Paolo borsellino. in ricordo di un grande uomo.
Ormai sono passati diciassette anni dalla strage di Via D’Amelio a Palermo, dove perse la vita un grande uomo, Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. 
Paolo borsellino nasce a Palermo, nel quartiere La Kalsa, dove vivono sia Giovanni Falcone e anche un immagine contrapposta completamente alla loro che rappresentava la realtà della città siciliana, Tommaso Buscetta, che poi è stato uno dei più importanti pentiti della storia italiana.
Ma soffermiamoci sulla figura di Paolo Borsellino che dopo 17 anni dalla morte viene ricordato con immutato affetto da parte di tante comunità, indifferentemente dal colore politico e dalla posizione sociale.
Noi di Azione Giovani, vogliamo omaggiare la sua persona perchè ha portato avanti un progetto grandioso e soprattutto rischioso che poi lo ha portato alla morte, ma a lui come ad altri questo non importava, l’importante era salvare la sua sicilia, la sua Italia dai delitti impuniti, che rimanevano sempre sotterrati grazie ai molti corrotti presenti sul territorio,
Questa è una sua citazione: «È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.»
Mi rivolgo ai ragazzi più piccoli che sicuramente hanno sentito poco parlare di personaggi come Borsellino, Falcone e v’invito a riflettere sulla loro storia, per cercare di trovare nelle loro parole qualcosa da seguire senza nasconderci dietro dei falsi ideali.
Oggi 19 Luglio 2009 dopo 17 anni in ricordo di Paolo Borsellino. Grazie per quello che ci hai dato e insegnato lasciando un vero segno in ognuno di noi.
AZIONE GIOVANI ARIANO IRPINO
«Borsellino ucciso dallo Stato»
Riina decide di parlare. Magistrati pronti a sentirlo
PALERMO – La “verità” di Totò Riina sulla strage in cui venne assassinato il giudice Paolo Borsellino irrompe nel giorno della memoria. Precedute dalle indiscrezioni sulle indagini sull’eccidio di via D’Amelio, le parole del padrino di Corleone suonano ancora più sinistre. Proprio dopo aver letto che i magistrati ipotizzerebbero il coinvolgimento di pezzi dello Stato nell’agguato del ’92, il capomafia decide, per la prima volta, di parlare. Affida al suo legale, l’avvocato fiorentino Luca Cianferoni, la sua versione. «Borsellino? Lo ammazzarono loro», dove loro, in una contrapposizione tra istituzioni e cosche, che per il boss è fisiologico fare, indica, appunto, lo Stato. Ma a chi sta parlando realmente Totò Riina? «Certo non all’autorità giudiziaria», dice Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo che indaga sulla presunta trattativa tra le istituzioni, in ginocchio dopo la morte del giudice Giovanni Falcone, e la mafia, che, per mettere fine alla strategia stragista, avrebbe posto precise condizioni. Non la pensa così Sergio Lari, pm a capo dell’ufficio giudiziario di Caltanissetta, che proprio sulle ombre dell’agguato di via D’Amelio sta cercando di far luce. «Riina si rivolgeva a noi», dice. «Se vuole siamo pronti ad ascoltarlo». Cauto, invece, l’ex Guardasigilli Claudio Martelli, ministro della Giustizia all’epoca delle stragi, che invita «a non prendere come oro colato le esternazioni del capo di Cosa nostra». «Lancia messaggi a chi è fuori», afferma, invece, il fratello di Borsellino, Salvatore. «Presenta le cambiali», aggiunge. Il boss, da anni ai rigori del carcere duro, stanco di essere l’unico a pagare, starebbe, secondo Borsellino, rivolgendo un minaccioso avvertimento.
fonte: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=89546