MA COSA SONO I VIRUS?

In questi giorni si parla molto di virus…ma sappiamo realmente cosa sono?

I virus sono particelle microscopiche semplicissime, delle scatoline con all’interno un messaggio.

Queste entità non hanno nessuna attività metabolica, quindi sono incapaci di riprodursi e necessitano  di essere ospitati da altri organismi più complessi  per potersi duplicare, in poche parole loro hanno le “istruzioni d’uso” e gli ospiti mettono il materiale e gli attrezzi :-) .

In base all’ ospite che infettano possiamo distinguerli in vari tipi…ho scelto di parlarvi dei virus dei batteri chiamati batteriofagi.

bacteriophageI batteriofagi o chiamati anche fagi sono formati: da un capside “la testa”, da una coda “lo stilo”, da un colletto che unisce la testa alla coda, da una guaina cha avvolge lo stilo, dalle fibre e dalle spine. All’interno della testa troviamo il messaggio, l’acido nucleico, che può essere RNA o DNA ; nel caso dei fagi troviamo DNA.


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Il virus riconosce molecole sulla superficie cellulare batterica e aderisce ad essa con le fibre, poi grazie alla contrazione della guaina spinge lo stilo all’ interno della membrana inserendo in questo modo nel batterio il proprio acido nucleico. Bisogna precisare che il DNA subisce delle particolari modificazioni per poter entrare nel citoplasma batterico e sfuggire al sistema di controllo che diversamente lo riconoscerebbe come molecola estranea e lo distrugerebbe ( modificato invece riesce a camuffarsi ed è libero di agire). A questo punto il DNA virale può andare incontro a due destini : ciclo litico e ciclo lisogenico.

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Ciclo litico:  il DNA una volta dentro modifica il metabolismo batterico in modo da indirizzarlo a tradurre e a trascrivere il proprio messaggio, quindi tutti i passaggi necessari per la formazione della nuova progenie. Una volta formati i capsidi  al loro interno si inseriscono  le molecole di DNA  e si ha poi una conseguente rottura della cellula ospite con la fuoriuscita delle nuove particelle virali pronte per nuove infezioni.

Ciclo lisogenico : il DNA entra all’ interno della cellula ma diventa parte integrante del genoma batterico andandosi ad inserire in esso e la cellula continua la sua vita normale duplicando allo stesso tempo il suo genoma e anche quello virale; questo processo è però reversibile cioè il genoma virale  può distaccarsi dalla molecola batterica  e andare incontro al ciclo litico, quindi formazione della progenie e rottura della cellula ospite.


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PER CHI MANGIA PANE E IGNORANZA

Vorrei invitarvi a leggere questo articolo a dir poco squallido…(e la gente viene anche pagata per scrivere queste sciocchezze)

Dal giornale “Libero” http://www.libero-news.it/articles/view/574706

Che rabbia Piero Angela-Camillo Langone

Pubblicato il giorno: 20/09/09

Al Castello Cavour di Sàntena, provincia di Torino, si incontrano oggi due dei più grandi sopravvalutati della storia italiana: Piero Angela e il padrone di casa, Camillo Benso. Al noto personaggio televisivo viene conferito il premio intitolato al noto personaggio politico, consistente in una copia dei noti occhialetti appartenuti al primo presidente del consiglio del Regno d’Italia. Giusto, bisognava pensarci prima, il diavolo li ha fatti e bisognava solo accoppiarli: entrambi accaniti anticattolici, entrambi feroci riduzionisti, il primo riducendo l’uomo al suo corpo, convincendoci a forza di documentari che siamo bestie casualmente capaci di comporre le Variazioni Goldberg, il secondo riducendo l’Italia alla sua unità politica, convincendoci a forza di guerre che le tasse e il parlamento contano più di Dante e Michelangelo.

Ma non voglio impelagarmi in un articolo revisionistico, da qui al 2011 del centocinquantennale ce ne saranno tante di occasioni ghiotte. Anche perché, fra i due, il vero intoccabile è Angela: è lui il Garibaldi della situazione, quello di cui è vietato parlare male. Francamente non ho mai capito perché. Ero un ragazzino quando i miei amici, dei giovinastri dediti alla droga e al rock’n’roll, parlavano di “Quark” con voce estasiata. Forse, grazie agli allucinogeni di cui facevano ampio uso, nel piccolo schermo vedevano cose che io non riuscivo a scorgere. A me, più o meno sobrio, Angela faceva solo sbadigliare, lui e i suoi animali, lui e i suoi pianeti, lui e i suoi esperimenti. Lo trovavo interessante come il manuale di istruzioni di una fotocopiatrice. Poi sono diventato grande e ha cominciato a farmi innervosire, quando l’ho scoperto ateista, darwinista e familista oltre che portatore di inconcepibili calzini bianchi.

Comincerei dal fondo, no, non dai calzini, gaffe estetica che in fondo lo rende quasi umano, bensì dal familismo praticato da un miscredente piemontese che si comporta come un disdicevole, prescientifico cattolico calabrese: piazzando il figlio in trasmissione fino a fargli ereditare la bottega. Alberto Angela non ha bisogno di presentazioni, è quel giovanotto barbuto che sembra fare televisione per sordomuti, gesticolando come dovesse farsi intendere non da italiani ma da indigeni dell’Amazzonia senza contatti con la civiltà. Un comico naturale: quando dice “grande” allarga le braccia fin quasi a slogarsele, quando dice “alto” solleva la mano sopra la testa e non si capisce se il ritardato è lui o chi lo sta a vedere. Il figlio, su suggestione paterna, si è spinto ai quattro angoli del globo per cercare l’anello mancante fra la scimmia e l’uomo, ovviamente non l’ha trovato ma in compenso ci ha ricavato millanta puntate. Una ditta ben affiatata.

L’ideologia della famiglia Angela è il darwinismo estremo, l’evoluzionismo secondo il quale, copula oggi e copula domani, da una coppia di ornitorinchi uscirà Miss Italia. «Senza questa visione si rimane alla cultura della caciotta» ha dichiarato Piero il futurista, come se noi amanti del formaggio fossimo colpevoli di ogni arretratezza. A parte gli scherzi, Angela essendo un integralista del metodo scientifico si impicca con la sua stessa corda: se un fenomeno per essere credibile deve poter essere riprodotto in laboratorio, l’evoluzione della specie è plausibile come l’esistenza degli unicorni.

Infine l’ateismo: durante la sua pluridecennale carriera ha invitato innumerevoli volte in trasmissione i fanatici dell’UAAR, l’Unione Atei e Agnostici Razionalisti che organizza sbattezzi e riempie di scritte gli ateobus, primo fra tutti l’etologo Danilo Mainardi, un altro fissato con l’idea che l’uomo è uno scimpanzé leggermente meno appassionato di banane.

Ma perché mi scaldo tanto con un vecchio positivista alle soglie della pensione? Perché a furia di premi e alti riconoscimenti (è inoltre commendatore e grande ufficiale) non vorrei che un uomo fazioso e sempre teso ad abbassare il valore della vita umana diventasse un padre della Patria, invadendo in futuro la toponomastica proprio come ha fatto Cavour: corso Piero Angela, piazza Piero Angela… Siccome nessuno è eterno (quark siamo e quark ritorneremo) il pericolo c’è.

E questo è un articolo?  queste sono parole di un giornalista? ma queste sono parole  di un ignorante presuntuosoForse, grazie agli allucinogeni di cui facevano ampio uso, nel piccolo schermo vedevano cose che io non riuscivo a scorgere. A me, più o meno sobrio, Angela faceva solo sbadigliare”…  e forse  avevi problemi di apprendimento!

Comunque io non voglio difendere gli Angela, anche se personalmente sono persone che stimo molto, persone per cui vale la pena vedere la televisione ogni tanto! Perchè quella è informazione e non quelle quattro sgallettate che urlano e mostrano sederini al vento!

La cosa che non concepisco è come nel 2009 si possa mettere in dubbio l’ evoluzione! Ma poi dire : “l’evoluzionismo secondo il quale, copula oggi e copula domani, da una coppia di ornitorinchi uscirà Miss Italiae allora vuol dire che non hai capito un bel nulla bello mio!! Prima di sparare a zero bisogna  capire come ci si arriva ad un risultato, per quanto riguarda l’ evoluzione vengono comparate sequenze di dna e si arriva a dire che due organismi discendono da un progenitore comune.

Secondo questo “giornalista” i ricercatori giocano a tetris e ogni tanto sparano una cretinata giusto? C’è troppa ignoranza in giro, ci sono molte persone che la pensano così! Che credono che il Dna non esiste e sono modelli inventati su cui si fantastica (cosa che ho sentito con le mie orecchie)! ma stiamo scherzando? che lo dice mia nonna lo ammetto pure, ma i ragazzi no!Non si può vivere in un mondo così, critichiamo i paesi islamici, cinesi, africani…ma perchè chi ragione in questo modo si può definire superiore secondo voi? e poi questa gente è portata a votare su argomenti come la fecondazione assistita, ma se mettono in dubbio l’ esistenza delle cellule come fanno a votare con cognizione di causa?

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RESPINTI

Sapevate che viviamo in un paese omofobo e razzista?

Lo so questo argomento è molto lontano dalla linea del mio blog, ma dopo aver visto ieri sera il programma di Riccardo Iacona “Presa diretta” su raitre, sono rimasta sconvolta e scioccata dai racconti di povere persone che scappano da situazioni assurde, da violenze e sopprusi alla ricerca di una vita normale. Mi rivolgo a tutte le persone che non hanno visto il programma, e  chiedo di prendervi miseri pochi minuti per guardare queste interviste, per farvi riflettere sull’ argomento immigrazione e sui respingimenti dei “barconi della disperazione”. Non voglio aggiungere nient’altro nessun commento personale, vi chiedo solo di osservare gli occhi di queste persone…

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UN ARCOBALENO A TUTTO TONDO

Ieri stavo sul balcone a studiare, ma ero distratta dalle bellezze della natura, dai tantissimi uccellini che svolazzavano e facevano sentire il loro magnifico canto … ho alzato gli occhi al cielo e ho visto qualcosa di spettacolare, mai visto, un arcobaleno al rovescio! sì proprio così un arcobaleno al contrario, le due estremità invece di andare verso il basso erano rivolte verso l’ alto…poi osservando meglio ho visto che invece era un grande cerchio-arcobaleno intorno al sole, una meraviglia, spettacolo fantastico, ma oltre al cerchio poi un pò più giù c’ era una nuvola colorata….non riesco nemmeno a spiegarvi….beh è meglio che vi mostro i filmini che abbiamo girato :-D

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Questi fenomeni sono chiamati : cerchio solare e arco circumorizzontale. Il cerchio si  forma a causa della rifrazione dei raggi solari da parte di minuscoli cristalli di ghiaccio.  La differenza principale tra i due arcobaleni: quello normale, cui siamo tutti abituati, si forma quando la luce penetra le gocce, per poi “uscirne”;  invece il cerchio solare è dato dall’interazione tra la luce e i cristalli di ghiaccio, che la indirizzano verso il sole. L’arco circumorizzontale è un fenomeno piuttosto raro, perché il sole deve essere ad almeno 58 gradi sopra l’orizzonte e devono essere presenti dei cirri nei quali i cristalli esagonali di ghiaccio devono essere allineati prevalentemente in direzione orizzontale,  le condizioni favorevoli alla sua formazione non sono molto comuni, in Italia il periodo più favorevole è quello estivo.


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Gelato OGM. Ma quando mai! Anche il formaggio allora…

oggi vorrei proporvi questo articolo di Dario Bressanini dal sito della rivista “Le Scienze”

http://lescienze.espresso.repubblica.it/

Gelato OGM. Ma quando mai! Anche il formaggio allora…

Negli ultimi giorni è “scoppiato” il caso del “gelato OGM”. Ma la vogliamo smettere di usare l’acronimo OGM come se fosse un aggettivo peggiorativo? L’acronimo significa Organismo Geneticamente Modificato. È un sostantivo, e il gelato non è certo un organismo vivente. Non è una fissazione linguistica la mia. Usare un linguaggio scientificamente corretto (e privo di connotazioni emotive) è fondamentale quando si vuole discutere seriamente di questi argomenti. Se invece la si vuol buttare in caciara e parlare alla pancia del lettore e non alla testa, vabbè, allora parliamo pure del “gelato OGM al merluzzo“…

Chiarito che quel gelato non è un OGM, ci possiamo chiedere più correttamente “ci sono dei legami con gli OGM”? La risposta è sì. Gli stessi che ci sono da tempo per la birra, la farina, il formaggio, il pane, i detersivi, gli alimenti per neonati e altro ancora. Come? Abbiate pazienza e lo scoprirete :-D

Il caso vuole che abbia appena terminato di scrivere un libro sugli OGM dal titolo “OGM tra leggende e realtà”, che troverete a ottobre in libreria per i tipi di Zanichelli e uno dei capitoli è proprio dedicato ai moltissimi OGM che utilizziamo tutti i giorni direttamente o indirettamente, ma sempre inconsapevolmente. Sto parlando di enzimi e proteine varie che svolgono particolari funzioni. Vi offro quindi (gratis ;-) ) un estratto del libro in anteprima, visto che cade a fagiolo per il “gelato OGM”.

I primi OGM: fabbriche di proteine

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In uscita a Ottobre in libreria

Verso la metà degli anni Settanta gli scienziati hanno cominciato a intravvedere le possibili applicazioni di una «rivoluzione biotecnologica» iniziata nel 1953 con l’identificazione della struttura a doppia elica del DNA da parte di James Watson e Francis Crick, e proseguita dieci anni dopo con la decifrazione del codice genetico a opera di Marshall Nirenberg e Har Godind Khorana.

Ora che avevano acquisito le basi del «linguaggio» della vita, gli scienziati immaginavano di poter «istruire» semplici organismi, per esempio i batteri, a fare cose per cui non erano stati programmati dall’evoluzione naturale.

Il 1976 è l’anno della fondazione negli USA della Genentech, un’azienda privata che si prefiggeva di modificare il DNA di un batterio per insegnargli a produrre insulina umana e somatostatina (un ormone che regola il sistema endocrino).

L’idea di base era semplice: anche il batterio più elementare per vivere deve produrre certe proteine indispensabili per il suo metabolismo; e per produrle il microrganismo utilizza le informazioni registrate nel proprio DNA.

Con le tecniche del DNA ricombinante si può introdurre nel batterio un gene per insegnargli a costruire una proteina che normalmente non sarebbe in grado di produrre: per esempio l’insulina umana. A tutti gli effetti il batterio geneticamente modificato è poi sfruttato come una microscopica fabbrica: fornendogli il materiale di base, gli aminoacidi, il batterio come un piccolo robot userà le istruzioni della sequenza di DNA per assemblare la proteina di cui abbiamo bisogno. Per certi versi questo processo è simile a ciò che avviene durante la fermentazione del mosto d’uva o della birra, allorché sfruttiamo microrganismi che producono nuove sostanze a partire dagli zuccheri presenti nelle sostanze vegetali di partenza.

Nel 1978 gli scienziati della Genentech riuscirono a istruire il batterio Escherichia coli a produrre insulina umana, inserendo nel suo DNA il gene che codifica quella proteina. Oggi grazie all’insulina da batteri GM i malati di diabete non devono più ricorrere all’insulina suina o bovina, riducendo così anche i rischi di reazioni collaterali poichè quelle insuline animali non sono identiche a quella umana e possono causare gravi reazioni allergiche.

Ora tramite gli OGM si producono decine di farmaci oltre all’insulina: dall’ormone umano della crescita alla somatostatina, dai vaccini contro l’epatite alla vitamina B2. E nessuno si lamenta di questi farmaci prodotti dagli OGM.

Formaggio con caglio transgenico

Aperta la strada l’industria biotecnologica ha prodotto centinaia di enzimi (proteine) transgenici utilizzati in moltissimi campi. Anche in quello alimentare. Il più famoso di questi enzimi è sicuramente la chimosina.

Fatta eccezione per i formaggi a pasta fresca il formaggio è ottenuto da sempre utilizzando caglio animale. Il caglio è un prodotto enzimatico grezzo ottenuto dall’abomaso o quarto stomaco dei ruminanti lattanti (per lo più vitelli, ma anche agnelli e capretti); contiene varie sostanze e in particolare un enzima, la chimosina o rennina, che induce la coagulazione del latte e lo trasforma in  formaggi.

Dopo il successo dell’insulina GM, gli scienziati sono riusciti a creare microrganismi ricombinanti capaci di sintetizzare la chimosina. Il DNA che codifica la produzione di questo enzima è stato inserito in un lievito (Kluyveromyces lactis), in un batterio (Escherichia coli) e in una muffa (Aspergillus niger var. awamori).

Così grazie alle biotecnologie si è iniziato a produrre la chimosina in laboratorio, invece di doverla estrarre dallo stomaco di un vitellino.

Perché mai direte voi? Oltre a considerazioni di tipo etico e religioso (ad esempio per vegetariani, ebrei e musulmani) c’è una semplice questione di numeri: la FAO ha stimato per il 2004 una produzione mondiale di formaggio pari a 18 milioni di tonnellate. Semplicemente non c’è abbastanza chimosina animale disponibile per soddisfare le richieste per tutto il formaggio che si produce. D’altra parte la chimosina sintetica non solo è identica a quella contenuta nel caglio ma è persino più pura. Non vi sono dunque motivazioni sanitarie o di sicurezza che ne impediscano l’uso. Anzi. Si stima che in paesi come gli USA più del 60% del formaggio sia prodotto con quello che viene chiamato “caglio sintetico”, cioè prodotto da OGM. Anche in Italia, se si escludono i formaggi DOP, è autorizzato e utilizzato su scala industriale, ma è permesso anche in alcuni prodotti tipici dove il disciplinare di produzione non impone il caglio animale.

Altri enzimi da simpatici microorganismi

Nel 1988 l’azienda danese Novozymes ha prodotto il primo enzima transgenico da utilizzare nell’industria dei detergenti come «mangia-grasso». Da allora si sono prodotti molti altri enzimi da OGM, che oggi sono un normale ingrediente dei detersivi che compriamo al supermercato.

Un’altra azienda specializzata nella produzione di enzimi (anche da OGM) è la Genencor, famosa per aver isolato un enzima che riproduce nel tessuto jeans l’effetto stone-washed, consentendo così di eliminare la fase di lavaggio dei jeans insieme alle pietre vulcaniche.

La Sigma-Aldrich Fine Chemicals insieme alla ProdiGene fabbrica e distribuisce il TrypZean, ossia l’enzima tripsina prodotto utilizzando la tecnica del DNA ricombinante. La tripsina nel corpo umano è prodotta dal pancreas e appartiene alla famiglia delle proteasi, che contribuisce alla digestione spezzando le proteine degli alimenti in singoli aminoacidi che il nostro organismo poi ricicla. Questo prodotto da OGM è utilizzato in molte applicazioni nell’industria alimentare, in particolare nella preparazione del latte artificiale: la tripsina «pre-digerisce» le proteine del latte, riducendo così il rischio di reazioni allergiche nei neonati.

In Europa sono in commercio almeno trenta prodotti costituiti da proteasi, e dieci di questi sono prodotti da organismi transgenici ottenuti con batteri, muffe o lieviti. Questi enzimi trovano ampio utilizzo nella produzione della birra (tranne che in Germania, dove la «legge della purezza della birra» proibisce l’uso di qualsiasi enzima, transgenico o meno) così come le amilasi transgeniche, enzimi che aiutano la degradazione degli amidi. Sono stati anche sviluppati lieviti transgenici per la panificazione, ma per ora li si è usati soltanto in produzioni sperimentali.

Le proteasi GM tornano utili in molti altri campi: come miglioratori della farina, nella produzione di estratti di carne, nei detergenti, nel trattamento del cuoio e della seta, nella preparazione del cibo per cani e gatti.

E non si producono solo enzimi dagli OGM. Ad esempio l’acido citrico industrialmente è prodotto anche da fermentazione da OGM (non penserete che sia economico estrarlo dal limone, eh ;-) ? )

Si potrebbe continuare ancora a lungo, ma probabilmente ce n’è già a sufficienza per convincervi che gli OGM sono ormai ampiamente utilizzati nell’industria alimentare, anche in Europa. Negli Stati Uniti e in Moldova è stato persino già approvato e utilizzato un lievito geneticamente modificato per produrre vino (l’ML01 prodotto dall’azienda canadese Lallemand, per la fermentazione malolattica). Magari prima o poi approfondisco il tema, per gli amanti del  “vino vero” :mrgreen:

E le etichette?

Forse vi starete chiedendo come mai non avete notato che un formaggio era «prodotto utilizzando caglio transgenico», o che una birra era «prodotta con enzimi transgenici» o che il pane è fatto con «farine addizionate con enzimi transgenici» e così via. Beh, il fatto è che la legislazione europea non obbliga a riportare queste indicazioni sulle etichette per cui non è dato sapere chi li usa e chi no.

Con il clima attuale di diffidenza verso gli OGM – in parte favorito dallo stesso atteggiamento di alcune istituzioni europee – chissà che cosa accadrebbe se un’indicazione del genere diventasse obbligatoria sui formaggi, sulla birra, il pane e sugli altri prodotti di uso quotidiano che abbiamo citato, molto importanti per l’industria alimentare europea.

Il clima attuale di ostilità pregiudiziale verso gli OGM ha creato nel consumatore un’atmosfera generalizzata di sfiducia. Perciò anche là dove questi organismi sono usati ormai con beneficio da decenni – come nel caso della produzione di enzimi – e senza nessun problema di sicurezza si evita di parlarne troppo perché si teme che il cittadino non sia in grado di distinguere caso per caso.

Invece se ne deve parlare e non trattare il cittadino come un bambino un po’ tonto. Gli OGM dovrebbero essere valutati alla stregua dei funghi che, come tutti sanno, hanno proprietà diverse tra loro e non si possono giudicare a priori come categoria. Un fungiatt che non sappia distinguere l’Amanita cæsarea, prelibatezza culinaria ricercata da secoli, dalla mortale Amanita phalloides avrebbe vita dura. Anzi, avrebbe una vita molto corta.

Chi tratta gli OGM come se fossero una categoria unica, da demonizzare in toto, senza distinguere al loro interno, non fa un favore alla buona informazione né tanto meno al consumatore.

Io, per inciso, sono favorevolissimo all’indicazione in etichetta di un qualsiasi legame, anche remoto, con gli OGM, così finalmente verrebbe alla luce l’ipocrisia europea che vuole bloccare i prodotti altrui, proteggere i propri e le proprie aziende di pesticidi (sono infatti europee le prime tre grandi multinazionali di agrofarmaci mondiali, ma sto divagando).

Ma sono sicuro che non vedremo mai l’etichetta “Parmigiano Reggiano da vacche nutrite con soia geneticamente modificata” o “Birra prodotta con enzimi transgenici”.

Veniamo al gelato

Ora finalmente possiamo inquadrare il “gelato OGM” nel giusto contesto.

Il lancio di agenzia dice

“(ASCA) – Roma, 17 giu – Gelati dietetici che non si sciolgono. Questa la promessa della multinazionale Unilever che gia’ da quest’anno potrebbe immettere sul mercato sorbetti transgenici con il 50% in meno di grassi e minori costi di produzione. Il tutto grazie a una proteina sintetica – la ISP, Ice Structuring Protein – isolata originariamente da un pesce artico e riprodotta in laboratorio attraverso la fermentazione di un lievito geneticamente modificato. La proteina ha appena ottenuto il via libera dalla Commissione Europea e potra’ essere utilizzata nella preparazione di gelati nei 27 paesi dell’Unione gia’ nel 2009. Il via libera dell’Esecutivo si basa sul parere positivo espresso nel luglio dello scorso anno dall’Efsa (Autorita’ europea per la sicurezza alimentare) che ha escluso il rischio di allergenicita’ in seguito all’ingestione dei prodotti contenenti ISP.”

L’idea è di utilizzare una proteina per mantenere morbido il gelato anche utilizzando meno grassi, con ovvio vantaggio economico per Unilever e minori grassi per i consumatori che ci tengono. Non c’è nulla di strano, se vi ricordate io avevo usato della banale gelatina (una proteina) per fare la granita. L’approccio di Unilever va molto oltre. Ci spiega l’EFSA

Le proteine tipo ISP sono ampiamente distribuiti in natura, ad esempio nei pesci d’acqua fredda, negli ortaggi, nei cereali, nei licheni e nei batteri. Le proteine del tipo ISP si legano al ghiaccio e aiutano gli organismi a far fronte agli ambienti molto freddi, sia riducendo la temperatura alla quale si formano cristalli di ghiaccio, sia modificando le dimensioni e la forma dei cristalli di ghiaccio in modo che il ghiaccio sia meno dannoso per tessuti. Il richiedente intende approfittare di queste proprietà tramite l’aggiunta della proteina ISP al ghiaccio commestibili ad un livello non superiore allo 0,01% in peso

Il gelato NON è transgenico, smettiamola di usare termini a vanvera. Una proteina è una proteina è una proteina! Indipendentemente dall’origine. Se la estraggo dal pesce, dalla carota o la faccio sintetizzare da un OGM è sempre la stessa proteina. E ovviamente non basta dirlo: vengono effettuati dei test. Esattamente come accade per l’insulina, per la chimosina del formaggio, per le amilasi della birra e del pane, per le proteasi delle pappe per bambini e così via.

Continua l’agenzia

”Ma i ricercatori indipendenti dell’Indipendent Science Panel (ISP) gia’ nel 2006 avevano dimostrato che la proteina della Unilever non e’ sostanzialmente equivalente a quella prodotta dal pesce artico – commenta Nicoletta De Cillis, Fondazione Diritti Genetici – e che anzi costituisce un allergene, proprio per la sua derivazione da lieviti transgenici”.

Ora, una buona volta lo devo proprio dire: NON esistono gli scienziati “indipendenti”, spesso sbandierati nei comunicati di associazioni ambientaliste. Esistono gli scienziati, quelli veri che pubblicano sulle riviste scientifiche, e quelli finti che scrivono documenti, li mettono sul web, li chiamano pomposamente “rapporti” o “ricerche” ma che non valgono una beneamata mazza (scusate il francesismo ma quando ce vo’ ce vo’) dal punto di vista scientifico. Questi loro “rapporti” sono troppo spesso scientificamente scadenti, lacunosi, inadeguati, di parte e privi di documentazione scientifica, per cui non raggiungono i requisiti minimi di decenza per essere pubblicati sulle riviste scientifiche (dove pure qualche schifezza sempre più spesso passa).

Che provino a farsi pubblicare uno di questi rapporti su una rivista scientifica vera e poi ne riparliamo.

Quegli scienziati “indipendenti” quindi non hanno dimostrato proprio nulla.

Sarebbe ora di capire come funziona la ricerca scientifica e che si smettesse di fungere da  megafono con i copia e incolla dai comunicati stampa di Coldiretti, dalla Fondazione Diritti Genetici o altri. I giornalisti si mettano a cercare in proprio le fonti per informare i lettori di come stanno le cose. Riportare I FATTI insomma. Per parlare alla testa, non alla pancia. Niente di più, niente di meno.

Questa è l’autorizzazione finale per l’uso della proteina da parte della Commissione Europea.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:105:0014:0015:IT:PDF

Questo il riassunto dell’agenzia Britannica sul Novel food insieme ai dossier dell’Unilever e al parere iniziale

http://www.food.gov.uk/multimedia/pdfs/ispfactsheet

L”EFSA ha dato la sua valutazione finale, positiva, all’uso di questa proteina. Una delle moltissime che ormai si usano nell’industria come abbiamo visto, quindi dov’è lo scandalo? Questo il riassunto del parere dell’EFSA (e qui il parere tecnico)

http://www.efsa.europa.eu/EFSA/efsa_locale-1178620753820_1211902041128.htm

La questione dell’allergia non riguarda la proteina bensì il fatto che nella produzione venga utilizzato il normale lievito (con cui si producono anche pane e vino) a cui alcune persone sono allergiche. Seguendo la logica dei famosi “scienziati indipendenti” dovremmo a priori anche vietare pane e vino. Anche per questo motivo la proteina, prima di venire utilizzata, deve essere purificata dai residui di lievito. Il rischio di allergie quindi va discusso nel giusto contesto.

Vi riporto il parere dell’EFSA sulle allergie

La ISP tipo III HPLC 12 non rientra tra gli allergeni più importanti provenienti dal pesce e gli studi bioinformatici non hanno evidenziato somiglianze con allergeni noti. Inoltre la proteina è stata degradata dalla pepsina con un’emivita misurata di 4 minuti (a pH=1,5). Nei paesi in cui la ISP è autorizzata non sono state segnalate reazioni avverse. Negli studi condotti sull’uomo il preparato di ISP non ha provocato reazione al test cutaneo (prick test) nei soggetti allergici al pesce né si è legato alle IgE di questi soggetti. Sulla base di tali risultanze il rischio di una reazione allergica nei soggetti allergici al pesce o nella popolazione in generale è estremamente improbabile.

Dal 2003 al 2007 oltre 470 milioni di prodotti a base di ghiaccio commestibile contenenti ISP sono stati venduti negli Stati Uniti e 47 000 litri di gelato contenente ISP sono stati venduti in Australia/Nuova Zelanda. Non sono stati segnalati problemi per la sicurezza.

Per quanto riguarda la possibilità di reazioni allergiche nocive nei confronti degli allergeni dei lieviti, il gruppo di esperti scientifici ritiene che siano improbabili reazioni di questo tipo causate dall’ingestione di prodotti contenenti ISP.

Il gruppo di esperti scientifici conclude che l’uso del preparato di ISP tipo III HPLC 12 ad un livello massimo equivalente allo 0,01% di ISP tipo III HPLC 12 nei prodotti a base di ghiaccio commestibile è sicuro, a condizione che siano rispettate le specifiche e le prassi di produzione descritte dal richiedente.

Sinceramente, se fossi Coldiretti, parlando di gelati mi preoccuperei di più dei grassi idrogenati, dei  coloranti o dei mai meglio specificati “aromi” più che per una innocua proteina.

Se volete ulteriori dettagli, dovrete aspettare di leggere il libro ad ottobre :mrgreen:

In attesa di qualche lancio di agenzia sul “formaggio OGM” che tutti noi mangiamo da anni, vi saluto.

Dario Bressanini

Bibliografia

The history of insulin

Human insulin from recombinant DNA technology Science Vol 219, Issue 4585, 632-637

Enzymes at Work – Novozymes

GMO-compass – GM microorganisms taking the place of chemical factories

Study of the enzymes used in foodstuffs and collation of data on their safety, December 2000. European Commision “From food to Fork”

list of commercial microbial enzymes used in food (2000) fonte AMFEP

References of safety evaluations of enzyme preparations by international expert bodies (FAO/WHO)

Guidelines, Specifications, Regulations (FAO/WHO)

Guidelines, Specifications, Regulations (Germany)

Food-processing enzymes from recombinant microorganisms—a review

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La leggenda di “Fishberry”

Non avete mai assaggiato una macedonia di mare? Un pasto innovativo e nutriente, un misto di bontà che unisce le proprietà nutritive del pesce e la dolcezza delle fragole! Un pasto economico perché si prepara con un solo ingrediente : la famosa “fishberry”. Non  l’ avete mai assaggiata? beh nemmeno io :-) ….ma ci sono persone che giurano di averlo fatto….una fonte molto attendibile è quella di Luca Giurato che ha riferito in una puntata di uno mattina di averne assaggiata una !!!fishberry1

Come nasce questa leggenda della fragolapesce ed esiste realmente?

Tutto nasce dai pesci artici…..esistono alcuni pesci che vivono nei mari artici che sono dotati di un particolare gene che codifica per una proteina che funge da anti-congelante, grazie a questa proteina il sangue di questi pesci non congela anche se questi animali si trovano a bassissime temperature, un grande vantaggio che permette la vita anche in condizione estreme.

Da questi pesci nasce l’ idea di creare coltivazioni di fragole anche in paesi molto freddi, quindi l’ idea di inserire il gene del pesce artico nella fragola per impedire il suo congelamento.

Ed è così che nasce la leggenda di “Fishberry” e come molte delle leggende anche questa non corrisponde a realtà, è un qualcosa che non è mai stato creato ma forse nemmeno pensato in nessun laboratorio del mondo. Il tutto nasce dalle floride menti dei propagandisti contro gli OGM, un modo per confondere le persone e portarle a schierarsi contro.

In questo post non voglio nè difendere nè demonizzare gli OGM, ma ritengo che prima di poter dare un opinione e schierarsi in merito, si debba essere preparati sull’ argomento, sapere in realtà cos’è un organismo geneticamente modificato. Vi confesso che anche per me, che ho un minimo di infarinatura, risulta molto complesso e difficile in alcuni casi riuscire a schierarmi in modo definitivo.

Vi invito a non fidarvi di tutto quello che leggete o sentite in tv, perchè più del 90% non corrrisponde a realtà e per di più sull’ argomento si sentono parlare molto spesso, anzi direi sempre, persone che non sanno nulla e che si ritengono,  dopo una minimo di lettura e un indottrinatura veloce, capaci di poter discorrere di tali argomenti senza invece aver la benchè minima idea degli studi che ci sono dietro e che alla  fine- diciamoci la verità- non sanno nemmeno cos’è un  gene!

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Credere nella ricerca….

Oggi voglio riportarvi questo articolo molto interessante su un particolare trapianto di trachea per indurvi a credere di più nella ricerca, perchè grazie allo studio e alle conoscenze si possono raggiungere obiettivi veramente molto importanti.

MEDICO ITALIANO IN EQUIPE PRIMO TRAPIANTO TRACHEA SENZA FARMACI

Una donna colombiana è stata la prima paziente al mondo a sottoporsi a un trapianto di trachea realizzato grazie a una soluzione pensata ad hoc che prevede di trattare un organo donato da un’altra donna con le cellule staminali della paziente, per evitare fenomeni di rigetto.

La notizia è stata data oggi da un’equipe internazionale di ricercatori di cui fa parte anche il medico italiano Paolo Macchiarini, responsabile di chirurgia toracica all’ospedale di Barcellona dove è avvenuto il trapianto.

Secondo quanto riferito, il successo dell’operazione — effettuata lo scorso giugno utilizzando tessuti generati dal midollo osseo della donna — accresce la speranza che sia possibile il trapianto di altri organi senza dover ricorrere a farmaci che minacciano il sistema immunitario.

Di solito nei casi di trapianto i medici fanno di tutto per evitare il rigetto ma i pazienti sono costretti ad assumere farmaci immunodepressivi per il resto della loro vita.

“La probabilità che questa donna abbia in futuro un rigetto è pressoché pari a zero”, ha spiegato in una conferenza stampa il dottor Macchiarini.

“La paziente vive in modo normale senza mostrare segni di rigetto a quattro mesi dall’intervento”, ha aggiunto.

Claudia Castillo è stata costretta a sottoporsi al”intervento dopo che un caso di tubercolosi le aveva distrutto una parte della trachea provocandole difficoltà respiratorie, una predisposizione alle infezioni e le aveva reso pressoché impossibile prendersi cura dei suoi due figli.

A parere dei ricercatori, l’unica alternativa per la 30enne colombiana — escludendo il trapianto – - era quella di farsi rimuovere una parte di un polmone, in un tipo di intervento che avrebbe seriamente compromesso la sua qualità di vita.

“Non è soltanto una questione di vita o di morte, ma è anche una questione di qualità della vita”, ha spiegato Martin Birchall, chirurgo all’università di Bristol, che ha contribuito a curare Castillo.

Dopo aver trovato un donatore, i ricercatori prima hanno eliminato dalla trachea da impiantare la presenza delle cellule del donatore e poi l’hanno trattata con le cellule staminali ottenute dal midollo osseo di Castillo.

Successivamente, l’equipe medica ha incubato le cellule utilizzando un dispositivo messo a punto dal Politecnico di Milano. I ricercatori hanno utilizzato lo stesso apparecchio per creare cellule epiteliali per costruire il rivestimento della trachea.

Questo processo ha permesso di creare un organo ibrido che il corpo di Castillo identificherà come proprio e quindi non rende più necessari i farmaci contro il rigetto.

notizia ufficiale pubblicata su  http://www.thelancet.com/

interessante anche questo video http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/7736549.stm

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Animale avvisato… mezzo salvato!

In questo post vorrei continuare a parlarvi delle tecniche che le prede attuano per sfuggire ai predatori.

Molto spesso  capita di vedere delle farfalle particolarmente colorate, beh l’ utilizzo di colorazioni molto vistose è molto spesso usato per allontanare i predatori. Di certo questo può sembrare un controsenso, sicuramente state pensando che una colorazione appariscente attrae molto di più l’ attenzione! Ma queste colorazioni così vivaci stanno ad indicare la loro velenosità, e quindi il loro non essere commestibile per un ipotetico predatore; in questo caso parliamo di Aposematismo.I colori aposematici più utilizzati sono: azzurro, arancione, rosso, giallo.

Ora vi mostro qualche esempio:

Dendrobates azureus

Danaus plexippus

Hypselodoris infucata

Vi sono poi invece alcuni animali, non velenosi, che imitano le specie inappetibili, con colorazioni simili a quelle aposematiche, per confondere i predatori. In questo caso parliamo di mimetismo batesiano. Intelligenti no?! :-D

Ecco alcuni esempi:

Paranthrene tabaniformis imita l’ aspetto di una vespa

Vespa


Lampropeltis elapsoides che imita  il serpente corallo

Serpente corallo

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Giochiamo a nascondino?

In natura come ben sappiamo esistono predatori e prede. I predatori attuano varie tecniche di caccia, allo stesso modo anche le prede hanno delle tecniche per evitare di essere catturati.Un esempio di adattamento contro la predazione è il criptismo. Questi animali hanno particolari caratteristiche, genetiche, morfologiche e comportamentali che permettono loro di nascondersi e di essere difficilmente individuabili, può riguardare la loro forma(omorfia) o il loro colore (omocromia).

Una volta mentre stavo potando un bonsai, mi sono avvicinata con le forbici e…un rametto si è mosso! La prima cosa che ho pensato è stata : “ ma cosa ci stava nel mio caffè latte questa mattina?!”. Dopo mi sono resa conto che era un insettino piccolo piccolo uguale ad un rametto. Come era curioso! ! :-D

Ora ve ne mostro qualcuno….

Deroplatys sp.

Phyllium giganteum. Non vado pazza per gli insetti ma questo è bellissimo! :-D

Hippocampus bargibanti

to be continued……

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No limits

Oggi mentre studiavo, mi è venuta alla mente una fra le più belle lezioni seguite fino ad ora all’ università, un’ esperienza di laboratorio che mi ha dato un ulteriore conferma della giusta scelta degli studi che ho intrapreso.

La lezione consisteva nell’ analisi di acqua, prelevata in uno stagno, al microscopio. Ricordo quando preparai il mio vetrino con alcune gocce di acqua e  lo posi sotto l’ obiettivo, misi a fuoco e …ragazzi che spettacolo!! In una piccola goccia risiedeva un mondo, tantissimi organismi di varie forme che si muovevano per sfuggire alla luce che proiettavo su di loro.

È bello scoprire che aldilà del visibile a occhio nudo ci sono numerose forme di vita, e vi assicuro che ce ne sono davvero molte! Fra questi microrganismi ve ne sono alcuni che vivono negli ambienti più impensabili, da ambienti senza ossigeno, acidi o a temperature altissime , condizione estreme per noi.

Ora ve ne presento qualcuno :-)


Halobacterium salinarum è un batterio alofilo e che cioè vive in ambienti ad alta concetrazione salina ( 8-30%) come laghi salati o stagni.



Sulfolobus acidocaldarius, batterio termofilo. Sono organismi che vivono a temperature molto alte( ad esempio in ambienti vulcanici). In questo caso questo batterio vive a 112C°.




Rhodococcus sp., batterio criofilo che vive in ambienti freddi a temperature < 15 C°.

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