Solo lunedì notte Ariano veniva tappezzata da locandine provocatorie assai simili a manifesti “da morto”, con su scritto “ORA CHE CI AVETE TOLTO I PASTENI NOI GIOVANI DOVE ANDIAMO?”. La firma era quella di Azione Giovani Ariano Irpino. Sono bastate MENO DI 12 ore per essere convocati dal sindaco Mainiero per iniziare quel dialogo da noi richiesto riguardo una soluzione comune che vada bene a noi giovani, che non vogliamo privarci del nostro luogo di svago, e ai residenti di p.zza Mazzini, che reclamano il disturbo della quiete pubblica. Avevamo proposto la presenza delle forze dell’ordine al solo fine di sorvegliare e prendere provvedimenti qualora dei facinorosi diano problemi, senza però effettuare controlli rigidi e senza impedire il parcheggio delle auto nel piazzale. Il sindaco ci ha comunicato che sono stati i cittadini residenti in piazza Mazzini a fare l’esposto al Prefetto di Avellino e quindi sono le forze dell’ordine i responsabili degli eventi in questione. Ritenerci soddisfatti non corrisponde a verità, tuttavia manteniamo uno stato di tranquillità e fiducia che il dialogo possa continuare e che la “soluzione comune” sia raggiungibile. Attendiamo gli sviluppi nei prossimi giorni, pronti ad agire se ci accorgeremo che le nostre parole non saranno ascoltate. STATENE CERTI!
Azione Giovani è con i giovani arianesi che, come noi, prendono le distanze da quella minoranza “disturbatrice” che nulla ha a che fare con il vero futuro del nostro paese.
RAGAZZI SIAMO DALLA VOSTRA PARTE, LOTTIAMO CON VOI!!

AG ARIANO IRPINO – verso la GIOVANE ITALIA

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Da premettere questa iniziativa è partita da noi ragazzi di azione giovani ma assolutamente in questo caso non si tratta di politica ed è aperta a qualsiasi ideologia politica perchè si tratta di far valere i diritti di noi giovani arianesi!

“ARIANO IRPINO UNA CITTA’ SEMPRE PIù PER ULTRA SESSANTENNI!!!” e meno male che volevano una città per i giovani!

In questi giorni stiamo assistendo ad eventi clamorosi. Già in due occasioni il sabato sera piazza Mazzini, da anni cuore della “movida” giovanile di Ariano Irpino, è occupata dalle automobili dei Carabinieri, chiamati a mantenere l’ordine nel piazzale in seguito all’esposto alla Procura della Repubblica dei residenti nel piazzale stesso, che lamentavano il “disturbo della quiete pubblica”. Il risultato è stato lo svuotamento del luogo principale di svago e della vitalità che lo contraddistingue; cosa che di sicuro non incentiva i giovani, che sempre più rischiano di intraprendere strade sbagliate. Noi di Azione Giovani Ariano Irpino rispettiamo l’operato dei Carabinieri e gli interessi dei residenti, ma chiediamo soluzioni meno rigide, magari da decidere insieme con un dialogo che coinvolga tutte le parti, perché riteniamo ingiusto che per colpa di pochi facinorosi debba rimetterci la parte sana dei giovani arianesi, oggi privati del loro punto di ritrovo.
DIALOGO NON REPRESSIONE! È questo che vogliamo!

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Prima di iniziare il percorso storico della destra italiana bisogna fare un accenno a quella che è l’idea della destra. L’idea di destra si affaccia in Italia per la prima volta dopo l’Unità d’Italia e con il termine destra si configura quello schieramento di liberali (l’ideologia liberale per anni è stata l’unica ideologia politica dall’Unità d’Italia) che si caratterizzano per idee di stampo conservatore e che si schierano nel lato destro del Parlamento. In sintesi è questa la Destra storica, che per molti anni è l’unica destra esistente in Italia. L’ideologia liberal-conservatrice mira alla difesa del libero mercato e del capitalismo, incentrando però il discorso su alcuni valori tipici della destra come la famiglia e l’identità nazionale. La differenza con l’ala sinistra liberale sta non tanto nella concezione dell’economia, quanto nel modo di incidere sull’economia e la società, che a sinistra si basa sul progresso e le continue riforme. Con la nascita dei primi partiti di massa (socialista, cattolico e comunista), lo schieramento liberale abbandonerà la secolare divisione tra progressisti e conservatori, a vantaggio di questi ultimi. La vera destra, però, inizia ad affacciarsi quanto Mussolini, fuoriuscito dallo schieramento socialista, fonda prima i Fasci di Combattimento e poi il PNF. Mussolini sale al governo prima con la Marcia su Roma del 1922, poi democraticamente nelle elezioni del 1924. Da qui inizia il lungo percorso del regime fascista, che qui non tratteremo per questioni di spazio e per non uscire troppo dal tema centrale della trattazione. Durante gli anni del regime si realizza l’idea fascista, che è un errore definire propriamente di destra. Il fascismo è un fenomeno molto complesso che esalta alcuni valori di destra, quali il nazionalismo, ma che allo stesso tempo interpreta la società in modo quasi di sinistra, rivisitando l’ideologia socialista. Questo non accade tanto nel regime, in cui viene mantenuto il libero mercato seppur con molti inteventi statali, quanto nella breve esperienza della RSI. Durante questo periodo viene attuata la socializzazione dell’economia, consistente della collettivizzazione dei mezzi di produzione (e qui viene fuori la radice socialista del fascismo) nelle mani della corporazione (e qui la differenza sostanziale dal socialismo, in cui è lo Stato a comandare e dirigere l’economia). Questa è la terza via, alternativa al comunismo, perché sono lavoratori e datori di lavoro ad essere proprietari dei mezzi di produzione e non un’istituzione estranea come lo Stato, e al capitalismo, perché si continua ad assicurare la libera iniziativa ma si evita lo sfruttamento del lavoratore che adesso collabora nella gestione degli affari di lavoro. La socialità è un carattere fondamentale del fascismo, specie quello della RSI. Questa ideologia, che è più un social-populismo che un’ideologia di destra (non sono pochi i fascisti che tengono o hanno tenuto a sottolineare che il fascismo e la destra non avevano nulla in comune), nel dopoguerra sarà configurata, forse per convenzione, come destra estrema o destra sociale, per distinguerla dalla destra storica liberale.

La storia che a noi interessa inizia nel 1947 con la nascita del primo partito post-fascista della storia: il MSI (Movimento Sociale Italiano). I fascisti non ebbero molta fortuna durante e dopo la guerra civile: molti furono uccisi dai partigiani, altri furono chiusi in carcere fino all’amnistia concessa dal leader comunista Togliatti, altri ancora vennero uccisi successivamente dai comunisti che volevano dar vita ad una vera e propria epurazione. L’obiettivo comunista riesce solo in parte, dato che molti si impegnarono a far rivivere l’idea della destra sociale post-fascista; tra questi soprattutto vi furono dei reduci del regime fascista e della RSI: Giorgio Almirante, Pino Romualdi e Arturo Michelini, che fondano il MSI, che ha come simbolo la fiamma tricolore, a sua volta simbolo degli Arditi nella prima guerra mondiale. Fin dagli inizi si verifica una diatriba interna tra l’ala più moderata e intesa ad entrare nel sistema parlamentare, quella di Michelini, e quella più identitaria e legata all’esperienza fascista, guidata da Almirante. Nel primo congresso è Almirante ad avere la meglio e ad essere segretario nazionale. Fino al 1954, però, la segreteria sarà abbastanza instabile. Nel 1950 Michelini è ancora battuto, stavolta da De Marsanich; mentre nel 1954 Michelini finalmente ha la meglio. Nelle politiche del 1948 si esordisce con solo un 2%. Man mano che passano gli anni, e anche abbastanza rapidamente, il MSI inzia ad assumere un ruolo importante nello scacchiere politico nazionale. Soprattutto nel sud Italia entra in molte giunte comunali e provinciali e nelle politiche del 1953 ottiene il 5,8% dei consensi (quasi tre punti in più delle precedenti politiche). Durante la segreteria Michelini, il leader dà al partito quell’impronta moderata che Michelini stesso voleva imprimere. Il MSI è determinante sia nell’appoggio ad alcuni governi democristiani, su tutti il governo Tambroni, sia nell’elezione di Gronchi e Saragat come Presidenti della Repubblica. L’importanza del MSI e il prospettarsi di un’alleanza DC-MSI in funzione anticomunista dà vita a violentissimi scontri, che culminano nel 1960 a Genova. Tali scontri di natura antifascista quasi obbligano la DC a mutare strategia e ad abbandonare ogni dialogo col MSI, che si ritrova in una sorta di isolamento politico, nel quale resterà per molto tempo. L’isolamento politico costringe il MSI a ragionare come una realtà politica da 4-5%. Fallita la strategia di inserimento nel sistema, non certo per volere dei missini, il partito muta strategia e alla morte di Michelini, nel 1969, diviene segretario nuovamente Almirante. Almirante caratterizzerà la sua attività, oltre che per il carisma e le doti oratorie che lo ergeranno ad icona della destra italiana, per un progetto politico sempre in bilico tra l’inserimento nel sistema politico e la riscoperta e la difesa dei valori sociali del fascismo. La prima mossa di questa strategia fu l’alleanza con i monarchici del PDIUM, portatori di idee conservatrici. Da questa alleanza nasce il MSI-DN (Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale), che nelle politiche del 1972 raggiunge il suo massimo storico: 8,6%. L’ideologia missina inizia a far leva anche nel mondo giovanile, tanto da portare alla nascita del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del partito, che per anni sarà in contrasto con le frange giovanili comuniste. Gli anni Settanta sono anni tragici per il MSI-DN: gli anni degli opposti estremismi. Anni in cui si verificano omicidi di tipo politico sia a danno dei comnisti sia a danno dei giovani missini; a questo deve aggiungersi la nascita di movimenti terroristici della destra extraparlamentare, quali Ordine Nuovo, Terza Posizione, NAR, Avanguardia Nazionale, ecc. Tali movimenti attuano una politica rivoluzionaria e terroristica in contrasto con lo stesso MSI-DN, accusato di un’eccessiva “morbidezza”. A questo si aggiungono gli insuccessi elettorali, causati dalla scissione dell’ala più moderata del partito, che dà vita alla breve esperienza di Democrazia Nazionale. Si accentua in questi anni anche la storica diatriba interna tra Almirante e Rauti. Mentre il primo, seppur legato alle origini della RSI continuava con la sua politica moderata, il secondo si pone come la “sinistra” del partito. Rauti, intravedendo una crisi ormai prossima del comunismo, voleva rivolgersi proprio all’elettorato di sinistra per sconfiggere anche l’altro nemico della destra sociale, il capitalismo. Rauti troverà nei giovani soprattutto un forte consenso, anche attraverso l’iniziativa dei Campi Hobbit, le manifestazioni culturali dei giovani missini del FdG in cui fanno capolino sia lo storico simbolo della croce celtica sia la musica alternativa, ossia quella musica di autori che scrivono testi fortemente legati all’ideologia di destra. Rauti, però, finché Almirante è in vita ha sempre la peggio. Negli anni Ottanta le cose sembra ormai mutate. Il pericolo di uscire dal sistema è superato e il MSI-DN è ormai parte integrante della politica italiana. Nel dicembre 1987, dopo quasi vent’anni, cambia la segreteria nazionale. Il nuovo segretario è Gianfranco Fini, discepolo di Almirante, che ssconfigge Rauti. Tuttavia dal 1988 iniziano tempi abbastanza duri per il MSI-DN. Infatti già nel 1988 muoiono due figure storiche del partito: Pino Romualdi e l’indimenticato Giorgio Almirante. Ne consegue una crisi nei consensi elettorali, che calano fortemente a livello locale. Ciò permette a Rauti di divenire segretario già nel 1990, ma le cose peggiorano ulteriormente e la base del partito corre ai ripari designando come segretario nuovamente Fini già nel 1991. Il 1992 è l’anno di Tangentopoli, vicenda nella quale il MSI-DN esce pulito ed esce come forte accusatore dei poteri forti del Parlamento Italiano. Tuttavia il mutare dello scenario politico e l’approvazione di una legge elettorale tendenzialmente maggioritaria fa sì che vi sia il serio rischio di scomparire. È così che allora Fini tenta di unire al MSI-DN alcuni liberali e democristiani fuoriusciti dai loro vecchi partiti, dissolti dopo lo scandalo delle tangenti. Nasce così nel 1994, non come partito ma solo come cartello elettorale AN (Alleanza Nazionale).

AN nasce in vista delle politiche del 1994: elezioni rivoluzionarie sia per il sistema tendenzialmente maggioritario, sia per le nuove forze politiche che si presentano. AN entra a far parte di una coalizione composta dagli ex democristiani del CCD, dai federalisti della Lega Nord e dal nuovo soggetto politico liberal-riformista Forza Italia, guidato da Silvio Berlusconi. La coalizione di centro-destra ha la meglio e per la prima volta si profila per la destra italiana la possibilità di salire al governo. Con AN, che raggiunge lo storico risultato del 13,5%, nasce la destra di governo. Il successo di AN come cartello elettorale fa maturare in Fini l’ipotesi di trasformare AN in vero soggetto politico. Fini, appoggiato dai due terzi del MSI-DN, nel congresso di Fiuggi del 1995 scioglie il MSI-DN e dà vita ad AN, che mantiene il simbolo della fiamma tricolore. Si tratta di una vera svolta dal momento che si abbandona, almeno formalmente, il legame con l’esperienza fascista e ogni idea di socializzazione, per far posto ad una destra moderna, liberale e conservatrice, che difende sì l’identità nazionale, ma che allo stesso tempo difende il libero mercato (ponendo fine allo storico anticapitalismo missino che andava a braccetto con l’anticomunismo). In molti accettano la svolta, ma per altri è un vero tradimento. Rauti di lì a poco darà vita alla Fiamma Tricolore, con l’intento di proseguire il cammino del MSI-DN, ma il suo obiettivo sarà relegato a percentuali bassissime. La destra sociale, tuttavia, con AN non sparisce: tant’è che all’interno del partito è presente una corrente di destra sociale capitanata da Gianni Alemanno e Francesco Storace. AN nei primi anni di vita gode di un forte consenso. Nelle politiche del 1996 (sempre in coalizione con FI e con gli ex democristiani di CCD e CDU) raggiunge il massimo storico del 15,7%: non basterà però per tornare al governo. Al governo si torna nel 2001, quando la coalizione della CDL (FI, AN, UDC e Lega Nord) vince e torna a governare il paese. Durante gli anni del secondo e del terzo governo Berlusconi (2001-2006), il leader di AN Fini si evidenzia per affermazioni che scindono ulteriormente AN dalle radici fasciste. È il caso dell’affermazione di “fascismo male assoluto” , criticata da Alessandra Mussolini, che fuoriesce e dà vita ad Azione Sociale (che si unisce nell’universo di partiti estremisti dalle basse percentuali come FT e FN). Molte sono le critiche mosse a Fini per le sue affermazioni, anche all’interno del partito. Anche dopo la seconda esperienza governativa le affermazioni antifasciste di Fini continuano. Su tutte si segnalano: quella nella festa nazionale di Azione Giovani, movimento giovanile del partito, in cui invita, non senza polemiche, i giovani a riconoscersi dei valori dell’antifascismo; e quella di aderire al gruppo europeo del Partito Popolare Europeo, abbandonando anche la radice identitaria del partito in favore di una politica più centrista. Da qui la scissione della corrente di Storace, che dà vita a La Destra (anch’essa però non avrà molta fortuna, come precedentemente accaduto anche a FT e AS).

Il resto è storia recente. Lo scenario politico muta ancora. Il governo Prodi II dura poco a causa del frammentario scenario politico e ciò porta al ritorno alle urne nel 2008. Nelle nuove politiche nasce come cartello elettorale un nuovo soggetto politico che unisce i due più grandi partiti del centro-destra italiano, FI e AN: il PDL (Popolo delle Libertà). Il PDL, in coalizione con le forze autonomiste di Lega Nord e MPA, vince le elezioni e sale al governo. Durante la nuova esperienza governativa Fini diviene Presidente della Camera. Qualche tempo dopo il PDL si riunisce per il primo congresso: viene sciolta AN e tutti gli altri partiti fondatori, e nasce ufficialmente il PDL. Un nuovo soggetto politico composto principalmente da FI e AN, ma anche da partiti minori dell’area (DCA, NPSI, AS, Popolari Liberali, Liberal Riformisti). Una forza politica liberale e liberista, che mantiene anche quel carattere conservatore che era stato di AN. Il progetto del PDL è un progetto complesso che rischia di far scomparire l’idea della destra, ma che è allo stesso tempo una sfida per la destra, che ora deve impegnarsi a trasmettere i suoi valori all’interno di questa forza e di tenere vivi quegli ideali per i quali ci si è a lungo battuti.

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AG Ariano Irpino – primo incontro

Dopo i comunicati stampa, il gruppo su facebook e gli articoli sui giornali locali, finalmente AG Ariano Irpino ha iniziato la sua avventura. Ieri sera al Donald Cafè di Ariano Irpino c’è stato il primo incontro dei ragazzi di AG Ariano Irpino. Niente di formale, siamo giovani e per questo le formalità le riserviamo per altre occasioni, non certo quando siamo all’interno della nostra comunità. Incontro positivo nonostante alcuni forfait, come quelli del consigliere provinciale De Conciliis e dell’assessore comunale Mastandrea. Presente, però, è stato il presidente provinciale di AG Domenico Finno, che ha indirizzato i presenti alla discussione. Discussione che è partita dalle radici della nostra idea politica per sfociare poi in progetti tesi al nostro intervento nel sociale, nella formazione politica di noi giovani e in varie altre iniziative. Il nostro gruppo ha dimostrato di essere pieno di idee e di buona volontà. La costanza sarà adesso l’arma che più dovrà essere utilizzata se vogliamo che questo nostro progetto abbia successo. I buoni propositi ci sono…adesso ENTRIAMO IN AZIONE….PER ARIANO, PER L’ITALIA!!

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Ormai sono passati diciassette anni dalla strage di Via D’Amelio a Palermo, dove perse la vita un grande uomo, Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Paolo borsellino nasce a Palermo, nel quartiere La Kalsa, dove vivono sia Giovanni Falcone e anche un immagine contrapposta completamente alla loro che rappresentava la realtà della città siciliana, Tommaso Buscetta, che poi è stato uno dei più importanti pentiti della storia italiana.

Ma soffermiamoci sulla figura di Paolo Borsellino che dopo 17 anni dalla morte viene ricordato con immutato affetto da parte di tante comunità, indifferentemente dal colore politico e dalla posizione sociale.

Noi di Azione Giovani, vogliamo omaggiare la sua persona perchè ha portato avanti un progetto grandioso e soprattutto rischioso che poi lo ha portato alla morte, ma a lui come ad altri questo non importava, l’importante era salvare la sua sicilia, la sua Italia dai delitti impuniti, che rimanevano sempre sotterrati grazie ai molti corrotti presenti sul territorio,

Questa è una sua citazione: «È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.»

Mi rivolgo ai ragazzi più piccoli che sicuramente hanno sentito poco parlare di personaggi come Borsellino, Falcone e v’invito a riflettere sulla loro storia, per cercare di trovare nelle loro parole qualcosa da seguire  senza nasconderci dietro dei falsi ideali.

Oggi 19 Luglio 2009 dopo 17 anni in ricordo di  Paolo Borsellino. Grazie per quello che ci hai dato e insegnato lasciando un vero segno in ognuno di noi.

AZIONE GIOVANI ARIANO IRPINO

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Azione Giovani:prospettive!

E’ nato ufficialmente Azione Giovani Ariano Irpino. È un fine ambizioso quello che vogliamo perseguire attraverso questo movimento. Azione Giovani Ariano Irpino mira a creare una classe dirigente giovane e propositiva che abbia come punto di riferimento gli ideali dell’identità nazionale, della cristianità, della famiglia e della socialità. Questo anzitutto perché si sta perdendo l’idea della destra: siamo, infatti, in un periodo i cui non si ragiona più per idee, ma per schieramenti ed un po’ troppo semplicisticamente, forse per colpa dei media, si identifica come destra ciò che totalmente di destra non è, ma lo si identifica come tale solo perché trattasi di uno schieramento opposto alla coalizione di centrosinistra. Azione Giovani mira a far riscoprire i valori della destra e punta a creare una classe dirigente non solo giovane, e quindi più motivata a far bene, ma anche di destra e intenzionata a dare una forte impronta di destra all’interno di una più ampia coalizione o, guardando al PDL, all’interno di un più ampio e moderno partito. Il punto di riferimento politico resta il PDL, e non può essere diversamente, ma l’impegno sarà quello di farci sentire e di non uniformarci ad una politica eccessivamente centrista.

La nostra finalità è prettamente legata alla situazione arianese, ma il discorso relativo ai valori della destra all’interno dell’attuale sistema è più generalizzato. Attualmente si sta perdendo la vera idea di destra (e probabilmente anche quella della vera sinistra) perché i tempi sono cambiati: non solo è terminata la fase dell’immediato dopo-guerra, ma si è conclusa da ormai molto tempo la fase della politica delle idee. Il bipolarismo stesso ha concluso un’ulteriore fase, quella, cioè, del frazionamento multipartitico all’interno di una coalizione (basti pensare che se ieri Prodi governava con 14 partiti, Berlusconi oggi fa lo stesso con l’appoggio di due sole forze politiche). In tutto questo ci rimettono proprio quei partiti che avevano o hanno una forte impronta ideale. È il nostro caso, con ALLEANZA NAZIONALE, che da meno di un anno a questa parte ha ufficialmente concluso il suo cammino per confluire in un progetto di più ampia portata, meno ideale ma sicuramente più adeguato ai tempi di oggi. Fa male, certo, vedere che delle idee, finora salde dentro di noi e che hanno resistito per anni nonostante i molti ostacoli e i molti caduti per difendere le stesse, proprio sul più bello svaniscono perché trafitte dal mutare dei tempi. Per questo puntiamo a difendere quelle idee che stanno svanendo e a portarle in maniera sempre maggiore anche nell’attuale scenario politico, adeguandoci ai nostri tempi senza lasciarci sopraffare dagli stessi e senza sfociare in estremismi inutili che lo stesso elettorato di destra ha più volte bocciato. Azione Giovani Ariano Irpino si impegna a dare il suo contributo a tale causa.

Questi sono allo stesso tempo i fini della nostra iniziativa e il punto di partenza. Punto di partenza perché? La risposta è semplice: i valori della destra devono essere la base di ogni azione e di ogni proposta che sarà fatta per il bene comune: per il bene dei giovani come noi, ma più in generale della gente. Con le nostre azioni faremo sentire la nostra voce senza perdere mai di vista sia quello che è il fine unico della politica, ossia il bene di tutti e non di pochi, sia quello che è il nostro ragionamento, che ci fa sentire tutti come parte di una comunità libera e unita da una comune condivisione di valori che ci rende da sempre diversi dagli altri. Spero e credo che ciò possa accadere anche qui e che il successo nazionale di Azione Giovani possa essere riscosso anche nella realtà di Ariano Irpino. Il nostro movimento è aperto a tutti coloro che già si riconoscono nei nostri valori e comunque a tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla vera politica e non si riconoscono nella politica delle chiacchiere e della disperazione della sinistra.
Unisciti a noi! Tesserati anche tu con Azione Giovani Ariano Irpino…

ENTRA IN AZIONE!

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