Posts Tagged ‘rifiuti’

La soluzione THOR

martedì, giugno 24th, 2008

Il processo THOR

Come ho fatto per l’ArrowBio qualche giorno fa, affronto stavolta la tecnologia THOR, un altro sistema di trattamento dei rifiuti indifferenziati a freddo. Anche questo sistema risulterà estremamente vantaggioso in termini economici ed ecologici nei confronti delle discariche e dei termovalorizzatori. In particolare potrebbe inserirsi anche nell’attuale procedimento che porta all’inceneritore, offrendo tuttavia una maggiore garanzia sui residui (nanopolveri e ceneri) prodotti dalla combustione.

Di che si tratta?

La tecnologia THOR (Total House Waste Recycling) nasce da uno studio ideato e condotto dal nostro C.N.R. (Prof. Paolo Plescia) con il supporto di un’azienda di Roma, che si è occupata della realizzazione industriale dei prototipi e dell’impianto. Il primo impianto sperimentale è già in funzione in Sicilia e sta offrendo ottimi risultati.

Come per l’ArrowBio, anche il sistema THOR non necessita di raccolta differenziata essendo la separazione dei vari componenti alla base dello stesso processo. Questo aspetto è sicuramente importante, viste le attuali percentuali di raccolta, anche se non molto educativo nei confronti dei cittadini. Ad ogni modo nulla vieta che una parte della differenziazione possa continuare ad essere fatta a monte. Anche questo procedimento consente, pertanto, di recuperare gran parte dei materiali riciclabili come i metalli ferrosi e non ferrosi, la plastica e il vetro. A differenza del sistema ArrowBio, tuttavia, non vengono prodotti fertilizzanti e Biogas, ma combustibile solido ad alto potere calorifero che può essere impiegato per tutti gli usi tipici dei combustibili (motori, caldaie, sistemi di riscaldamento centralizzati, impianti di termovalorizzazione), senza produrre i residui nocivi (solidi ed aeriformi) tipici dei termovalorizzatori attuali. Vengono prodotti, inoltre, materiali per l’edilizia.

Il concetto a base di tale processo non è l’impiego dell’acqua, come per l’ArrowBio, ma la polverizzazione dei rifiuti, riducendoli in particelle tanto piccole (inferiori a dieci millesimi di millimetro) da poter distinguere e separare facilmente in esse i singoli componenti (elementi chimici, metalli, plastiche) grazie a noti, ed abbondantemente sperimentati, procedimenti fisico-chimici. 

Anche con questo sistema è possibile ridurre sensibilmente, o tenere sotto controllo, l’emissione di polveri nocive e i cattivi odori. Anche per questo sistema, grazie alla produzione di combustibile, l’energia termica prodotta rende completamente autonomo l’impianto.

Il Processo

Proviamo a descrivere, in linea di massima, come si sviluppa il procedimento. Si tratta essenzialmente di una combinazione di trattamenti di tipo fisico-chimico e mineralurgico, cioè trattamenti tipici delle industrie minerarie che separano ed arricchiscono le materie prime minerali con metodi a basso costo.

Scopo del processo, in pratica, è raggiungere il cosiddetto “grado di liberazione cioè la dimensione più piccola entro la quale il minerale, o la sostanza che interessa, risulta libera da qualsiasi corpo estraneo. Riducendo la pezzatura del rifiuto a poche decine di micron qualsiasi operazione di separazione ed arricchimento, sterilizzazione, combustione o pirolisi (processo che consente la scissione dei legami chimici mediante calore ma senza combustione, cioè senza ossigeno) è attuabile in modo molto più efficiente, con minore spreco di energia.

I rifiuti indifferenziati vengono introdotti in uno speciale “mulinomeccano-chimico che li frantuma e polverizza fino a ridurli a livello di pochi micron di diametro. Le pressioni di urto sono tali (da 8000 a 15000 atmosfere) da distruggere qualsiasi flora batterica (e quindi odori e fermentazione), rendendo così il prodotto sterile e completamente disidratato (l’acqua contenuta viene vaporizzata). A questo punto i vari elementi vengono separati utilizzando diversi metodi e strumenti che assomigliano molto a quelli utilizzati dal sistema ArrowBio, ma in questo caso le particelle sono infinitamente più piccole. Viene infatti impiegata l’acqua e un ciclone d’aria per separare gli elementi pesanti come sali e metalli da quelli leggeri combustibili, un magnete per attrarre i metalli ferrosi e correnti indotte per gli altri metalli. In questo modo vengono separate anche le plastiche, dalle quali viene successivamente eliminato il pericoloso cloro (la C di PVC) facendolo precipitare come sale. Vengono inoltre separate frazioni di vetro, materiali inerti e frazioni metalliche più fini. Quanto rimane è essenzialmente materia organica residua (carta, legno e materiale organico) che viene compattata e ridotta ad autentiche eco-balle pronte per la combustione da riscaldamento o caldaia, oppure può essere tenuta sfusa o emulsionata per essere trasportata liquida (bio-olio per motori diesel). Ad ogni modo, in qualsiasi forma viene attuata, è sempre esente da cloro, solfati e inerti.

I residui di tutto questo processo sono praticamente nulli in quanto tutto il materiale che ne esce, se non viene riciclato, diventa combustibile per generare energia termica. La parte che viene bruciata, a sua volta, produce scorie (ceneri volanti e ceneri pesanti). Anche queste vengono prelevate e sottoposte a un processo di modificazione cristallochimica, frantumate e trattate in maniera da essere ancora riutilizzabili, essendo materiale di tipo vetroso, come malte pozzolane sintetiche molto utili per l’industria edile.

Insomma anche per il processo THOR, anzi, ancora di più rispetto al processo ArrowBio,  “Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”.

Rispetto al processo ArrowBio, il sistema THOR è un po’ più indietro nella sperimentazione. I primi parziali impianti pilota sono stati allestiti nel periodo 2003-2006 a Sidney in Australia. Il primo sistema completo,  invece, è attualmente operante in Sicilia e riesce a trattare fino a 8 tonnellate l’ora .

I vantaggi e le possibili applicazioni

Se non teniamo conto del livello di maturità raggiunto dalla tecnologia, i vantaggi di questo processo sono ancora superiori rispetto alla soluzione ArrowBio.

Primo vantaggio evidente è che il volume dei rifiuti micronizzati si riduce di tre quarti,  cioè i rifiuti che occupavano, ad esempio, 400 metri cubi, dopo il trattamento ne occupano soltanto 100.

Malgrado non sia necessario differenziare a monte, anche questo metodo consente di recuperare un’alta percentuale di materiali riciclabili (metalli ferrosi e non ferrosi,  inerti, plastiche e vetro) e materiali per l’edilizia (leganti e malte).

 

Anche qui non si producono cattivi odori, né microparticelle volatili, né diossina, né alcun tipo di elemento inquinante per l’aria, l’acqua e il suolo.

Oltre ai vantaggi già elencati, simili a quelli della soluzione ArrowBio, la micronizzazione permette di aumentare anche del 120% il calore di combustione dei rifiuti (rispetto ai CDR inviati ai termovalorizzatori) con un notevole risparmio (o incremento, a seconda del punto di vista) di energia. Inoltre, le minime dimensioni delle particelle consentono un’agevole separazione delle componenti pericolose (metalli e sostanze clorurate) e di quelle riciclabili.

C’è una totale assenza di residui e la completa autosufficienza energetica del sistema.

 

L\'impianto THOR

Un impianto pilota (da 2 tonnellate/ora)

Molto interessante la possibilità del sistema di essere campalizzato e le dimensioni estremamente ridotte dell’impianto gli consentono infinite applicazioni. Ad esempio può essere trasportato ovunque serve su camion o su nave o, viceversa, il combustibile prodotto può essere impiegato dalla stessa nave come carburante. Altra applicazione potrebbe essere, ad esempio, nelle isole o nelle zone dove scarseggia l’acqua, l’energia termica prodotta potrebbe alimentare un dissalatore, in questo modo nello stesso tempo si produrrebbe acqua potabile e si risolverebbe il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

Un esempio concreto delle sue possibilità: consideriamo un’area urbana di 5000 abitanti che produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi. In queste condizioni il sistema  THOR permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali è compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile. Il resto dei rifiuti è acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel mulino determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile.

Passiamo ai costi

I costi sono di massima comparabili con quelli già estremamente convenienti dell’ArrowBio. Infatti, secondo quanto valutato dal suo inventore, un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno costa circa 40 Euro per tonnellata di materiale, molto meno della metà rispetto a quanti ne richiederebbero discariche e inceneritori, anche perché ai costi di questi ultimi andrebbero aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori, dei gas e del percolato delle discariche, entrambi inesistenti nel THOR. Quanto al calore prodotto, il potere calorico dei rifiuti dopo la raffinazione meccanica raddoppia (5.300 Kcal/kg) rispetto a quello di rifiuti contenenti normali cascami di carta (2.500 Kcal/kg).

Il primo impianto THOR, quello attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a 8 tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento; è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, è stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di Euro.

Riportando questi dati ai valori presi a riferimento per l’ArrowBio, un impianto più grande (come ad esempio quello siciliano) da 8 t/ora, che smaltirebbe 70.000 t/anno, costerebbe molto meno, almeno un terzo.

A questi valori, inoltre, occorrerebbe aggiungere il ricavo dalla vendita dei materiali riciclati, quelli per l’edilizia e il combustibile (o l’energia termica prodotta).

Questo è un altro dei possibili sistemi che risolverebbero per sempre il problema dei rifiuti. Ancora non pronto per l’impiego massiccio commerciale, ma già disponibile per risolvere, ad esempio, le “emergenze” croniche. Si tratta, inoltre, di un progetto italiano, prodotto da menti italiane che sono fuori dai giochi di potere e camorristici. Sarà forse questo il motivo per cui non se ne sente mai parlare da nessuna parte?

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

La soluzione ArrowBio

sabato, giugno 21st, 2008

Il processo ArroBio

Nell’attesa che il progetto vada avanti (ho già preso contatti con la ditta che rappresenta la tecnologia ArrowBio in Italia), vorrei descrivere, per i non informati, il processo ArrowBio e anticipare una piccola breve valutazione dei suoi vantaggi rispetto alle discariche ed ai termovalorizzatori.

Di che si tratta?

La tecnologia ArrowBio è un brevetto registrato per il trattamento dei rifiuti solidi urbani. Esistono altri sistemi similari che affronterò prossimamente (ad esempio il sistema THOR realizzato dal nostro CNR in Sicilia).

Primo aspetto positivo, soprattutto in un paese pigro come il nostro, è che il processo ArrowBio tratta rifiuti indifferenziati. Questo procedimento consente, ad ogni modo, di recuperare gran parte dei materiali riciclabili come i metalli ferrosi e non ferrosi, la plastica (HDPE, PET e pellicola) e il vetro. Permette inoltre di produrre fertilizzanti e Biogas che è una fonte di energia alternativa pulita, utilizzabile per il trasporto o per la produzione di energia elettrica o termica.

Mentre, per il trattamento dei rifiuti, le discariche utilizzano la terra e i termovalorizzatori (o inceneritori) il fuoco, il concetto assolutamente innovativo del processo ArrowBio, è che utilizza l’acqua . Ci si è posti il quesito: i rifiuti solidi urbani contengono, per loro natura, una grande quantità d’acqua, cosa ne facciamo? Utilizziamola per trattare e separare i rifiuti stessi! Non a caso il primo impianto ArrowBio è stato costruito a Tel Aviv, dove l’acqua è molto preziosa e gli israeliani sanno come ottimizzarne l’uso.

Quali sono i vantaggi derivanti dall’utilizzo dell’acqua? Una delle sue più note proprietà è che permette di separare facilmente gli elementi leggeri (che galleggiano) da quelli pesanti (che vanno a fondo). Tenere i rifiuti in acqua consente di ridurre sensibilmente, o tenere sotto controllo, l’emissione di polveri nocive e i cattivi odori. Grazie alla separazione in acqua, la produzione di compost pulito (cioè con meno contaminanti) avviene molto più facilmente e l’acqua è l’elemento base per la produzione di Biogas di ottima qualità (con elevato contenuto di metano) mediante digestione anaerobica (cioè con batteri che operano in assenza di ossigeno). Inoltre, visto che i rifiuti hanno un alto contenuto di umidità, quando si è a regime, il sistema non ha più bisogno di prelevare acqua dall’esterno.

Il Processo

Proviamo a descrivere, in linea di massima, come si sviluppa il procedimento. C’è una prima fase di preparazione e separazione idromeccanica dei rifiuti. Il contenuto dei camion viene scaricato in una grande vasca piena d’acqua. Per gravità avviene la prima grande separazione: i materiali inorganici (metalli, vetro e altri inerti) hanno generalmente un peso specifico maggiore dell’acqua e pertanto vanno a fondo. Le plastiche e i materiali organici biodegradabili, invece, tendono a galleggiare o a rimanere in sospensione.

I materiali inorganici, pertanto, vengono inviati ad una linea del processo che si occupa dell’ulteriore separazione in materiali ferrosi (quelli che si attaccano ad una calamita), metalli non ferrosi (quelli che vengono separati tramite correnti indotte) e vetro.

Le plastiche e i materiali organici biodegradabili vengono a loro volta separati, alcuni per dimensioni, altri manualmente e, quelli molto leggeri come le buste di plastica, mediante separatori ad aria. Tutto il rimanente è composto quasi esclusivamente da materiale organico biodegradabile, pertanto viene triturato, frantumato idraulicamente e filtrato. La terriccio che ne risulta viene immerso nuovamente in acqua per separare ancora una volta le componenti metalliche e vetrose rimanenti (pesanti) da quelle biologiche (leggere). 

La soluzione organica acquosa ottenuta (minestrone biologico) viene così inviata a due successivi contenitori che, tramite processi naturali di fermentazione anaerobica (acetogenico e metanogenico) a temperatura ambiente, digeriscono la brodaglia producendo biogas e fango biologico. Il biogas è utilizzato per la produzione di energia elettrica e calore, mentre il fango biologico viene disidratato e venduto come concime

I residui di tutto questo processo ammontano a circa il 20% (dipende dal tipo di rifiuti introdotti), che possono essere inviati a discarica o inceneritore (ma sono inerti e quindi non pericolosi) o ancora verso impianti specializzati, per una ulteriore separazione (ce n’è uno molto buono in Veneto).

Insomma come disse Antoine Lavoisier, “Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”.

Attualmente è già operante (da 5 anni) l’impianto di Tel Aviv (Israele) da 40.000 t/anno, mentre sono in fase di completamento quelli di Falkirk (Scozia) da 70.000 t, Pachuca (Messico) da 180.000 t e Sidney (Australia) da 90.000 t.

I vantaggi

E’ lecito affermare che i vantaggi di questo processo sono innumerevoli.

Malgrado non sia necessario differenziare a monte, questo metodo consente di recuperare l’80-90% dei materiali riciclabili (95% dei metalli ferrosi, 85% dei metalli non ferrosi, 85% della plastica, il 90% del vetro).

Produce Biogas, essenzialmente metano, utile per ottenere energia elettrica (per alimentare lo stesso impianto, ad esempio) o come carburante pulito per il trasporto pubblico al posto dei carburanti fossili altamente inquinanti.

Non produce cattivi odori, né microparticelle, né diossina, né alcun tipo di elemento inquinante per l’aria, l’acqua e il suolo.

La percentuale di residuo è bassa (< 20%) e ulteriormente riducibile, e comunque è inerte.

Naturalmente ci sono molti altri vantaggi tecnici (come la qualità e la stabilità del metano e del compost prodotti dalla fermentazione anaerobica rispetto a quella aerobica, etc.), ma tediare il lettore non è lo scopo (principale) di questo blog.

Passiamo ai costi

I costi rispetto ad altri metodi sono senz’altro inferiori (solo il deposito in discarica è più economico… ma è inutile sottolinearne il differente rapporto costo/efficacia). Del resto, se scozzesi ed ebrei sono stati i primi ad utilizzare questo metodo… ci sarà un motivo!

confronto tecnologie

Un grafico che mette a confronto la tecnologia ArrowBio rispetto alle altre utilizzate per il trattamento dei rifiuti solidi urbani.

Da questo grafico si può notare come il processo ArrowBio si inserisce tra gli altri metodi di trattamento dei rifiuti solidi urbani. E’ senz’altro il metodo che produce di più e inquina di meno, con costi medi sufficientemente bassi.

Per quantificare i costi ho dato uno sguardo all’analisi effettuata dall’Agenzia per l’Ambiente della Gran Bretagna, che per i suoi conti si è basata sull’impianto di Tel Aviv. Per un impianto di tipo ArrowBio da 75.000 t/anno (circa 10 volte l’esigenza della città di Ariano o pari a circa la metà dell’esigenza dell’intera provincia di Avellino), il costo dell’impianto è di circa 15 milioni di Euro. Considerando un periodo di ammortamento di 15 anni, ogni tonnellata di rifiuti in ingresso costa circa 40 Euro, ma produce una ricchezza (materiali riciclati + Biogas + fertilizzanti) pari a 25 Euro, cioè in pratica con questo sistema smaltire una tonnellata di rifiuti costa “solo” 15 Euro. Tanto per fare un raffronto mandare i rifiuti all’inceneritore costa 90 Euro a tonnellata e per quanto possa essere fatto bene ci sarà sempre una percentuale di ceneri e microparticelle tossiche prodotte.

Questo è soltanto uno dei possibili sistemi che risolverebbero per sempre il problema dei rifiuti. Chi ha il coraggio di dire che sono solo fandonie e che invece bisogna continuare ad arricchire politici corrotti e la solita Camorra, a inquinare le falde acquifere e l’aria che respiriamo, tutto a spese del denaro delle nostre tasche e della salute dei nostri figli?

 

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

I’m back

martedì, giugno 17th, 2008

Pustarza

Dopo un breve periodo di vacanza torno sul mio blog carico di energia, di rabbia e di buona volontà.

La sensazione più forte che sto provando in questi giorni, guardando le riprovevoli scene dei compattatori in fila verso la discarica di Pustarza, è di un’estrema impotenza. Gli sconfitti non siamo soltanto noi Arianesi e Savignanesi, o i Monteleonesi che dovranno respirare, per chissà quanti anni ancora, la puzza campana senza neanche ricevere un briciolo di riconoscenza. Sconfitta non è soltanto la politica locale, provinciale, regionale e nazionale. Sconfitta è l’umanità e la sua odiosa predisposizione a complicarsi la vita, a scegliere sempre la strada più lunga e tortuosa, quella più costosa e dannosa, pur essendone pienamente cosciente e pertanto doppiamente colpevole.

Non voglio sapere chi trarrà vantaggio da questo ennesimo scempio perpetrato nei confronti della natura, della nostra salute, della nostra economia e del nostro patrimonio socio-rurale. Come al solito, noi cittadini onesti e indifesi, siamo stati messi spalle al muro, ubbidire o essere fucilati, questa era l’alternativa. La macchina statale, con le sue perverse alleanze e para-giustificazioni si era messa in moto già più di un anno fa e pochi contadini offesi e violentati nella loro amata terra non avrebbero mai potuto alzare i loro forconi contro la “forza” della prepotenza legalizzata. 

Sono tornato e sono veramente arrabbiato. Un paio di settimane fa ho lanciato una proposta che non è stata raccolta. Questo forse è un ulteriore motivo della mia rabbia. Sembra che alla nostra terra ci tenga soltanto chi ha già dovuto rinunciarci, per sempre. 

Ma non voglio ancora fermarmi. La mia voglia di combattere è ancora grande e sono molto determinato. Nei prossimi giorni inizierò un progetto di lavoro, uno studio di fattibilità sulle soluzioni pulite, che esistono e sono già state applicate in varie parti del mondo. Al termine del mio lavoro non ci saranno scuse. L’ignoranza non sarà più una giustificazione della nostra atavica apatia. 

Il mio desiderio è di poter risvegliare in qualche modo le nostre coscienze, completamente sopite, stordite da decenni di sonniferi politici e imbonitori televisivi. Il mio sogno è che si torni a 423 anni fa quando, nell’agosto del 1585, la comunità di Ariano seppe riscattare se stessa nei confronti del mondo intero, pagando 75.150 ducati e  mettendo da parte, finalmente per una volta per tutte, le solite chiacchiere e i piagnistei.

Abbiamo un passato glorioso, difendiamolo con i denti. Soprattutto facciamo in modo che il futuro dei nostri figli dipenda da noi stessi e da nessun altro.

Condividi su Facebook Condividi su Facebook