il modo in cui essi indossano: sembrano mascherati per Halloween

Per adesso, i media correnti stanno totalmente ignorando tali prove. Speriamo che presto, qualche editore di animo abbia il coraggio di convogliare queste importanti informazioni al grosso del pubblico americano. La nazione deve sapere chi era e cosa e’ realmente accaduto a Nick Berg.

traduzione a cura di www.arabcomint.com
http://www.aztlan.net/berg_abu_ghraib_video.htm

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

5 Commenti

Geopolitica – Notizie sparse

Scritto da huey in information

Pubblico un po’ di tasselli “disordinati”, ai miei due lettori il compito di unirli…

409_col_partita_obama_800

___________________

- Fisico Nucleare assassinato in IRAN: il mestiere più pericoloso del mondo.

- “Non vi crediamo!”- Un giornale economico tedesco mette in discussione l’11/9

- Il colpo di stato contro Ceausescu: organizzato in combutta tra URSS e USA.

Altro che “rivoluzione del popolo” (poi però se scrivi che le rivoluzioni dal basso non esistono ti chiamano qualunquista…)

- Fallito attentato di Natale + Al-Qaeda in Yemen = CIA? (qui, articolo in inglese)

- Turchia ed Israele ai ferri corti: Erdogan e Gul, il coraggio di chiamare le cose col loro nome (anche qui)

- Blogghete!! – Mani Pulite: come ebbe fine l’Italia

Per chi non lo avesse ancora visto, metto qui questo illuminante intervento di Benito Livigni, che fu assistente personale di Enrico Mattei. Può servire a chiarire a cosa sia veramente servita “Mani Pulite”, l’operazione giudiziaria che all’inizio degli anni ’90 cancellò la vecchia classe politica italiana allo scopo di sostituirla con un apparato fedele ai poteri bancari e finanziari americani. Livigni chiarisce alcune finalità e implicazioni di questa operazione, che, con la complicità dei media e dei congiurati del vecchio PCI, svendette alla Goldman Sachs e alle compagnie petrolifere internazionali l’intero patrimonio pubblico italiano. Oltre, naturalmente, alla nostra dignità di nazione e al nostro futuro.

Immagine anteprima YouTube

Immagine anteprima YouTube

Di Pietro si rassegni, altro che “falso dossier CIA”…

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

1 Commento

M.O. – Joe Fallisi, l’eroe italiano di Gaza

Nel consueto silenzio assordante dei media, l’Egitto ha represso a suon di idranti, sassi e manganelli la marcia per Gaza alla quale migliaia di cittadini stranieri avevano tentato di dare vita (peraltro l’Egitto l’aveva inizialmente autorizzata). E’ ben strano come in questo caso nessun Fini o Frattini si stracci pubblicamente le vesti come hanno fatto per la repressione delle manifestazioni in Iran.

Evidentemente, per Mubarak vale sempre la massima “Sì, è un bastardo, ma è il NOSTRO bastardo”, emblema del doppiopesismo che notoriamente contraddistingue l’ipocrita opportunismo “diplomatico” occidentale: i “regimi” dispotici sono tali solo se non al servizio dell’Occidente, è chiaro.

Di seguito pubblico un’intervista apparsa sul web a Joe Fallisi, noto tenore italiano nonché uno dei promotori per la marcia di Gaza, assieme al deputato britannico Galloway (già bandito dal “democratico” Egitto come persona non grata), arrivato al suo quindicesimo giorno di sciopero della fame per denunciare i crimini compiuti da Israele e dall’Egitto ai danni dei palestinesi di Gaza.

Tra questi crimini, c’è la costruzione di una barriera in acciaio per impedire il transito da Rafah e chiudere definitivamente i palestinesi di Gaza nel loro infame ghetto, dove si spera si decidano finalmente a crepare al più presto a maggior gloria di Eretz Israel. Ma che deve fare uno stato “democratico” per liberarsi dei “terroristi” palestinesi? Li bombardi (con fosforo e uranio impoverito), gli impedisci di lavorare, gli spari addosso se vanno nei campi a raccogliere i miseri frutti della terra, li mitragli dalle motovedette se si avventurano a pescare, gli togli elettricità, acqua, medicine, cibo, istruzione e lavoro… niente, quelli non ne vogliono sapere di togliersi di mezzo. Finirà che ad Israele toccherà impiantare qualche forno crematorio…

_________________

INTERVISTA A JOE FALLISI

IN SCIOPERO DELLA FAME

– per poter entrare in Gaza –

Sara Venturini

Cairo, 08/01/2010

Siamo nella stanza del ‘Sun Hotel’ del Cairo dove Joe Fallisi, tenore italiano e attivista per i diritti umani, sta facendo lo sciopero della fame oramai da 12 giorni in attesa di un lasciapassare delle autorità egiziane per recarsi nella Striscia Di Gaza.

Joe, so che sei stato in ospedale questa mattina per dei controlli, come sono le tue condizioni fisiche ?

Sono un po’ stanco, però va bene. M’avevano proposto di trattenermi fino a domani sera in osservazione, ma ho preferito rientrare in albergo e sentirmi più libero.

Vuoi raccontarmi come è nata l’iniziativa dello sciopero della fame?

Lo sciopero è iniziato subito il 28 dicembre, il giorno in cui ci siamo recati al piazzale dove dovevano esserci i bus per Rafah e lo abbiamo trovato vuoto per ordine e intimidazione del governo egiziano. Alla proposta dell’ottantacinquenne Hedy Epstein di iniziare uno sciopero della fame come azione di protesta verso chi finora ci ha negato la possibilità di entrare a Gaza ed è anche responsabile di tre anni di assedio della Striscia, vale a dire Egitto e Israele, ho aderito subito.

Ad oggi sei rimasto l’unico a continuare lo sciopero. Cosa ti spinge ancora a farlo?

Durante uno degli ultimi incontri della Gaza Freedom March ho annunciato pubblicamente in piazza la mia volontà di terminare lo sciopero solo nel momento in cui avessi toccato il suolo di Gaza o, se questo non fosse avvenuto, sull’aereo di ritorno. È una promessa che manterrò.

Quali sono le motivazioni alla base di questa tua coraggiosa scelta? Scioperi per chi e per cosa?

Protestare per Gaza credo sia particolarmente importante perché la situazione che vive da troppo tempo la Palestina Occupata e in particolare la popolazione lungo la Striscia è il punto focale di tutte le ingiustizie del mondo. E attorno ad essa ruota il destino del mondo. Quel che ha subito Gaza nei 22 giorni di attacchi unilaterali e assassini dell’entità sionista (durante i quali, lo ricordo, è stato massacrato un millesimo della popolazione complessiva – l’equivalente, in Italia: 60.000 individui) e quel che subirà a causa della decisione egiziana di costruire il muro di ferro per impedire il passaggio di merci, beni e persone sono gli ultimi atti di un’infamia che oggi non ha eguali.

Dietro ciò che accade a Gaza ci sono la menzogna, l’iniquità e l’orrore umani. Menzogna radicale, perché il mondo finge che si tratti di una situazione di quasi normalità mentre invece non lo è nel modo più assoluto. Da una parte c’è un esercito che con mezzi militari ultramoderni e micidiali opera la decimazione progressiva degli assediati, dall’altra una popolazione che cerca solo di sopravvivere e di difendersi, senza averne mezzi.

Tale situazione assomiglia sempre più a quel che i tiranni bolscevico- stalinisti e nazisti hanno inflitto gli uni all’Ucraina e al Kuban, quando furono sterminati per fame coatta milioni di contadini, o quando venne assediata Varsavia dagli altri. In entrambi i casi ci fu uno strangolamento che impedì qualunque possibilità di fuga, anche allo scopo di affamare a morte e sfinire la popolazione. Così come avviene oggi a Gaza, con l’aggravante di attacchi militari bio-ecocidi del tipo di quello dell’anno scorso e dei prossimi in preparazione.

L’assedio di Gaza si fa ogni giorno più terribile. Gli abitanti della Striscia non possono neppure coltivare né pescare perché vengono attaccati ogni giorno.

E c’è persino qualcosa di molto peggio degli esempi storici prima citati. Qui l’esercito dell’occupante sionista utilizza, come ormai è divenuto usuale, armi che vanno a compromettere le fonti stesse della vita (la terra, l’aria, l’acqua), in particolare, ma non solo, attraverso l’uso criminale dell’uranio impoverito. Così che iniziano a nascere bambini deformi. Inquinano alla radice e per centinaia e centinaia di anni, se non per sempre, l’intero ciclo vitale e riproduttivo. Questo è il più grande crimine di guerra: da Hiroshima e Nagasaki, al Vietnam, ai Balcani, al Libano, alla Palestina, all’Iraq, all’Afghanistan, al Pakistan. Mai prima l’umanità aveva subito atti tirannici di questa portata.

Quando calarono i Mongoli fin dentro all’Europa fecero tabula rasa. Ma quando se ne andarono la vita ritornò. Oggi i nuovi barbari “progressisti” lasciano dietro di sé la morte radioattiva.

Oltre al bisogno di giustizia per palestinesi, ci sono altre ragioni, personali, che ti legano ai destini del popolo di Gaza?

Ho raggiunto Gaza due volte, unico cantante lirico al mondo ad aver avuto la possibilità, il piacere e l’onore di cantare al Teatro Shawa di Gaza city. Di questo potete trovare testimonianza nei video su youtube dei miei due concerti. La prima visita risale all’ottobre 2008. Arrivai a Gaza via mare su ‘Dignity’, col secondo viaggio, vittorioso, di Free Gaza. La volta successiva fu lo scorso marzo quando entrai dal valico di Rafah con il convoglio Lifeline promosso da George Galloway. Sono stato accolto in maniera meravigliosa, come un fratello, e ora i Gazawi sono i miei fratelli. Farò tutto quel che mi è possibile per aiutarli.

Alla luce della dura repressione del governo egiziano contro gli attivisti della Gaza Freedom March ai quali non è stato permesso di entrare a Gaza, cosa pensi di tale governo?

L’asse del potere dell’Occidente e del Nord del mondo predone consiste nella triade USA, Gran Bretagna ed entità-Lobby sionista. Sono loro che decidono gli assetti mondiali. Decidono chi e cosa è ‘politically correct’ oppure no, chi può rimanere (al potere) e chi se ne deve andare.

Mubarak è solo un servo di questo potere più ampio. Le sue azioni sono finalizzate ad ottenere la garanzia della propria sopravvivenza. La decisione di costruire un muro, sopra e sotto terra, al confine di Rafah, distruggendo i tunnel che consentono agli abitanti di Gaza di sopravvivere, è in vista delle prossime elezioni presidenziali.

Con la visita di Netanayahu al Cairo proprio il giorno seguente alla nostra ipotetica partenza, e in contemporanea con una marcia di pacifisti israeliani contro l’occupazione, consentire l’accesso a Gaza dei 1.300 internazionali avrebbe significato una svolta, di cui non esiste nessuna premessa, all’interno del regime egiziano. Nutrivamo false speranze.

Quando hai deciso di partecipare alla marcia credevi che questa iniziativa di solidarietà internazionale avrebbe apportato un qualche cambiamento alla situazione in cui sono costretti gli abitanti di Gaza?

Gaza ha bisogno di riaprirsi da tutti i lati al mondo esterno, come è stato per secoli. Noi internazionali possiamo rappresentare uno stimolo affinché questo assedio venga rotto.

Sono partito augurandomi di poter rientrare nella Striscia, portare degli aiuti e tenere un terzo concerto. Più i giorni passavano, più mi rendevo conto che la nostra speranza era un’illusione.

Faccio appello alle donne e agli uomini di buona volontà. Bisogna insorgere dal basso. Il Free Gaza Movement, così come Viva Palestina, sono l’esempio di iniziative giuste, coraggiose e fantasiose che vengono dalla base della società civile. Bisogna attivarsi in prima persona per la causa universale dell’equità, unire le proprie forze e organizzare iniziative di solidarietà vera al di fuori di ogni imbrigliamento istituzionale. È il buon vecchio metodo anarchico che deve tornare attivo. Non occorrono ‘leaders’, servono uomini e donne con senso della giustizia e della dignità.

So che hai tentato la via per Al Arish, la città egiziana più vicina al confine con Gaza. Cos’è successo quel giorno?

Ho cercato, assieme ad altri tre italiani, di raggiungere il confine di Rafah, passando per Al Arish. Siamo stati respinti al primo posto di blocco a 100 km dal Cairo. Lì abbiamo visto quello che definisco la società civile all’opera: vecchiette americane magnifiche che, appena fatte scendere dal pullman, hanno sventolato in faccia alla polizia striscioni con su scritto ‘Free Gaza, Free Palestine’. Queste signore hanno deciso di vivere l’ultima parte della loro vita in modo dignitoso. Sono mie compagne.

Qual è la tua posizione in merito alla delegazione dei 100 organizzata dai Codepink con l’autorizzazione del governo egiziano entrata a Gaza per portare gli aiuti umanitari?

Gli organizzatori hanno accettato, poi pentendosene, un compromesso con il governo egiziano mandando nella Striscia un piccolo drappello di attivisti, scelti dall’alto con criteri arbitrari. In realtà la delegazione dei 100, che alla fine erano 40 perché la maggior parte si è rifiutata di partire, è stata solo un contentino che Mubarak ha usato per cercare di farsi bello. Ma le frontiere sono rimaste e rimangono sostanzialmente chiuse. È stato un nostro errore. Hedy Epstein ha scritto un comunicato puntuale e preciso a questo proposito.

Stai per lasciare il Cairo senza essere entrato a Gaza. Cosa ti porti con te in Italia dopo questa esperienza?

L’unica cosa veramente positiva è che nel mondo si è parlato del vergognoso regime di polizia egiziano e della tragica situazione in cui versa la Striscia di Gaza. E forse in questi giorni di incontri e di scambi si sono poste anche le basi di un movimento che sappia agire meglio in futuro.

Tanto di cappello a George Galloway e i suoi valorosi compagni del convoglio di Viva Palestina: fino all’ultimo hanno lottato per entrare, subendo scontri, manganellate e arresti, dopo un incredibile viaggio via terra, via mare e via cielo attraverso l’Europa e il Medio Oriente. E ci sono riusciti.

Ho visto in questi giorni all’opera, all’interno della Marcia, tanti meccanismi tipici dei gruppuscoli. Gente che si parla e rimira allo specchio. Autoreferenziale. La vecchia politica è morta e non serve alla causa della giustizia. Me ne tornerò in Italia rinforzato nella mia convinzione che bisogna voltare definitivamente pagina.

Ho scritto finora cinque canzoni per Gaza e per la Palestina, una, ‘Verrà’, è già incisa. Appena torno registrerò anche le altre: ‘Gaza vivrà’, ‘Lifeline’, ‘Oh Madre Palestina’, ‘Fino all’ultimo giorno-respiro’.

Il ritornello di quest’ultima dice: “son pochi gli anni da vivere che noi abbiam. Difenderò i miei fratelli fino all’ultimo giorno-respiro che il ciel mi darà”.

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

Commenti disabilitati

Rabbini israeliani: ammazzare i bambini è giusto.

Scritto da huey in Israele, diritti umani, esteri, sionismo

Ecco una bella “Guida completa all’uccisione dei non-ebrei”, come l’ha ribattezzata il quotidiano israeliano Maariv. Il titolo originale dell’opera è “L’insegnamento dei Re”, dei rabbini ultra-ortodossi Yitzakh Shapira e Yossi Elitzu, e vi viene illustrata la dottrina che consente agli ebrei di uccidere i gentili (ossia i non-ebrei, quindi chiunque al mondo non si trovi nel novero dei 13 milioni e rotti di ebrei… in pratica, CHIUNQUE).

Vediamo gli estratti da due articoli su questo argomento, che mostra ancora una volta come la vera religione razzista e intollerante non sia l’Islam, ma l’ebraismo ultra-ortodosso (che costituisce la base ideologica del Sionismo, tra l’altro).

___________________

1. La guida completa all’uccisione dei non-ebrei (con introduzione di Gilad Atzmon)

È abbastanza impossibile intuire l’enormità dei delitti compiuti contro l’umanità dallo stato ebraico in nome del popolo ebraico se non si approfondisce la conoscenza della cultura ebraica alla luce dell’insegnamento giudaico.

Il sionismo fu fondato come movimento secolare. Nacque per dare al popolo ebraico, ormai disperso in una diaspora avanzata, una “terra madre nazionale” tutta per sé. Ciononostante, esso contribuì particolarmente nel trasformare il Vecchio Testamento da un libro sacro a un registro secolare e terreno. Via via che si disvelano le barbarie commesse dallo Stato d’Israele, un continuum schiacciante viene stabilito tra le sue politiche assassine e l’odio giudaico per i goy- non ebrei.

Sarebbe giusto obiettare che l’insegnamento giudaico non è un qualcosa di monolitico. Come è noto, uno dei pochi collettivi ebrei che prendono le parti della Palestina si chiama “Torah Jews”, una setta di ebrei ortodossi. In altre parole, la Torah deve contenere al proprio interno un lato umanista e secolare.

Quanto segue è una recensione di Torat-ha Melekh, un “tipo di guida per tutti quelli che si chiedono se e e in quali casi è possibile togliere la vita a un non-ebreo”. È stata pubblicata da Ma’ariv, secondo giornale nazionale di Israele. È una lettura obbligata. Direi addirittura che tutti quei politici corrotti americani e inglesi che sono felici di prendere fondi da magnati israeliani e da altri “amici di Israele” farebbero meglio ad iniziare a capire con quale tipo di ideologia si stanno schierando. (segue)

____________________

2. Rabbini agli USA: «Trattare gli arabi col metodo biblico» (da EFFEDIEFFE)

[...]  Nel novembre scorso due famosi rabbini ultra-ortodossi, rabbi Yitzakh Shapira e Yossi Elitzur, che vivono nell’insediamento di Yitzhar presso Nablus, hanno pubblicato un libro (Torat ha-Melek, «L’insegnamento dei Re») che il quotdiano Maariv ha descritto come «la guida completa all’uccisione dei non ebrei» (2). In 230 pagine il libro delinea le regole halachiche che consentono l’omicidio dei goy. Il saggio è stato altamente lodato da altri ben più importanti rabbini, come Yitzhak Ginsburg, Dov Lior e Yaakov Yosef.

Eccone alcuni passi:

«In ogni caso in cui la presenza di un non-ebreo mette a rischio vite ebraiche, il non-ebreo può essere ammazzato anche se è un gentile giusto, e per nulla colpevole della situazione che s’è creata». «In ogni caso in cui la presenza di un non-ebreo metta in pericolo gli ebrei, può essere ucciso. Anche un civile che assiste ai combattenti può essere ucciso».

«Chiunque assista l’esercito del malvagio in qualunque modo è considerato un persecutore. Un civile che plaude alla guerra dà al sovrano e ai suoi soldati la forza di continuare. Dunque, ogni cittadino dello Stato che si oppone a noi che esprima soddisfazione per le azioni dei (suoi) soldati è considerato un persecutore e può essere ucciso. Allo stesso modo, chiunque indebolisca il nostro Stato con parole o simili azioni è considerato un persecutore».

Alla voce «Intralci» si legge:

«I bambini vengono trovati spesso in questa situazione (di intralcio). Essi ostacolano la via del soccorso con la loro presenza, e lo fanno del tutto forzatamente. Tuttavia, possono essere uccisi in quanto la loro presenza aiuta gli assassini. E’ giustificato uccidere bambini se è chiaro che essi cresceranno per danneggiarci, e in questa situazione possono essere colpiti deliberatamente, non solo nel corso di combattimenti con adulti».

C’è anche un capitolo intitolato: «Offesa deliberata di innocenti». Vi si spiega che coloro che semplicemente appartengono alla nazione nemica vanno considerati nemici, in quanto assistono gli assassini.

Nella conclusione, i due pii rabbini – dopo aver citato ampiamente passi del Talmud e rescritti halachici a sostegno – forniscono finalmente la propria opinione: «Nella legge religiosa abbiamo trovato che i non-ebrei sono generalmente sospettati di versare sangue ebraico; in guerra, questo sospetto diventa molto più forte. Si deve prendere in considerazione di uccidere anche i bambini che non hanno violato le sette leggi noachiche, per via del pericolo futuro che presentano se li si lascia crescere e divenire così malvagi come i loro genitori».

L’omicidio preventivo: siccome i gentili in genere sono sospettati a priori di ostilità nei confronti degli ebrei, si possono uccidere in tranquillità. C’è la presunzione di “volontà di uccidere” gli ebrei. Siamo oltre Minority Report, ma purtroppo questa è la realtà.

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

1 Commento

Il “terrorista” misterioso

Tutti a chiedersi come sia possibile che un giovane “terrorista” (le virgolette sono d’obbligo in questo pastrocchio) abbia potuto passare tranquillamente i controlli di uno degli aeroporti più sorvegliati al mondo. Obama in primis, che ha incaricato il “capo” della Homeland Security, il ministro  Janet Napolitano, di approfondire e capire come abbia fatto una persona già segnalata come possibile terrorista a salire tranquillamente su di un aereo, persino, sembra, senza il passaporto.

I nostri “giornalisti” dai TG nazionali ripetono ossessivamente la medesima inutile domanda: ripetono, i pappagalli, il copione, invece di fare il loro mestiere. Che a quanto pare non consiste più nello scovare le notizie o nell’approfondirle e/o verificarle, ma solo nel ripetere i lanci di agenzia.

A fare un po’ di luce su questo ultimo maldestro attentato, utile per rinfocolare un po’ il “terrore” che stava inopinatamente calando nella pubblica opinione, nonché pretesto per dare un’ennesima stretta di vite alle nostre già limitate libertà, c’è infatti una non-notizia che potrebbe aiutare a ricostruire la storia. Non-notizia perché scomparsa, come tutte quelle “scartate” in quanto non supportano la comoda versione del terrorista musulmano integralista che odia l’occidente e vuole far saltare un aereo. Affiliato ed addestrato da Al Qaeda, ça va sans dire.

La non-notizia consiste nella importante testimonianza di due passeggeri, marito e moglie nonché avvocati del Michigan, riportata in esclusiva dal sito www.mlive.com.

Kurt & Lori

Leggiamo:

Flight 253 passenger: Sharp-dressed man aided terror suspect Umar Farouk Abdul Mutallab onto plane without passport
A Michigan man who was aboard Northwest Airlines Flight 253 says he witnessed Umar Farouk Abdul Mutallab trying to board the plane in Amsterdam without a passport.

Un uomo del Michigan che si trovava a bordo del volo 253 dice di aver visto Umar Farouk Abdul Mutallab tentare di salire sull’aereo senza passaporto“. Interessante, come minimo.

Kurt Haskell [...] and his wife, Lori, were returning from a safari in Uganda when they boarded the NWA flight on Friday. Haskell said he and his wife were sitting on the ground near their boarding gate in Amsterdam, which is when they saw Mutallab approach the gate with an unidentified man.

Kurt Haskell e sua moglie Lori erano di ritorno da un safari in Uganda quando salirono a bordo del volo NWA venerdì scorso. Haskell afferma che lui e sua moglie sedevano a terra accanto al gate per l’imbarco, all’aeroporto di Amsterdam, quando videro Mutallab avvicinarsi al gate in compagnia di un altro uomo non identificato“.

While Mutallab was poorly dressed, his friend was dressed in an expensive suit, Haskell said. He says the suited man asked ticket agents whether Mutallab could board without a passport. “The guy said, ‘He’s from Sudan and we do this all the time.’” Mutallab is Nigerian. Haskell believes the man may have been trying to garner sympathy for Mutallab’s lack of documents by portraying him as a Sudanese refugee.

Mentre Mutallab era piuttosto malvestito, l’uomo in sua compagnia indossava un elegante completo, dice Haskell. Afferma che l’uomo con il completo elegante chiese agli agenti addetti al controllo delle carte d’imbarco se Mutallab potesse salire a bordo dell’aereo senza il passaporto. Il tipo disse ‘E’ del Sudan, e lo facciamo sempre’. Ma Mutallab è nigeriano. Haskell crede che l’uomo stesse tentando di guadagnare il favore [dei controllori] per la mancanza di documenti facendolo passare per un rifugiato politico sudanese.

The ticket agent referred Mutallab and his companion to her manager down the hall, and Haskell didn’t see Mutallab again until after he allegedly tried to detonate an explosive on the plane.

L’agente al controllo disse a Mutallab ed al suo accompagnatore di rivolgersi al loro capo, in fondo alla hall, e da allora Haskell dice di non aver più visto Mutallab fino al suo presunto tentativo di far detonare l’esplosivo  sull’aereo in volo“.

L’articolo prosegue con la testimonianza di come, a 10 minuti dall’atterraggio, Haskell abbia visto dell’agitazione dopo aver sentito una hostess che diceva di sentire puzza di fumo, e di aver visto delle fiamme alzarsi da un sedile ed avvolgerlo per poi propagarsi alle pareti e al tetto. Dopo un po’ di concitazione, due passeggeri avevano bloccato Mutallab per consegnarlo immobilizzato all’equipaggio. Solo quando l’aereo fu atterrato e il fallito attentatore venne portato via in manette, Haskell comprese che era lo stesso uomo che aveva visto ad Amsterdam tentare di prendere il volo senza passaporto (articolo completo).

Ora, se i nostri “giornalisti” volessero DAVVERO indagare su questo presunto fallito attentato, dovrebbero cominciare ad interrogarsi su chi fosse l’uomo col “completo elegante” e su come sia riuscito ad infilare Mutallab sull’aereo SENZA PASSAPORTO,  eludendo ogni controllo.

Questo, se avessero un minimo di dignità umana e professionale. Ma siccome i tanti guidolimpio che affollano le redazioni dei quotidiani italiani non ne hanno né l’interesse né tanto meno ne avvertono la necessità (tutt’altro, sapendo qual è il cavallo vincente preferiscono cavalcare quello), le speranze che questa non-notizia possa trovare la strada della pubblicazione e dell’approfondimento sono prossime allo zero.

Perlomeno, però, quando con aria drammatica ed enfasi studiata faranno finta di interrogarsi “ma come è possibile che…“, sapete già che, come sempre più spesso accade in questi tristi tempi moderni, vi stanno prendendo per i fondelli.

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

1 Commento

Vaccino A/H1N1 – Polonia-Italia 1-0 sul fronte antibufala

Scritto da huey in information, medicina, salute

Il ministro polacco della salute rifiuta di acquistare i vaccini-bufala contro l’influenza A/H1N1, e denuncia apertamente la truffa perpetrata ai danni dei contribuenti ed a vantaggio di Big Pharma (qui).

Ecco la splendida ed intelligente risposta del nostro Fazio:

Influenza A, Fazio replica al ministro polacco
“Polemica sul vaccino per motivi politici”

ROMA – Il ministro della Salute polacco, Ewa Kopacz, “avrà avuto motivi politici” per alimentare le polemiche sulla sicurezza del vaccino contro l’influenza A. Lo ha affermato il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, oggi a Roma a margine di una conferenza stampa organizzata alla Camera dall’associazione Salute Donna onlus.

Sicuramente non può avere motivazione tecniche – ha aggiunto Fazio – perché altrimenti dovrebbe mettere in discussione l’Organizzazione mondiale della sanità, l’Agenzia europea del farmaco e gli altri Stati che hanno avviato la vaccinazione. Quindi può avere solo motivazioni politiche. Non so quali, non so se, ad esempio, hanno accesso ai vaccini o meno. Ci possono essere molti motivi, che possono portare ad alzate d’ingegno di questo genere”, ha concluso il viceministro.

Attenzione, gente, che qui la fallacia logica è palese e l’arrampicata sugli specchi scopertissima: le accuse della sig.ra Kopacz “non possono essere tecniche” semplicemente perché “sarebbe troppo grossa” (e inoltre implicherebbe che anche il nostro governo è complice della truffa); ragion per cui, il suo attacco deve avere per forza “ragioni politiche”, che però Fazio ammette di “non conoscere”.

Quindi qual è in sintesi la posizione di Fazio? Che Il ministro è sicuramente in mala fede perché una cosa così grossa non può essere possibile. Un grande. Anche perché, lui in malafede di certo non è, non sta mica coprendo un qualche insignificante conflitto di interessi del ministro Sacconi, vero (vedi alla voce “Enrica Giorgetti“)?

Influenza_suina.gif-580x456

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

Commenti disabilitati

Sionismo – Appunti sul razzismo

Scritto da huey in information

_____________

Il rabbino Ytzhak Shapiro, che guida la scuola talmudica Od Yosef Chai nella «colonia» illegale di Ytzhar, ha sancito: «Anche neonati e bambini possono essere uccisi se pongono una minaccia per la azione. E’ permesso uccidere i Giusti fra le Nazioni anche se non sono responsabili della situazione di minaccia. Se uccidiamo un gentile che ha peccato o violato i sette comandamenti  – poichè noi sorvegliamo i comandamenti – non c’è nulla di sbagliato».

_____________

Anche la Corte d’appello di Londra ha avuto un rigurgito antisemita. Ha obbligato la Jewish Free School di Londra ad ammettere un ragazzo, che la scuola aveva rifiutato perché, benché il padre fosse ebreo, sua madre è non-ebrea, e la sua conversione all’ebraismo era stata giudicata invalida dai rabbini.

I giudici inglesi hanno accolto il ricorso dei genitori, con questa motivazione: «Il presupposto secondo il quale un potenziale studente può essere considerato per lammissione solo se sua madre è ebrea è un test sulletnicità che va contro la Race Relations Act. Siano le ragioni benigne o maligne, teologiche o suprematiste, ciò non rende la situazione più o meno legale». Insomma la Corte ha giudicato razzista, e dunque illegale secondo le norme inglesi, la pretesa della scuola.

Rav Shmuely Boteach fulmina «l’incredibile intromissione della magistratura negli affari di una religione», e grida: «E così difficile per i giudici inglesi capire che l’appartenenza a un popolo passa attraverso un genitore? Gli ebrei sono, prima di tutto, un popolo e solo dopo sono una religione. Noi eravamo i figli di Abramo, Isacco e Giacobbe prima di ricevere la Torah sul Monte Sinai e iniziare a praticare i principi dell’ebraismo. Essere un popolo viene prima ed è completamente indipendente da qualsiasi affermazione religiosa. Essere ebrei non è qualcosa che si può perdere e non è qualcosa a cui si può rinunciare. In questo senso, l’ebraismo è radicalmente diverso dal cristianesimo, che richiede un cosciente atto di affermazione della fede. Mentre non possono esserci cristiani atei, di ebrei non credenti è pieno il mondo. Sono sbalordito dal fatto che un tribunale inglese lo possa mettere in dubbio. Negli 11 anni trascorsi in Gran Bretagna, non ho mai sentito nulla di così offensivo.Questa sentenza costituisce un assalto giuridico alla vera integrità della religione ebraica così com’è praticata in Gran Bretagna ed è uno spartiacque nella storia ebraica moderna. E con le recenti storie di accademici inglesi che cercano di boicottare i loro colleghi israeliani e la crescita dell’antisemitismo, si rafforzerà ancora di più l’idea che la Gran Bretagna stia diventando un luogo ostile agli ebrei».

I giudici inglesi – scioccamente convinti che «se il ragazzo pratica l’ebraismo, allora è ebreo» anche se sua madre non è della razza –  dovranno capire che le leggi contro la discriminazione su base etnica non si applicano al popolo eletto.

_______________

Rabbi Baruch Levy, in una lettera a Karl Marx sul comunismo, che fu scoperta e pubblicata dalla “Revue de Paris”  il 1 giugno 1928: «Il popolo ebraico nel suo insieme sarà il messia di se stesso. Avrà il dominio del mondo attraverso la dissoluzione delle altre razze, con l’abolizione delle frontiere, l’annichilimento dell’istituto monarchico, e stabilendo una repubblica mondiale in cui gli ebrei eserciteranno la cittadinanza dovunque. In questo nuovo ordine mondiale, i figli di Israele forniranno tutti i leader senza incontrare opposizione (…). Sarà allora possibile ai governanti ebrei abolire la proprietà privata, e fare uso delle risorse dello Stato. Così sarà adempiuta la promessa del Talmud, in cui è detto che quando verranno i tempi messianici gli ebrei avranno tutte le ricchezze del mondo in mano loro». (Baruch Levy, Letter to Karl Marx, ‘La Revue de Paris’, p.574, June 1, 1928)

Sebbene la “lettera” di cui sopra venga da molti considerata un falso fabbricato da “antisionisti”, alla stregua dei noti Protocolli dei Savi di Sion, nondimeno dà eco a  reali aspettative dei sionisti sollevate da Herzl nella seconda  metà dell’800. Falsa o reale che sia la “lettera”, l’Unione Europea realizzerà questo vaticino sionista, visto che il Trattato di Lisbona ormai è realtà.

_______________

(fonte degli estratti: FDF – Maurizio Blondet)

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

1 Commento

Il Dipartimento di Stato USA: “Israele è intollerante”

Scritto da huey in information

Il Dipartimento di Stato americano sentenzia: quella israeliana non è una società tollerante

Ad Israele mancano i più basilari requisiti per potersi considerare una società pluralistica e tollerante, secondo un recente rapporto del Dipartimento di Stato USA. Nonostante si vanti di favorire la libertà religiosa e la protezione di tutti i siti sacri, Israele in realtà si dimostra molto carente riguardo la tolleranza verso le minoranze, la parità di trattamento dei gruppi etnici, l’apertura nei confronti delle diverse correnti presenti nella società, il rispetto dei luoghi sacri e non. L’esauriente rapporto, redatto dall’Ufficio per la Democrazia, Diritti Umani e Lavoro del Dipartimento di Stato, sostiene che Israele discrimini gruppi di persone quali Musulmani, Testimoni di Geova, Ebrei Riformati, Cristiani, donne e beduini.

Il rapporto sostiene che la legge del 1967 sulla protezione dei luoghi sacri si riferisce a tutti i gruppi religiosi presenti nel Paese, Gerusalemme inclusa, ma in realtà “il governo istituisce norme a tutela esclusivamente dei siti ebraici. I siti non-ebraici non godono di tutela legale perché il governo non li riconosce come luoghi sacri.” A fine 2008, ad esempio, tutti i 137 siti ufficialmente riconosciuti come “sacri” da Israele erano ebraici. Inoltre, Israele ha approvato norme per l’identificazione, la conservazione e l salvaguardia dei soli siti ebraici. Molti luoghi cristiani e musulmani vengono considerati trascurati, inaccessibili o a rischio di sfruttamento da parte di imprenditori edili e delle autorità locali. Il rapporto chiede esplicitamente che questa pratica, divenuta routine in Israele e considerata inaccettabile nei paesi civili, venga corretta al più presto.

Tra i tanti esempi, il rapporto sottolinea come a più di 300.000 immigranti che non vengono considerati ebrei secondo la legge rabbinica non sia consentito contrarre matrimonio o divorziare in Israele o essere seppelliti nei cimiteri ebraici.

fonte: Haaretz

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

1 Commento

Sionismo – Fair-weather friends

“Where Have All the Friendships Gone…”
di Uri Avnery – 24/10/09

uriavnerylogo

Secondo un proverbio cinese, se qualcuno per strada ti dice che sei ubriaco, puoi ridergli in faccia. Se una seconda persona ti dice che sei ubriaco, comincia a rifletterci. Se te lo dice un terzo, va’ a casa e fatti una bella dormita.
La nostra leadership politica e militare ha già incontrato la terza, la quarta ed anche la quinta persona. E tutte dicono che è necessario indagare sui fatti legati all’operazione “Piombo Fuso”.

Le possibilità sono tre:

* condurre una seria investigazione;
* ignorare le richieste e procedere come niente fosse;
* condurre un’indagine “pilotata”.

E’ FACILE accantonare la prima ipotesi: non ha la minima possibilità di essere adottata. Fatta eccezione per i soliti noti (incluso il sottoscritto) che hanno richiesto un’indagine ben prima che chiunque in Israele avesse mai udito il nome del giudice Goldstone, nessuno la sostiene. Tra tutti i membri dei nostri apparati politici, militari e dell’informazione che in questi giorni suggeriscono una “inchiesta”, non ce n’è uno, letteralmente nessuno, che con ciò voglia intendere una vera indagine.  L’obiettivo è di ingannare i Goyim (ossia i Gentili, i non-ebrei, termine spesso inteso con accezione negativa e spregiativa, NdT)  e ridurli al silenzio. Leggi tutto…

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

Commenti disabilitati

Sionismo – PER UN NUOVO ESODO

Scritto da huey in Israele, sionismo, storia

Posto pari pari da Blogghete!! (dopotutto, questo è il senso di un metablog, credo… grazie a Freda per la traduzione).

Per ricambiare, appena ho tempo di finirla posterò una mia traduzione di un pezzo scritto da un altro ebreo anti-sionista.

__________________

TUTTO SOMMATO SONO UN AUTENTICO EBREO SIONISTA

di Gilad Atzmon (dal sito di Gilad Atzmon)

traduzione di Gianluca Freda

Sono un sopravvissuto dell’Olocausto

Sì, sono un sopravvissuto, poiché sono riuscito a sopravvivere a tutti gli spaventosi racconti sull’Olocausto: quello sul sapone [1], quello sui paralumi in pelle umana, quello sui campi, sulle esecuzioni di massa, quello sul gas [2] e quello sulle marce della morte [3]. Sono riuscito a sopravvivere a tutta questa roba.

Nonostante tutte queste favole volte a seminare paura, che furono appositamente inculcate nella mia anima da quando aprii gli occhi per la prima volta, sono diventato un essere umano normale e perfino di successo. In qualche modo e contro ogni probabilità sono riuscito a sopravvivere all’orrore. Sono riuscito anche ad amare il mio prossimo. Nonostante tutti questi indottrinamenti paurosi e traumatici, sono miracolosamente riuscito a padroneggiare il mio gioioso sassofono alto anziché un lamentevole violino.

Anzi, ho già deciso che nel caso in cui la Regina, o qualsiasi altro membro della Famiglia Reale, dovesse prendere in considerazione l’idea di nominarmi baronetto per i miei risultati nel campo del bebop, o per aver osato fronteggiare la barbarie sionista con la mia nuda penna, cambierò immediatamente il mio pseudonimo da Atzmon a Vive, solo per diventare il primo e unico Sir Vive [in inglese suona come survived, sopravvissuto, NdT].

Sono assolutamente contrario alla negazione dell’Olocausto

Condanno in modo netto tutti coloro che negano i genocidi che stanno avendo luogo in nome dell’Olocausto. La Palestina è un esempio, l’Iraq un altro e quello tenuto in serbo per l’Iran è probabilmente troppo spaventoso da contemplare.

L’Olocausto è una religione relativamente nuova [4]. E’ priva di pietà o di compassione e promette invece soddisfazione attraverso la vendetta. Per i suoi seguaci è in qualche modo liberatoria, perché consente loro di punire chiunque vogliano finché ne ricavano piacere. Ciò potrebbe spiegare perché gli israeliani abbiano finito per punire i palestinesi per i crimini compiuti dagli europei. E’ piuttosto chiaro che questa nuova religione emergente non parla semplicemente di “occhio per occhio”; parla invece di un occhio per migliaia e migliaia di occhi.

Un mese fa, mentre era in visita ad Auschwitz, il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha lasciato una nota nel registro ufficiale dei visitatori: “Un Israele potente sarà allo stesso tempo sollievo e vendetta” [5]. Nessuno sarebbe riuscito a riassumere meglio l’aspirazione di questo culto. La religione dell’Olocausto non offre redenzione. E’ una cruda e violenta manifestazione di bieca brutalità collettiva. Non può risolvere nulla, poiché un’aggressione non può che portare a nuove e nuove aggressioni. Nella religione dell’Olocausto non c’è posto né per la pace né per il perdono. Date retta a Barak, è nella vendetta che questa gente trova sollievo.

Negare il pericolo rappresentato dalla religione dell’Olocausto e dai suoi seguaci significa essere complici di un sempre più ampio crimine contro l’umanità e contro ogni possibile valore umano.

Sono anche un fervente sostenitore del Progetto Nazionale Ebraico

Alcuni pensano che dopo 2000 anni di “spettrale Diaspora” gli ebrei abbiano diritto ad una propria “nazione d’appartenenza”. A quanto pare i sionisti avevano intenzioni serie. Lo Stato Ebraico è oggi sufficientemente reale da aver trasformato l’intero Medio Oriente in una bomba a tempo.

Scorrere il registro dei crimini compiuti da Israele contro l’umanità nel corso degli ultimi sei decenni non lascia molto spazio per la speculazione. Abbiamo a che fare con una società sinistra e patologica. Di conseguenza, per quanto alcuni di noi possano concordare sul fatto che gli ebrei debbano poter godere di un ipoetico diritto ad un proprio stato, il pianeta Terra non è certamente il luogo ideale per una simile realizzazione.

Solleciterei dunque la NASA ad unirsi al progetto e a compiere sforzi particolari per trovare un idoneo pianeta alternativo che possa fungere da patria dei sionisti, nello spazio o meglio ancora in un’altra galassia. Il Progetto Galattico Sionista implicherebbe il passaggio immediato dalla “Terra Promessa” al “Pianeta Promesso”. Sottolineerei in modo entusiastico che anziché cercare “una terra senza popolo per un popolo senza terra”, ciò che dobbiamo realmente cercare è un “pianeta solitario”. Al limite anche “deserto”, visto che questa gente si vanta di saper fare fiorire i deserti. In un pianeta di loro proprietà i sionisti galattici non avrebbero più bisogno di opprimere nessuno, non potrebbero più compiere pulizie etniche, non dovrebbero rinchiudere le popolazioni indigene in campi di concentramento, perché non ci sarebbero intorno popolazioni indigene da tormentare, affamare, massacrare e cancellare. Non dovrebbero più lanciare fosforo bianco addosso ai loro vicini, perché non avrebbero nessun vicino. Raccomando caldamente alla NASA di cercare un pianeta a gravità molto bassa, affinché alla gente sia possibile andare in giro sentendosi leggera. Dopo tutto vogliamo che i nuovi sionisti galattici possano godersi il loro futuristico progetto tanto quanto i palestinesi e molti altri si godrebbero la loro assenza.

Perciò eccomi qui, in fondo sono un autentico ebreo: sono un sopravvissuto, mi oppongo alla negazione dell’Olocausto, sostengo l’aspirazione nazionale ebraica. Neanche il rabbino capo d’Inghilterra potrebbe chiedermi di più.

__________________________

note:

1 – Recentemente riconosciuto come “mito” dal museo israeliano dell’Olocausto Yad Vashem.

2 –  Un fatto storico tutelato dalla Legge Europea.

3 – Un racconto leggermente confuso. Se ai nazisti interessava annichilire l’intera popolazione ebraica d’Europa, come suggerito dalle narrazioni ortodosse del sionismo sull’Olocausto, allora è piuttosto arduo capire cosa li abbia spinti a far marciare ciò che restava dell’ebraismo europeo verso l’ormai distrutta madrepatria nazista in un momento in cui era chiaro che stavano perdendo la guerra. Le due narrazioni, cioè “annichilimento” e “marce della morte”, sembrano contraddirsi l’una con l’altra. L’argomento necessita di ulteriore elaborazione. Posso solo suggerire che le risposte ragionevoli in cui mi sono imbattuto danneggiano gravemente la narrazione olocaustica del sionismo.

4 – Il professore di filosofia israeliano Yeshayahu Leibowitz è stato probabilmente  il primo a definire l’Olocausto “nuova religione ebraica”.

5 – http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3790707,00.html

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

1 Commento

Sionismo – Solidarietà ad Antonio Caracciolo

Scritto da huey in information

thumb_info220_img_001 (Angelo Pezzana e Fiamma Nirenstein, agenti sionisti in Italia)

Tanto tuonò che piovve.

Antonio Caracciolo, professore di filosofia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, è l’ennesima vittima della tecnica dell’assassinio morale usata dai sionisti contro i propri avversari.

Da anni Caracciolo si occupa di monitorare, tramite il suo blog “Civium Libertas”, lo stato delle libertà civili in Italia, e soprattutto l’influenza dei sionisti nella repressione della libertà di informazione su alcuni temi, quali Israele e l’Olocausto. In particolare, Caracciolo è diventato un nemico dei sionisti da quando ha apertamente denunciato le tecniche di disinformazione  e propaganda attuate dal sito “Informazione Corretta”, che al contrario di quanto farebbe supporre il nome è un’agenzia sionista che si occupa di promuovere l’immagine di Israele in Italia, attaccando sistematicamente ogni minima critica mossa alla politica neo-imperialista di Israele o alla religione laica dell’Olocausto (suo strumento di persuasione morale).

Caracciolo è stato più volte oggetto delle attenzioni degli agenti sionisti operanti in Italia, e già in passato più volte è stato attaccato per questo.

Ora, però, il livore accumulatosi nei suoi confronti ha raggiunto l’apice, e grazie al potere di influenza sui mezzi di stampa e sulla politica, i sionisti sono riusciti ieri a farlo finire sui giornali nazionali,  in quanto “storico negazionista”. Il c.d. “negazionismo” è l’ennesima invenzione dei sionisti, che così come il termine “antisemita” serve come grimaldello per scardinare fatti ed opinioni scomode, costituisce un marchio d’infamia indelebile (che opera quindi a prescindere dal fatto di essere vero e/o provato).

Caracciolo, la cui opera seguo da anni, è uno dei pochi studiosi con la schiena diritta rimasti in questo Paese servo, più realista del re. Si è sfruttata la sua battaglia a difesa dei c.d. “storici negazionisti”, che ha una solida base ideologica, per additarlo in base ad un’oscura e misteriosa proprietà transitiva come “negazionista” a sua volta, prescindendo dal fatto che lui non ne condivida necessariamente le tesi tout-court, nonché senza analizzare la fondatezza delle tesi stesse: la religio holocaustica non lo consente.

Cosa dice Caracciolo, in sostanza? Che ogni storico, in una vera democrazia liberale, ha il diritto di svolgere le sue ricerche e di divulgarne i risultati, e che non si può mettere una “museruola preventiva”, in base all’argomento delle ricerche. Non si può decidere a monte quali ricerche storiche siano accettabili e quali invece no. In altre parole, ha denunciato i tentativi della lobby (riusciti in quasi tutta Europa), di decidere quali studi abbiano diritto di asilo e quali no. In Francia, in Germania, in Austria, in Svizzera vi sono studiosi detenuti semplicemente per aver sollevato dubbi sulla reale portata della c.d. “shoah”, sulla base di prove documentali e fatti. Ma questi dubbi non vengono confutati con contro-argomentazioni,  confutando quindi i fatti con altri fatti uguali e contrari, semplicemente vengono additati come “vergognosi” ed “antisemiti”, e perciò esclusi dalla discussione a priori. E’ contro questa iniqua discriminazione che si batte Caracciolo.

E in questo sua battaglia, ha fatto “l’errore” di riportare sul suo sito stralci delle opere di storici considerati “negazionisti”, per analizzarne nel merito le tesi.

Secondo Caracciolo, infatti, tutte le tesi hanno diritto di asilo in una democrazia liberale, sarà poi il pubblico a selezionare automaticamente quelle che non ritiene credibili e/o accettabili. La censura preventiva, seppure con presunti nobili fini (impedire la rinascita di “rigurgiti neonazisti”), impedisce a qualsiasi democrazia di potersi definire tale.

Questo il vero “Peccato” di Caracciolo, imposto da quella religio holocaustica i cui guasti sono ben evidenziati nel libro di Finkelstein (storico ebreo) “L’industria dell’Olocausto”: aver preso le parti, da un punto di vista ideologico, dei perseguitati dalle norme anti-negazionismo, senza necessariamente sposarne le ricerche nel merito, ma pretendendo che quelle ricerche avessero diritto di asilo.

I sionisti hanno preso la palla al balzo, e Caracciolo è stato sbattuto in prima pagina come mostro “negazionista” con nostalgie neofasciste. Falso, ovviamente, ma non conta: il marchio d’infamia una volta imposto non può essere più rimosso. Ed ecco allora i politici romani mettersi in coda per denunciare lo “storico negazionista”, una sfilata vergognosa di servi della lobby.

Leggiamo e inorridiamo di fronte al potere pervasivo della lobby:

Il sindaco, Gianni Alemanno, che domenica volerà ad Auschwitz nell’ambito dell’iniziativa del Viaggio della Memoria, chiede che si prendano provvedimenti: “Mi attiverò con il rettore – ha spiegato – affinché il professore venga sospeso. Chiederò ovviamente accertamenti. Ho letto che è anche iscritto a un club di Forza Italia. Faremo verifiche anche in questo senso”. Per Alemanno il professore “o è in malafede o non ha nessun fondamento culturale”. Gli risponde subito Frati, che preannuncia provvedimenti: “Ringrazio il sindaco per la sollecitudine in questa circostanza. Ci stiamo attivando per valutare un provvedimento disciplinare nei confronti di Caracciolo”.
Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, si dice certo che “sarà l’università stessa a reagire”: “Le notizie apparse oggi su Repubblica sono la drammatica conferma di quello che diciamo da tempo: la nostra missione è evitare che la memoria diventi storia e che si perda la forza che deve avere la comprensione dei fatti storici. La cosa che più mi preoccupa è che ci sono tanti casi di negazionismi non affermati con questa spudoratezza ma che vivono nell’ambiguità di posizioni di non coerenza, che sono anche peggiori di chi si assume la responsabilità di dirlo”.
Tra quanti chiedono l’allontanamento del docente, Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci, e il presidente del consiglio comunale di Roma, Marco Pomarici, secondo il quale “non è tollerabile che determinate affermazioni circolino liberamente nella più grande Università europea, per di più, in un corso dove si insegna la filosofia del Diritto. Simili teorie possono generare odio e recrudescenze di antisemitismo è di tutta evidenza quindi che Caracciolo non è adatto all’insegnamento e va allontanato”. [...]
Interviene anche il presidente della Regione, Piero Marrazzo, che vorrebbe “poter guardare negli occhi questo professore”, per potergli “trasmettere le immagini che io mi sono portato da Auschwitz, dallo Yad Vashem”. E, sulla linea di quanto affermato da Frati, che aveva auspicato un viaggio del docente a Dachau, Marrazzo dice: “Vorrei che lui andasse a Birkenau ed entrasse nella stanza dei bambini”. L’eco della notizia arriva anche al Festival Internazionale del Film, in corso a Roma e dove i fratelli Joel e Ethan Coen, nell’ambito della presentazione del loro ultimo lavoro, hanno commentato: “Mamma mia! Ci sono molti pazzi nel mondo, è molto strano sentire cose di questo genere in un contesto accademico”.

Come vedete, ci sono proprio tutti: quando la lobby dà il “la”, tutti cantano a tono.

Qui, nel mio piccolo, denuncio questo attacco vergognoso e indecente contro una persona seria ed integerrima, uno dei pochi in Italia che non ha paura della propria coerenza, al contrario dei nostri politici à la Fini e Alemanno, che saltano ogni volta che la lobby glielo ordina.

Qui l’autodifesa basita di Caracciolo, dalla quale traspare soprattutto lo stupore. Leggere anche i commenti può risultare utile.

E qui invece una lucida analisi del fatto da parte di Maurizio Blondet, considerato dalla lobby un “antisemita”, probabilmente con qualche fondo di verità, ma senza mai analizzare nel merito le sue “tesi” (altro caso di character assassination per evitare di argomentare).

Probabilmente, da oggi anche io entrerò nelle grazie di Pezzana & soci, e per aver difeso per principio la libertà di pensiero di un “filosofo negazionista” verrò elencato nel libretto nero dei corretti informatori sotto la voce “negazionista della Shoah“. Pazienza, fortunatamente sono in ottima compagnia (anche qui).

Chissà se riuscirò a vedere il giorno in cui saremo liberi dal giogo di questo ricatto morale…

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

2 Commenti

Trattato di Lisbona – Promemoria per gli entusiasti

Dedicato a tutti i masochisti che hanno “gioito” per il SI’ irlandese.
____________________

Con il sì irlandese, entra in pieno vigore il trattato di Lisbona. Che significa: nessun Paese-membro avrà più il diritto di veto, in materie di alto interesse nazionale come l’armonizzazione fiscale, il diritto penale, i trasporti, la politica energetica, la sanità pubblica, il cambiamento climatico, eccetera.

La UE avrà il controllo totale sulle politiche d’immigrazione (articolo 79 del TFEU), che saranno sottratte agli Stati.

Gli Stati grossi avranno più peso di prima, perchè il potere di voto è in rapporto alla popolazione. La Germania, che «valeva» l’8%, varrà il 17%, l’Italia (e la Francia e l’Inghilterra) peseranno il 12%. Il voto irlandese peserà lo 0,8%, ossia la sua voce in capitolo sarà dimezzata: bella conquista, la sua vittoria del sì.

Diverremo tutti veri cittadini della UE, obbligati ad obbedire alle «leggi» eurocratiche al disopra delle leggi nazionali; in caso di conflitto tra i due ordinamenti, prevale quello UE (tranne per la Germania, la cui Corte Costituzionale ha sancito il primato della costituzione nazionale tedesca).

La Corte di Giustizia europea porrà come obbligatoria la Carta dei diritti fondamentali UE. Dato il potere delle note lobby in Europa, è aperta la possibilità per queste lobby di imporre legalizzazioni gradite a omosessuali, alla lobby dell’eutanasia, o alla penalizzazione del «negazionismo» e «revisionismo» olocaustico; leggi matrimoniali, diritti dei bambini, leggi di successione, legalizzazione di droghe, passano alla competenza eurocratica.

Secondo la nuova normativa, ogni Stato è richiesto di «aumentare progressivamente le proprie capacità militari» (articolo 6 del TEU) e di assistere qualunque altro Stato membro che venga attaccato «con tutti i mezzi a loro disposizione».

Se si pensa che lorsignori vogliono far entrare la Georgia, e che Israele è già membro di fatto (con tutti i vantaggi e nessun obbligo), c’è da tremare.

Il trattato è «auto-emendante»: il che significa che i primi ministri e i presidenti potranno portare le aree politiche in cui ancora rimane il diritto di veto sotto la norma generale, e quindi imporre anche in queste aree la votazione a maggioranza qualificata – e ciò senza bisogno di varare ulteriori trattati europei nè tanto meno, di referendum.

Infine, avremo un vero presidente europeo. Durerà in carica due anni rinnovabili, e sarà Tony Blair, ossia il cittadino di un Paese che non fa parte a pieno della UE. Chi ha deciso che deve essere Blair?

ireland_yes.jpgProviamo a indovinare: gli è stato promesso questo premio per aver dato una mano alle guerre volute dai neocon e da Bush. Blair ha approvato tutte le mosse americane di questo genere. Ha approvato ed attuato con Washington le sanzioni economiche contro l’Iraq, durate dal 1990 al 2003 data dell’invasione, che hanno portato alla morte – si ritiene – di mezzo milione di bambini iraheni per malnutrizione e mancanza di cure mediche. Si è affiancato all’America in una guerra di aggressione, giustificandola con pretesti inventati (armi di distruzione di massa).

Forse qualcuno ricorderà il «Memorandum Downing Street», dove Blair, allora premier, ordinava di «mettere più pepe» (sex-up) nei rapporti dell’intelligence britannico, che non confermavano le armi di distruzione di massa di Saddam – che non esistevano (1). Di conseguenza, mandò ad uccidere e morire centinaia di soldati britannici, che si macchiarono a loro volta di atrocità.

Un vero criminale di guerra, recentemente convertitosi al cattolicesimo; il che non gli impedisce di partecipare a cerimonie come il rito «azteco» in a cui lui e sua moglie Cherie (cattolicissima) hanno partecipato nel 2002: praticamente nudi, attorno ad una falsa piramide azteca nei giardini dell’Hotel Mamora sulla costa caraibica del Messico, ad aspirare misticamente la luce-energia delle stelle (2).

Tony Blair del resto è noto per aver richiesto ad una sua ex fidanzata (Carole Caplin) una seduta spiritica New Age, per evocare una forza chiamata «La Luce». E la moglie Cherie ha il suo guru-guaritore-erborista.

Inoltre, Tony Blair è membro del Bilderberg, ed è stato messo a capo del «quartetto» che dovrebbe risolvere il problema palestinese: non avendolo risolto, ha meritato la nomina a presidente della UE.

Blair, come ha scritto il Times, è il presidente UE «che nessuno vuole davvero», ma che i 27 capi di governo dell’Unione voteranno comunque (anche se Frattini, gliene va dato atto, ha levato qualche educata obiezione), perchè così è stato deciso.

Da chi? Dal Bilderberg, che dal 1955 elaborò per noi, a nostra insaputa, il piano per donarci l’euro, ossia con 40 anni di anticipo? (3) O dall’altra potentissima lobby che non è il caso di nominare?

Comunque sia, Blair obbedirà al Bilderberg e alla lobby, o alle lobby più varie. Evviva il Trattato di Lisbona!

fonte: EFFEDIEFFE

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

Tags:

1 Commento

Notizie – di Forrest Gump e d’altro

Scritto da huey in all the rest, information, metablog

IL TRATTATO TRUFFALDINO

Quanti di voi sanno esattamente in cosa consista l’approvando (con la forza) Trattato di Lisbona? Non lo sapete? Niente di cui vergognarsi, anche i nostri parlamentari l’hanno votato quasi all’unanimità senza neanche conoscerlo. Lo sapete, ad esempio, che su oltre 80.000 norme, regolamenti, sentenze, ecc. il Parlamento europeo NON ha possibilità di intervenire? Non decide nulla, nella sostanza.

E quindi anche gli illusi che il sistema della rappresentanza (il voto) funzioni, dovrebbero ricredersi, sul nuovo Trattato: qui non c’è neanche quella, solo il suo fantasma.

D’altro canto, in tutta Europa “i nostri rappresentanti” nei rispettivi parlamenti stanno consegnando la sovranità dei loro Paesi ad una entità non eletta e scarsamente controllabile (la Commissione), e lo ignorano beatamente. Dopo il fallimento della Costituzione europea, bocciata per referendum in diversi Paesi (Francia ed Olanda nel 2005), i burocrati al soldo delle banche ci riprovano, riproponendo la vecchia Costituzione sotto forma di Trattato (non soggetto a referendum se non in Irlanda), by-passando così la volontà della maggioranza popolare palesemente avversa alla creazione di un super-stato europeo.

Purtroppo, l’ordine di APPROVARE è chiaro, altrimenti perché si sarebbero costretti gli irlandesi ad un nuovo referendum, dopo che con l’ultimo avevano bocciato sonoramente il Trattato? E’ così che funziona la “buro-democrazia” europea: la gente vota, dice di no, il risultato non viene accettato, e si costringe la gente a votare di nuovo, ancora e ancora, finché non verrà fuori un verdetto positivo. Bella, la “democrazia”, nevvero? Mi ricorda una battuta di Celentano “allora, qual è la tua risposta positiva?“… fingono di chiedere, in realtà pretendono, perché hanno già deciso.

Siamo quindi COSTRETTI a digerire un Trattato liberticida che consegnerà le nostre esistenze ad una ristretta cerchia di burocrati non eletti dipendenti dalla plutocrazia mondiale. Questa è la triste realtà.

per saperne di più

____________________ articoli vari _____________________

1. L’Aquila: UN MIRACOLO CHE SA DI FALLIMENTO

2. FORREST GUMP E JEAN SEBERG: La propaganda di Hollywood a beneficio dell’immagine USA

3. Le spesucce tricolori in Afghanistan…

4. U.S. Story on Iran Nuke Facility Doesn’t Add Up (in INGLESE)

e una simpatica vignetta dal nostro amico del Gongoro (dalla serie di strisce pubblicata in Grecia “Collective Hope”):

CollectiveHope55

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

Commenti disabilitati

Israele – aggiornamenti

Niente da fare. Hanno persino piazzato un magistrato ebreo sudafricano, Richard Goldstone, a dirigere la commissione ONU che doveva giudicare sui presunti crimini commessi da Israele a Gaza, ma questo ha avuto solo il potere di “ammorbidire” il verdetto nelle parole, non nella sostanza: Israele ha commesso crimini di guerra a Gaza.
Il rapporto si può leggere integralmente qui, ne posto di seguito un estratto:

«La missione ha dovuto considerare se la serie di atti volti a privare la popolazione di Gaza dei mezzi di sussistenza, di lavoro, di abitazione e d’acqua, che negano la libertà di movimento e il diritto di entrare ed uscire dal Paese, che limitano l’accesso a cure e tribunali, sia da ritenersi “persecuzione”, che è un crimine contro l’umanità»

Una mazzata, per l’unica-democrazia-mediorientale. Che intanto mette in moto tutti i suoi apparati di propaganda per porre in cattiva luce tanto il messaggio quanto il messaggero, onde delegittimarli entrambi.

In Italia il compito spetta alla pasionaria ultra-sionista Fiamma Nirenstein, che arriva addirittura a dire alla radio che, di questo passo,  «gli USA e la Germania dovrebbero essere incriminati di crimini di guerra», per le loro recenti azioni in Afghanistan (alias uccisione di centinaia di civili afghani).

E perché no, aggiungerei io? Se altri commettono dei crimini, certo che vanno indagati e perseguiti.

Nei paesi anglosassoni c’è un detto per cui “due torti non fanno una ragione”; invece i sionisti utilizzano abitualmente i torti degli altri come foglia di fico per distogliere l’attenzione dalle proprie vergogne. E’ uno dei mille strumenti della loro propaganda, che tuttavia stenta ogni giorno di più a combattere la cattiva immagine mondiale di Israele, in costante peggioramento.

Non riescono a comprendere, davvero non si capacitano che il mondo “non capisca” che sono loro, gli ebrei di Israele, le uniche ed eterne vittime (a prescindere). E quindi si inviperiscono. Leggi tutto…

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

1 Commento