Archive for the ‘Attualità’ Category

Un terremoto dentro di noi

mercoledì, aprile 8th, 2009

Impotenza e rabbia. Sono le sensazioni predominanti in queste ore di sofferenza e di angoscia. Stavolta è toccato a noi italiani, andare sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo con immagini di distruzione e di morte. L’egoismo ancestrale che domina le nostre emozioni, forse determinato da un istinto di sopravvivenza che viene da molto lontano, spesso ci rende quasi indifferenti nei confronti delle sofferenze nel mondo. Siamo quasi sempre sordi ai lamenti di civiltà lontane in guerra perenne o vittime di inauditi disastri naturali, così come alle richieste d’aiuto dei mendicanti striscianti sui marciapiedi delle nostre città o dei nostri vicini che soffrono nella dignità del silenzio tra le loro quattro mura. Quando, invece, un evento, qualsiasi esso sia, ci tocca da vicino, o riguarda un nostro parente o un amico, o adirittura noi stessi, fragili in balia di forze oscure infinitamente più potenti di noi, siamo colpiti nel profondo della nostra anima.

Barcolliamo senza più un briciolo di forza, alla ricerca di un riferimento, di un sostegno, avvertendo il colpo, un duro colpo nello stomaco e nel cuore, tanto da sbatterci al tappeto senza pietà. Anch’io ho sentito le scosse, quelle più forti che hanno avuto la sfrontatezza e l’ardire di osare sfidare l’eternità di una città simbolo di potenza come Roma. Le ho sentite e mi sono meravigliato. Nessuna paura, la presunzione di chi vive nella Città Eterna ci garantisce una sorta d’immunità fittizia ma rassicurante, ma una forte sensazione di insicurezza e impotenza. Vedere i muri della propria casa, che per i nostri sensi sono simbolo di solidità fisica e psichica di un’intera esistenza, vacillare come una foglia alla leggera brezza del mattino è sconfortante ed estremamente difficile da digerire. Non riesco neanche ad immaginare cosa possono aver provato tante persone che, pur se nella gioia di aver salvato la propria vita e quella dei propri cari, hanno assistito impotenti alla distruzione definitiva di tutte le loro cose, dei loro oggetti, dei ricordi più cari. Per chi, infine, ha perso anche le persone amate non sarà più lo stesso, non ci sarà più un futuro, nessun giorno della vita nei prossimi anni avrà più lo stesso sapore, la stessa serenità di un tempo. E’ la morte nel cuore, un terremoto fuori e dentro di ciascuno di noi.

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Ma chi se ne importa…

sabato, dicembre 20th, 2008

Sono tanti i problemi di questa epoca di crisi globale. La gente comune deve ogni giorno lottare per sopravvivere o, per i più fortunati, arrivare alla fine del mese senza doversi indebitare ancora di più.

Questi problemi sono ancora più sentiti nei periodi di festa, quando l’atmosfera natalizia ci spinge ad essere più generosi ma il portafoglio ci guarda con occhi di sfida, inesorabilmente vuoto.

Questi sono anche i problemi di una giovane coppia, lui si chiama David e lei Victoria. La vita è stata molto avara con loro, lui costretto a lavorare sui campi d’erba, lei sempre immortalata da obiettivi indiscreti e invadenti.
Sono sempre costretti a girovagare il mondo alla ricerca di un tetto e di un letto, non trovano mai pace.

Oggi la stampa mondiale si è finalmente occupata anche di loro e finalmente ci ha informati della loro tragedia. 

Finalmente anche per loro problemi come l’assitenza sanitaria e la ricerca della casa sono stati finalmente risolti.

Mi piace pensare a David che … viaggia alla volta della clinica Le Betulle di Appiano Gentile per le visite mediche di rito, mentre la cara mogliettina trascorrerà l’intera giornata a fare una serie di visite in alcuni alberghi della città di Milano per scegliere la loro residenza per i prossimi mesi.

Notizie che fanno bene al cuore…

http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/sport/calcio/beckham-milan/arrivo-milano/arrivo-milano.html

MA CHI SE NE IMPORTA!!!!

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La soluzione THOR

martedì, giugno 24th, 2008

Il processo THOR

Come ho fatto per l’ArrowBio qualche giorno fa, affronto stavolta la tecnologia THOR, un altro sistema di trattamento dei rifiuti indifferenziati a freddo. Anche questo sistema risulterà estremamente vantaggioso in termini economici ed ecologici nei confronti delle discariche e dei termovalorizzatori. In particolare potrebbe inserirsi anche nell’attuale procedimento che porta all’inceneritore, offrendo tuttavia una maggiore garanzia sui residui (nanopolveri e ceneri) prodotti dalla combustione.

Di che si tratta?

La tecnologia THOR (Total House Waste Recycling) nasce da uno studio ideato e condotto dal nostro C.N.R. (Prof. Paolo Plescia) con il supporto di un’azienda di Roma, che si è occupata della realizzazione industriale dei prototipi e dell’impianto. Il primo impianto sperimentale è già in funzione in Sicilia e sta offrendo ottimi risultati.

Come per l’ArrowBio, anche il sistema THOR non necessita di raccolta differenziata essendo la separazione dei vari componenti alla base dello stesso processo. Questo aspetto è sicuramente importante, viste le attuali percentuali di raccolta, anche se non molto educativo nei confronti dei cittadini. Ad ogni modo nulla vieta che una parte della differenziazione possa continuare ad essere fatta a monte. Anche questo procedimento consente, pertanto, di recuperare gran parte dei materiali riciclabili come i metalli ferrosi e non ferrosi, la plastica e il vetro. A differenza del sistema ArrowBio, tuttavia, non vengono prodotti fertilizzanti e Biogas, ma combustibile solido ad alto potere calorifero che può essere impiegato per tutti gli usi tipici dei combustibili (motori, caldaie, sistemi di riscaldamento centralizzati, impianti di termovalorizzazione), senza produrre i residui nocivi (solidi ed aeriformi) tipici dei termovalorizzatori attuali. Vengono prodotti, inoltre, materiali per l’edilizia.

Il concetto a base di tale processo non è l’impiego dell’acqua, come per l’ArrowBio, ma la polverizzazione dei rifiuti, riducendoli in particelle tanto piccole (inferiori a dieci millesimi di millimetro) da poter distinguere e separare facilmente in esse i singoli componenti (elementi chimici, metalli, plastiche) grazie a noti, ed abbondantemente sperimentati, procedimenti fisico-chimici. 

Anche con questo sistema è possibile ridurre sensibilmente, o tenere sotto controllo, l’emissione di polveri nocive e i cattivi odori. Anche per questo sistema, grazie alla produzione di combustibile, l’energia termica prodotta rende completamente autonomo l’impianto.

Il Processo

Proviamo a descrivere, in linea di massima, come si sviluppa il procedimento. Si tratta essenzialmente di una combinazione di trattamenti di tipo fisico-chimico e mineralurgico, cioè trattamenti tipici delle industrie minerarie che separano ed arricchiscono le materie prime minerali con metodi a basso costo.

Scopo del processo, in pratica, è raggiungere il cosiddetto “grado di liberazione cioè la dimensione più piccola entro la quale il minerale, o la sostanza che interessa, risulta libera da qualsiasi corpo estraneo. Riducendo la pezzatura del rifiuto a poche decine di micron qualsiasi operazione di separazione ed arricchimento, sterilizzazione, combustione o pirolisi (processo che consente la scissione dei legami chimici mediante calore ma senza combustione, cioè senza ossigeno) è attuabile in modo molto più efficiente, con minore spreco di energia.

I rifiuti indifferenziati vengono introdotti in uno speciale “mulinomeccano-chimico che li frantuma e polverizza fino a ridurli a livello di pochi micron di diametro. Le pressioni di urto sono tali (da 8000 a 15000 atmosfere) da distruggere qualsiasi flora batterica (e quindi odori e fermentazione), rendendo così il prodotto sterile e completamente disidratato (l’acqua contenuta viene vaporizzata). A questo punto i vari elementi vengono separati utilizzando diversi metodi e strumenti che assomigliano molto a quelli utilizzati dal sistema ArrowBio, ma in questo caso le particelle sono infinitamente più piccole. Viene infatti impiegata l’acqua e un ciclone d’aria per separare gli elementi pesanti come sali e metalli da quelli leggeri combustibili, un magnete per attrarre i metalli ferrosi e correnti indotte per gli altri metalli. In questo modo vengono separate anche le plastiche, dalle quali viene successivamente eliminato il pericoloso cloro (la C di PVC) facendolo precipitare come sale. Vengono inoltre separate frazioni di vetro, materiali inerti e frazioni metalliche più fini. Quanto rimane è essenzialmente materia organica residua (carta, legno e materiale organico) che viene compattata e ridotta ad autentiche eco-balle pronte per la combustione da riscaldamento o caldaia, oppure può essere tenuta sfusa o emulsionata per essere trasportata liquida (bio-olio per motori diesel). Ad ogni modo, in qualsiasi forma viene attuata, è sempre esente da cloro, solfati e inerti.

I residui di tutto questo processo sono praticamente nulli in quanto tutto il materiale che ne esce, se non viene riciclato, diventa combustibile per generare energia termica. La parte che viene bruciata, a sua volta, produce scorie (ceneri volanti e ceneri pesanti). Anche queste vengono prelevate e sottoposte a un processo di modificazione cristallochimica, frantumate e trattate in maniera da essere ancora riutilizzabili, essendo materiale di tipo vetroso, come malte pozzolane sintetiche molto utili per l’industria edile.

Insomma anche per il processo THOR, anzi, ancora di più rispetto al processo ArrowBio,  “Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”.

Rispetto al processo ArrowBio, il sistema THOR è un po’ più indietro nella sperimentazione. I primi parziali impianti pilota sono stati allestiti nel periodo 2003-2006 a Sidney in Australia. Il primo sistema completo,  invece, è attualmente operante in Sicilia e riesce a trattare fino a 8 tonnellate l’ora .

I vantaggi e le possibili applicazioni

Se non teniamo conto del livello di maturità raggiunto dalla tecnologia, i vantaggi di questo processo sono ancora superiori rispetto alla soluzione ArrowBio.

Primo vantaggio evidente è che il volume dei rifiuti micronizzati si riduce di tre quarti,  cioè i rifiuti che occupavano, ad esempio, 400 metri cubi, dopo il trattamento ne occupano soltanto 100.

Malgrado non sia necessario differenziare a monte, anche questo metodo consente di recuperare un’alta percentuale di materiali riciclabili (metalli ferrosi e non ferrosi,  inerti, plastiche e vetro) e materiali per l’edilizia (leganti e malte).

 

Anche qui non si producono cattivi odori, né microparticelle volatili, né diossina, né alcun tipo di elemento inquinante per l’aria, l’acqua e il suolo.

Oltre ai vantaggi già elencati, simili a quelli della soluzione ArrowBio, la micronizzazione permette di aumentare anche del 120% il calore di combustione dei rifiuti (rispetto ai CDR inviati ai termovalorizzatori) con un notevole risparmio (o incremento, a seconda del punto di vista) di energia. Inoltre, le minime dimensioni delle particelle consentono un’agevole separazione delle componenti pericolose (metalli e sostanze clorurate) e di quelle riciclabili.

C’è una totale assenza di residui e la completa autosufficienza energetica del sistema.

 

L\'impianto THOR

Un impianto pilota (da 2 tonnellate/ora)

Molto interessante la possibilità del sistema di essere campalizzato e le dimensioni estremamente ridotte dell’impianto gli consentono infinite applicazioni. Ad esempio può essere trasportato ovunque serve su camion o su nave o, viceversa, il combustibile prodotto può essere impiegato dalla stessa nave come carburante. Altra applicazione potrebbe essere, ad esempio, nelle isole o nelle zone dove scarseggia l’acqua, l’energia termica prodotta potrebbe alimentare un dissalatore, in questo modo nello stesso tempo si produrrebbe acqua potabile e si risolverebbe il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

Un esempio concreto delle sue possibilità: consideriamo un’area urbana di 5000 abitanti che produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi. In queste condizioni il sistema  THOR permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali è compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile. Il resto dei rifiuti è acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel mulino determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile.

Passiamo ai costi

I costi sono di massima comparabili con quelli già estremamente convenienti dell’ArrowBio. Infatti, secondo quanto valutato dal suo inventore, un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno costa circa 40 Euro per tonnellata di materiale, molto meno della metà rispetto a quanti ne richiederebbero discariche e inceneritori, anche perché ai costi di questi ultimi andrebbero aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori, dei gas e del percolato delle discariche, entrambi inesistenti nel THOR. Quanto al calore prodotto, il potere calorico dei rifiuti dopo la raffinazione meccanica raddoppia (5.300 Kcal/kg) rispetto a quello di rifiuti contenenti normali cascami di carta (2.500 Kcal/kg).

Il primo impianto THOR, quello attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a 8 tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento; è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, è stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di Euro.

Riportando questi dati ai valori presi a riferimento per l’ArrowBio, un impianto più grande (come ad esempio quello siciliano) da 8 t/ora, che smaltirebbe 70.000 t/anno, costerebbe molto meno, almeno un terzo.

A questi valori, inoltre, occorrerebbe aggiungere il ricavo dalla vendita dei materiali riciclati, quelli per l’edilizia e il combustibile (o l’energia termica prodotta).

Questo è un altro dei possibili sistemi che risolverebbero per sempre il problema dei rifiuti. Ancora non pronto per l’impiego massiccio commerciale, ma già disponibile per risolvere, ad esempio, le “emergenze” croniche. Si tratta, inoltre, di un progetto italiano, prodotto da menti italiane che sono fuori dai giochi di potere e camorristici. Sarà forse questo il motivo per cui non se ne sente mai parlare da nessuna parte?

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La soluzione ArrowBio

sabato, giugno 21st, 2008

Il processo ArroBio

Nell’attesa che il progetto vada avanti (ho già preso contatti con la ditta che rappresenta la tecnologia ArrowBio in Italia), vorrei descrivere, per i non informati, il processo ArrowBio e anticipare una piccola breve valutazione dei suoi vantaggi rispetto alle discariche ed ai termovalorizzatori.

Di che si tratta?

La tecnologia ArrowBio è un brevetto registrato per il trattamento dei rifiuti solidi urbani. Esistono altri sistemi similari che affronterò prossimamente (ad esempio il sistema THOR realizzato dal nostro CNR in Sicilia).

Primo aspetto positivo, soprattutto in un paese pigro come il nostro, è che il processo ArrowBio tratta rifiuti indifferenziati. Questo procedimento consente, ad ogni modo, di recuperare gran parte dei materiali riciclabili come i metalli ferrosi e non ferrosi, la plastica (HDPE, PET e pellicola) e il vetro. Permette inoltre di produrre fertilizzanti e Biogas che è una fonte di energia alternativa pulita, utilizzabile per il trasporto o per la produzione di energia elettrica o termica.

Mentre, per il trattamento dei rifiuti, le discariche utilizzano la terra e i termovalorizzatori (o inceneritori) il fuoco, il concetto assolutamente innovativo del processo ArrowBio, è che utilizza l’acqua . Ci si è posti il quesito: i rifiuti solidi urbani contengono, per loro natura, una grande quantità d’acqua, cosa ne facciamo? Utilizziamola per trattare e separare i rifiuti stessi! Non a caso il primo impianto ArrowBio è stato costruito a Tel Aviv, dove l’acqua è molto preziosa e gli israeliani sanno come ottimizzarne l’uso.

Quali sono i vantaggi derivanti dall’utilizzo dell’acqua? Una delle sue più note proprietà è che permette di separare facilmente gli elementi leggeri (che galleggiano) da quelli pesanti (che vanno a fondo). Tenere i rifiuti in acqua consente di ridurre sensibilmente, o tenere sotto controllo, l’emissione di polveri nocive e i cattivi odori. Grazie alla separazione in acqua, la produzione di compost pulito (cioè con meno contaminanti) avviene molto più facilmente e l’acqua è l’elemento base per la produzione di Biogas di ottima qualità (con elevato contenuto di metano) mediante digestione anaerobica (cioè con batteri che operano in assenza di ossigeno). Inoltre, visto che i rifiuti hanno un alto contenuto di umidità, quando si è a regime, il sistema non ha più bisogno di prelevare acqua dall’esterno.

Il Processo

Proviamo a descrivere, in linea di massima, come si sviluppa il procedimento. C’è una prima fase di preparazione e separazione idromeccanica dei rifiuti. Il contenuto dei camion viene scaricato in una grande vasca piena d’acqua. Per gravità avviene la prima grande separazione: i materiali inorganici (metalli, vetro e altri inerti) hanno generalmente un peso specifico maggiore dell’acqua e pertanto vanno a fondo. Le plastiche e i materiali organici biodegradabili, invece, tendono a galleggiare o a rimanere in sospensione.

I materiali inorganici, pertanto, vengono inviati ad una linea del processo che si occupa dell’ulteriore separazione in materiali ferrosi (quelli che si attaccano ad una calamita), metalli non ferrosi (quelli che vengono separati tramite correnti indotte) e vetro.

Le plastiche e i materiali organici biodegradabili vengono a loro volta separati, alcuni per dimensioni, altri manualmente e, quelli molto leggeri come le buste di plastica, mediante separatori ad aria. Tutto il rimanente è composto quasi esclusivamente da materiale organico biodegradabile, pertanto viene triturato, frantumato idraulicamente e filtrato. La terriccio che ne risulta viene immerso nuovamente in acqua per separare ancora una volta le componenti metalliche e vetrose rimanenti (pesanti) da quelle biologiche (leggere). 

La soluzione organica acquosa ottenuta (minestrone biologico) viene così inviata a due successivi contenitori che, tramite processi naturali di fermentazione anaerobica (acetogenico e metanogenico) a temperatura ambiente, digeriscono la brodaglia producendo biogas e fango biologico. Il biogas è utilizzato per la produzione di energia elettrica e calore, mentre il fango biologico viene disidratato e venduto come concime

I residui di tutto questo processo ammontano a circa il 20% (dipende dal tipo di rifiuti introdotti), che possono essere inviati a discarica o inceneritore (ma sono inerti e quindi non pericolosi) o ancora verso impianti specializzati, per una ulteriore separazione (ce n’è uno molto buono in Veneto).

Insomma come disse Antoine Lavoisier, “Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”.

Attualmente è già operante (da 5 anni) l’impianto di Tel Aviv (Israele) da 40.000 t/anno, mentre sono in fase di completamento quelli di Falkirk (Scozia) da 70.000 t, Pachuca (Messico) da 180.000 t e Sidney (Australia) da 90.000 t.

I vantaggi

E’ lecito affermare che i vantaggi di questo processo sono innumerevoli.

Malgrado non sia necessario differenziare a monte, questo metodo consente di recuperare l’80-90% dei materiali riciclabili (95% dei metalli ferrosi, 85% dei metalli non ferrosi, 85% della plastica, il 90% del vetro).

Produce Biogas, essenzialmente metano, utile per ottenere energia elettrica (per alimentare lo stesso impianto, ad esempio) o come carburante pulito per il trasporto pubblico al posto dei carburanti fossili altamente inquinanti.

Non produce cattivi odori, né microparticelle, né diossina, né alcun tipo di elemento inquinante per l’aria, l’acqua e il suolo.

La percentuale di residuo è bassa (< 20%) e ulteriormente riducibile, e comunque è inerte.

Naturalmente ci sono molti altri vantaggi tecnici (come la qualità e la stabilità del metano e del compost prodotti dalla fermentazione anaerobica rispetto a quella aerobica, etc.), ma tediare il lettore non è lo scopo (principale) di questo blog.

Passiamo ai costi

I costi rispetto ad altri metodi sono senz’altro inferiori (solo il deposito in discarica è più economico… ma è inutile sottolinearne il differente rapporto costo/efficacia). Del resto, se scozzesi ed ebrei sono stati i primi ad utilizzare questo metodo… ci sarà un motivo!

confronto tecnologie

Un grafico che mette a confronto la tecnologia ArrowBio rispetto alle altre utilizzate per il trattamento dei rifiuti solidi urbani.

Da questo grafico si può notare come il processo ArrowBio si inserisce tra gli altri metodi di trattamento dei rifiuti solidi urbani. E’ senz’altro il metodo che produce di più e inquina di meno, con costi medi sufficientemente bassi.

Per quantificare i costi ho dato uno sguardo all’analisi effettuata dall’Agenzia per l’Ambiente della Gran Bretagna, che per i suoi conti si è basata sull’impianto di Tel Aviv. Per un impianto di tipo ArrowBio da 75.000 t/anno (circa 10 volte l’esigenza della città di Ariano o pari a circa la metà dell’esigenza dell’intera provincia di Avellino), il costo dell’impianto è di circa 15 milioni di Euro. Considerando un periodo di ammortamento di 15 anni, ogni tonnellata di rifiuti in ingresso costa circa 40 Euro, ma produce una ricchezza (materiali riciclati + Biogas + fertilizzanti) pari a 25 Euro, cioè in pratica con questo sistema smaltire una tonnellata di rifiuti costa “solo” 15 Euro. Tanto per fare un raffronto mandare i rifiuti all’inceneritore costa 90 Euro a tonnellata e per quanto possa essere fatto bene ci sarà sempre una percentuale di ceneri e microparticelle tossiche prodotte.

Questo è soltanto uno dei possibili sistemi che risolverebbero per sempre il problema dei rifiuti. Chi ha il coraggio di dire che sono solo fandonie e che invece bisogna continuare ad arricchire politici corrotti e la solita Camorra, a inquinare le falde acquifere e l’aria che respiriamo, tutto a spese del denaro delle nostre tasche e della salute dei nostri figli?

 

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I’m back

martedì, giugno 17th, 2008

Pustarza

Dopo un breve periodo di vacanza torno sul mio blog carico di energia, di rabbia e di buona volontà.

La sensazione più forte che sto provando in questi giorni, guardando le riprovevoli scene dei compattatori in fila verso la discarica di Pustarza, è di un’estrema impotenza. Gli sconfitti non siamo soltanto noi Arianesi e Savignanesi, o i Monteleonesi che dovranno respirare, per chissà quanti anni ancora, la puzza campana senza neanche ricevere un briciolo di riconoscenza. Sconfitta non è soltanto la politica locale, provinciale, regionale e nazionale. Sconfitta è l’umanità e la sua odiosa predisposizione a complicarsi la vita, a scegliere sempre la strada più lunga e tortuosa, quella più costosa e dannosa, pur essendone pienamente cosciente e pertanto doppiamente colpevole.

Non voglio sapere chi trarrà vantaggio da questo ennesimo scempio perpetrato nei confronti della natura, della nostra salute, della nostra economia e del nostro patrimonio socio-rurale. Come al solito, noi cittadini onesti e indifesi, siamo stati messi spalle al muro, ubbidire o essere fucilati, questa era l’alternativa. La macchina statale, con le sue perverse alleanze e para-giustificazioni si era messa in moto già più di un anno fa e pochi contadini offesi e violentati nella loro amata terra non avrebbero mai potuto alzare i loro forconi contro la “forza” della prepotenza legalizzata. 

Sono tornato e sono veramente arrabbiato. Un paio di settimane fa ho lanciato una proposta che non è stata raccolta. Questo forse è un ulteriore motivo della mia rabbia. Sembra che alla nostra terra ci tenga soltanto chi ha già dovuto rinunciarci, per sempre. 

Ma non voglio ancora fermarmi. La mia voglia di combattere è ancora grande e sono molto determinato. Nei prossimi giorni inizierò un progetto di lavoro, uno studio di fattibilità sulle soluzioni pulite, che esistono e sono già state applicate in varie parti del mondo. Al termine del mio lavoro non ci saranno scuse. L’ignoranza non sarà più una giustificazione della nostra atavica apatia. 

Il mio desiderio è di poter risvegliare in qualche modo le nostre coscienze, completamente sopite, stordite da decenni di sonniferi politici e imbonitori televisivi. Il mio sogno è che si torni a 423 anni fa quando, nell’agosto del 1585, la comunità di Ariano seppe riscattare se stessa nei confronti del mondo intero, pagando 75.150 ducati e  mettendo da parte, finalmente per una volta per tutte, le solite chiacchiere e i piagnistei.

Abbiamo un passato glorioso, difendiamolo con i denti. Soprattutto facciamo in modo che il futuro dei nostri figli dipenda da noi stessi e da nessun altro.

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Il suicidio di Veltroni

mercoledì, aprile 30th, 2008

campidoglio

Per carattere non amo gioire delle disgrazie delle persone, chiunque esse siano. Tuttavia non ho potuto trattenere un sorriso quando ho visto il cinico striscione apparso ieri in Campidoglio durante i festeggiamenti per la vittoria del leader del centro-destra Alemanno a scapito di Rutelli.

Alla notizia dell’ennesima catastrofe veltroniana stavo pensando proprio a questo. Tutto quanto è successo negli ultimi mesi sembra dimostrare che Walter Veltroni abbia avuto un improvviso desiderio di farla finita con uno spettacolare hara-kiri.

Era un amato e stimato uomo politico, nuova generazione di sinistra che, seppur ancorato all’ideologia comunista per i suoi trascorsi nell’Unità, mostrava una notevole capacità di attrattiva anche verso gli elettorati più moderati. Aveva, inoltre, ottimamente superato il test di Roma, facendosi amare dalla gente da lui amministrata in quella che ormai è diventata una sorta di gavetta istituzionale. Dal Campidoglio a Palazzo Chigi, in fondo, sono quattro passi.

Ma all’improvviso ha deciso di autoproporsi come leader del futuro Partito Democratico, probabilmente convinto che partendo in anticipo nella corsa al bipolarismo, che si sarebbe scatenata a breve, lui ne avrebbe tratto vantaggio. Ma affrettare le tappe è stato un incredibile boomerang e ne pagherà care le conseguenze (a questo punto lo spero soltanto per lui e non per tutti gli italiani) per molto tempo ancora.

In guerra e in amore tutto è permesso. La politica si può considerare come la fusione tra guerra e amore, pertanto a maggior ragione chi ambisce a certe posizioni è autorizzato a non guardare in faccia a nessuno.

Per ambire ad un certo livello di potere diventa inevitabile cannibalizzare innanzitutto chi si interpone tra noi e il nostro obiettivo, amico o nemico. Prodi è stata la sua prima vittima sacrificale. Del resto è stato un gioco facile. Troppo mediatore, Prodi aveva dovuto scendere a troppi compromessi e Veltroni, per mostrarsi coerente e punto di rottura rispetto al passato, l’ha liquidato abbastanza freddamente. Poi si è arrivati alle elezioni politiche. In campagna elettorale Veltroni si è liberato di altri due personaggi ingombranti come De Mita e Bertinotti. Il risultato è stato evidente per tutti.

Mancava da sterminare l’ultimo suo grande alleato, Rutelli. E’ stato semplice anche per lui disfarsene mandandolo in pasto ai leoni nell’arena della Capitale. Ora chi rimane? Attorno a Veltroni c’è rimasto il vuoto. Non c’è un politico, ma neanche un elettore a sinistra che sia rimasto contento di come si è evoluta la situazione negli ultimi 6 mesi. Uscir fuori da questa situazione sarà molto ma molto dura.

Per una sete di potere, per dei calcoli fatti male, ha distrutto anni di lavoro. Probabilmente a Veltroni non rimane altro che concludere il suo hara-kiri politico, dare le dimissioni e ritirarsi in disparte a riflettere e piangere sui propri errori.

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USA: nuovi focolai di razzismo

martedì, aprile 22nd, 2008

Immagine anteprima YouTube 

Sono passati parecchi anni dal discorso “I have a dream” di Martin Luther King Jr. Si può dire che è una vita, anzi la mia vita, infatti avevo soltanto tre settimane quando, il 28 agosto 1963, il pastore protestante di colore tenne quel discorso a Washington, davanti al Lincoln Memorial. Sappiamo tutti che fu ucciso 5 anni dopo, a Memphis, esattamente 40 anni fa.

Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Certamente le condizioni generali, il rispetto per i diritti della popolazione di colore americana, sono senz’altro migliorati, da allora, ma non sono mai guariti del tutto. E non mi riferisco solo alle piccole comunità, sette più o meno segrete come il KKK (Ku Kux Klan ancora vivo e vegeto), attività più o meno alla luce del sole che ancora oggi pongono la supremazia della razza bianca tra le priorità della politica americana. Tutto filava liscio finché si trattava di osannare personaggi dello sport e dello spettacolo che, malgrado la pelle scura, portavano onore e gloria alla nazione.

Oggi esiste una minaccia a tutto questo, l’elemento destabilizzante è Barack Obama. Inizialmente il fenomeno Obama è stato sottovalutato, anzi ben accetto. Un bravo oratore che avrebbe portato una ventata di novità, e magari anche qualche voto in più per i democratici da parte delle minoranze razziali come i neri e gli ispanici. Ma da qualche settimana, da quando si è delineata una sua probabile vittoria nelle primarie sulla Clinton, l’atteggiamento di molti ambienti bipartisan è cambiato.

Che fosse malvisto dalle potenti lobbies filo-israeliane era scontato, in fondo è senz’altro il meno allineato alla causa sionista tra i pretendenti al trono americano. Sta di fatto che da qualche tempo la figura fresca, innovativa, genuina di Obama sta vacillando. Sono apparsi dal nulla legami con personaggi loschi come immobiliaristi, faccendieri, anche di origini irachene (guarda caso) e altre malefatte private. L’ultimo attacco, tuttavia, non si basa tanto su quello che ha fatto o su quello che dice, ma su quello che è, o meglio, sul colore della sua pelle.

Attualmente unico senatore afroamericano del Congresso (quinto della storia americana), i suoi accusatori temono che una volta diventato presidente la sua attività predominante negli affari interni possa essere guidata da una sorta di razzismo “positivo”, un razzismo alla rovescia, dove i neri si riprendano gran parte di quelle agevolazioni che sono sempre state ad appannaggio dei bianchi.

Allora nella campagna elettorale “contro”, che sta andando tanto di moda in questi anni un po’ ovunque, si usano i mezzi e le tecnologie moderne per convincere gli incerti “bianchi” a tirar fuori quei sentimenti autoprotettivi della specie mai completamente sopiti. Visto che la stampa e le TV americane, di solito, sono favorevoli al cambiamento proposto da Obama, ecco spuntare tormentoni, email, blog che mettono in cattiva luce Obama e il suo entourage, prima fra tutti sua moglie Michele.

Eccone un esempio giunto alla mia casella di posta elettronica.  

MICHELE OBAMA’S MILITANT RACISM REVEALED
In her senior thesis at Princeton, Michele Obama, the wife of Barack Obama stated that America was a nation founded on “crime and hatred”. Moreover, she stated that whites in America were “ineradicably racist”.   The 1985 thesis, titled “Princeton-Educated Blacks and the Black Community” was written under her maiden name, Michelle LaVaughn Robinson.  
 
Michelle Obama stated in her thesis that to “Whites at Princeton, it often seems as if, to them, she will always be Black first…” However, it was reported by a fellow black classmate, “If those “Whites at Princeton” really saw Michelle as one who always would “be Black first,” it seems that she gave them that impression”.
 
Most alarming is Michele Obama’s use of the terms “separationist” and “integrationist” when describing the views of black people.
 
Mrs. Obama clearly identifies herself with a “separationist” view of race.
“By actually working with the Black lower class or within their communities as a result of their ideologies, a separationist may better understand the desperation of their situation and feel more hopeless about a resolution as opposed to an integrationist who is ignorant to their plight.”
 
Obama writes that the path she chose by attending Princeton would likely lead to her “further integration and/or assimilation into a white cultural and social structure that will only allow me to remain on the periphery of society; never becoming a full participant.”
 
Michele Obama clearly has a chip on her shoulder.  
 
Not only does she see separate black and white societies in America, but she elevates black over white in her world
                                   
Here is another passage that is uncomfortable and ominous in meaning:
“There was no doubt in my mind that as a member of the black community, I am obligated to this community and will utilize all of my present and future resources to benefit the black community first and foremost. “
 
What is Michelle Obama planning to do with her future resources if she’s first lady that will elevate black over white in America?
 
The following passage appears to be a call to arms for affirmative action policies that could be the hallmark of an Obama administration.
“Predominately white universities like Princeton are socially and academically designed to cater to the needs of the white students comprising the bulk of their enrollments.”
  
The conclusion of her thesis is alarming.
Michelle Obama’s poll of black alumni concludes that other black students at Princeton do not share her obsession with blackness. But rather than celebrate, she is horrified that black alumni identify with our common American culture more than they value the color of their skin. “I hoped that these findings would help me conclude that despite the high degree of identification with whites as a result of the educational and occupational path that black Princeton alumni follow, the alumni would still maintain a certain level of identification with the black community. However, these findings do not support this possibility.”
 
Is it no wonder that most black alumni ignored her racist questionnaire? Only 89 students responded out of 400 who were asked for input.
 
Michelle Obama does not look into a crowd of Obama supporters and see Americans. She sees black people and white people eternally conflicted with one another.
                                                                                             
The thesis provides a trove of Mrs. Obama’s thoughts and world view seen through a race-based prism.
This is a very divisive view for a potential first lady that would do untold damage to race relations in this country in a Barack Obama administration. 
  
Michelle Obama’s intellectually refined racism should give all Americans pause for deep concern.
                                                         
Now maybe she’s changed, but she sure sounds like someone with an axe to grind with America. Will the press let Michelle get a free pass over her obviously racist comment about American whites?  I am sure that it will.  But it shouldn’t.
 
FYI:
I am not a supporter of any of the candidates for president.  In fact, they all leave a bad taste in my mouth.  However, I am definitely sick of the main stream media (MSM) feeding us all this crap about Obama being an agent of change.  
 
Has anyone stopped to think what kind of change; really?    

PASS THIS ON  if your sick of the main stream media (MSM) hiding
the facts!

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La mia analisi del voto

martedì, aprile 15th, 2008

gli esclusi

Alcuni grandi esclusi
(nell’ordine a partire dall’alto: De Mita, Barbato, Bertinotti, Boselli, Buontempo, Caruso, Cusumano, Ferrara, Pecoraro Scanio, Mussi, Luxuria, Mastella, Santanchè, Storace, Strano)

Eccoci qui a tentare qualche riflessione su quanto hanno espresso ieri gli italiani attraverso il voto. In particolare proviamo ad interpretare il messaggio che gli italiani hanno voluto trasmettere al mondo della politica.

Questa può essere considerata la seconda parte, o la prova del nove, dell’analisi pre-elettorale che avevo fatto qualche giorno fa. Solo che allora, per motivi di opportunità e di par-condicio, avevo attentamente evitato di parlare dei singoli partiti. Anche se ho una mia idea politica e della politica, non amo schierarmi apertamente, mi piace osservare la realtà da un punto di vista il più possibile obiettivo. 

Devo dire che in un certo senso ci avevo azzeccato. La scarsa partecipazione al “non voto“ e la forte avanzata dei due partiti della “protesta istituzionalizzata”, Lega Nord e Italia dei Valori,  hanno dato ragione alle mie previsioni. I risultati del Popolo della Libertà e del Partito Democratico erano perfettamente prevedibili e figli del particolare meccanismo di voto. La vittoria di uno schieramento piuttosto che dell’altro sono stati solo il risultato di tecnicismi ed alleanze più o meno riusciti, oltre, naturalmente, alla delusione di una parte dell’elettorato nei confronti del governo uscente.

La gente ha voluto dire “basta, i giochi sono finiti“. Innanzitutto si è scelto ancora una volta di decidere in prima persona, gli italiani non hanno voluto rinunciare alla possibilità di poter dire la loro. Il calo dell’affluenza c’è stato, rispetto a due anni fa, ma di soli 3 punti percentuali e perfettamente in media rispetto alle affluenze degli ultimi anni. Semmai fu quella di due anni fa un’affluenza anomala, e anche grazie a quella vinse Prodi. L’Italia rimane al primo posto in Europa per partecipazione al voto, malgrado tutto.

I titoli dei giornali di oggi riassumono fedelmente gli argomenti chiave scaturiti da queste elezioni. Questa volta gli sconfitti non hanno potuto girare la frittata più di tanto, mi ricordo i tempi in cui il giorno dopo le elezioni a sentire i commenti dei politici non si riusciva mai ad intuire chi avesse veramente vinto. Il fattore più eclatante e storico, secondo me, è senz’altro la scomparsa dal Parlamento di movimenti e “ismi” che sono stati fondamentali nella nostra storia recente (ultimo secolo) e in genere in tutta la società moderna, come i comunisti, i socialisti, i fascisti più estremisti, i pacifisti, i verdi.

Tutti coloro che in qualche modo si sono rivolti al passato sono stati bocciati. Abbiamo registrato, ad esempio, il forte ridimensionamento dell’Unione di Centro e di tutti quei partitelli che ambivano a ricostruire la vecchia Democrazia Cristiana. Veramente simbolica la sconfitta di De Mita anche nel suo feudo dopo che era stato scaricato dal “nuovo” Partito Democratico.

Il risultato del partito di Bertinotti ha dimostrato ancora una volta che per certe aree di pensiero la rappresentatività tra le cariche più alte dello Stato e la partecipazione attiva alle decisioni per il paese non paga, anzi. A certi ambienti sul filo dell’anarchia, che alle ultime elezioni si erano schierati al fianco della sinistra non sono piaciuti i compromessi con personaggi come Prodi, Dini e Mastella e alla prima occasione gliel’hanno fatta pagare, tornando all’unica arma a loro disposizione: l’astensione.

Il risultato raggiunto dal partito di Veltroni è stato buono anche se non sufficiente. Ha cercato di mettere una pezza a certi difetti sostanziali del governo Prodi, per recuperare in qualche modo i delusi, senza tuttavia potersi allontanare troppo da un certo modo di concepire la politica. Il suo goffo tentativo di rinviare le elezioni è stato chiaramente il segnale che sapeva di non poter ambire ad un risultato migliore, del resto, rispetto alla coalizione di Prodi, perdendo le due ali a sinistra e a centro, i numeri erano quelli che erano.  

L’unico che possa gioire del risultato conseguito, tra chi sarà all’opposizione, è Di Pietro che ha capito perfettamente gli umori e le intenzioni dell’elettorato. Il suo unico “difetto”, se così si può chiamare, è che continua a schierarsi a sinistra. Io sono convinto che se si presentasse a destra raccoglierebbe molti più consensi, tuttavia, la sua coerenza gli impedisce di stare dalla stessa parte di Bossi e Berlusconi.

Ragionamento opposto, paradossalmente, è quello che porta all’esame del fenomeno Lega Nord. Sembrava, dopo le ultime elezioni, che il movimento di Bossi avesse i giorni contati. Invece è tornato prepotentemente ai livelli dei primi anni novanta. Cosa ha portato a questi numeri? La Lega ha sempre raccolto il voto del malcontento, dei piccoli imprenditori, dei commercianti, degli xenofobi, quest’anno, grazie alla questione rifiuti di Napoli e soprattutto alla crisi delle classi più povere, ha raccolto qualcosa in più anche dalla parte dei contadini e degli operai, voti che ha strappato sicuramente a sinistra.

E veniamo a Berlusconi. Come per la Lega Nord (3 milioni di voti) accetto con rispetto la volontà di 13,6 milioni di persone. Tra essi apprezzo soprattutto i “sacrificio” degli elettori di Alleanza Nazionale che, in nome della governabilità del paese hanno ancora una volta rinunciato a votare direttamente per il loro leader Fini, rimasto all’ombra del Cavaliere.

Non voglio e non posso entrare nella psiche dell’elettore medio del Berlusca, ma non si può negare che un terzo degli italiani nutra un forte sentimento di invidia e stima per ciò che rappresenta il suo personaggio, grazie anche all’immagine positiva costruita da almeno 20 anni dai media (suoi e non). Berlusconi non è, e non sarà mai, un dittatore alla Pinochet, anche se i numeri glielo permetterebbero. Il suo interesse principale è che i suoi affari vadano sempre meglio e, per indotto, in qualche modo, se i suoi affari vanno meglio anche gli affari della maggioranza degli Italiani potrebbero andare meglio. Credo che questa sia l’idea principale di chi lo vota. Berlusconi prende voti da tutte le classi sociali. C’è chi lo vota perchè ridurrà le tasse, cancellerà ICI e bollo auto (tanti pensionati che fanno i conti con le bollette ogni mese lo hanno votato solo per quello) e chi lo fa perchè è anticomunista. C’è chi lo vota perchè lavora per lui e chi lo vota perchè vorrebbe lavorare per lui. C’è chi lo vota perchè ha fiducia in lui e nella sua onestà e chi lo vota perchè conosce le sue malefatte e ne è complice.

Insomma quando perde lo fa di misura, lasciando dietro di se un terreno impraticabile, se invece vince lo fa in maniera a dir poco schiacciante. Gli italiani lo amano anche per questo.

Rispetto all’ultima legislatura portata a termine da Berlusconi, questa volta l’assenza dei moderati dell’UDC e la crescita del Carroccio estremizzeranno certe decisioni. C’è l’impressione, confortata dai numeri, che verranno utilizzati metodi più rigorosi. Ma la gente, esausta, lo sa e li esige.  

In generale, in risposta anche all’articolo apparso domenica su Los Angeles Times, credo che gli Italiani abbiano espresso il loro voto in questo modo per dare un forte segnale. Ho l’impressione che il messaggio finale si possa interpretare in questo modo: “non importa chi sia al governo, possono starci anche mafiosi e ballerine, l’importante è che l’Italia diventi finalmente un paese stabile, governabile, che sappia prendere decisioni definitive, qualunque esse siano. In questo modo forse avremo il ponte sullo stretto, la TAV, si risolverà il problema rifiuti con i manganelli, tornerà l’edilizia selvaggia, ma che importa? Meglio questo che niente.”

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What’s the matter with Italy?

lunedì, aprile 14th, 2008

titolo latimes

Prima di farci ubricare dai numeri degli exit poll vorrei attirare l’attenzione su un articolo pubblicato ieri da Los Angeles Times sull’Italia. Non l’avevo letto, ma me lo hanno fatto notare alcuni italo-americani, con cui sono in contatto, che mi hanno chiesto “what’s the matter with Italy?”. Si tratta dell’ennesimo articolo che espone i nostri panni sporchi piuttosto impietosamente citando naturalmente come fonti  il libro “La Casta” di Rizzo e Stella e il blog di Grillo.

When they vote this weekend, Italians can choose among any number of convicted felons or the odd TV go-go dancer on the ballot. Not to mention the personal friends, relatives and, in one case, the physical therapist of party leaders putting together potential governments. Crime does not disqualify you from running for office in this country, nor are qualifications necessarily necessary. [...]

Insomma l’Italia è, e molto probabilmente continuerà ad essere, un paese di delinquenti e ballerine, di clientele e nepotismi, in cui il crimine organizzato, a tutti i livelli, è così diffuso ed integrato nella società da non essere più visto come qualcosa di negativo, anzi addirittura può essere considerato qualificante.

[...] Italians have watched one government disaster follow another: from the desperate, botched attempt to sell the national airline; to a Mafia-fueled crisis of mounting, uncollected trash that has engulfed the south and spoiled the region’s supply of cherished mozzarella; to the premature toppling of the outgoing government by a single politician peeved over his wife’s arrest on corruption charges. [...]

Altre volte ho difeso con fermezza e orgoglio il mio paese, ma questa volta non me la sono sentita. Ormai la rassegnazione ha preso il sopravvento e spero di cuore che chiunque vinca, chiunque guiderà il nostro paese nei prossimi anni, abbia il pudore di fare un’inversione di tendenza e dimostri al mondo che non siamo più come ci dipinge.

Sto sognando? 

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Il voto all’estero

sabato, aprile 5th, 2008

vignetta voto estero

Lo so. In questo momento probabilmente quanto sto per raccontare è completamente fuori luogo, soprattutto nei confronti di chi sta lottando per un futuro nella propria terra, lontano mille anni luce con lo spirito e con la mente dalla politica e dai giochi di potere di queste ultime settimane. In questo contesto il NON voto, più che un diritto può diventare un dovere.

Mettendo da parte, per un attimo, questa incresciosa situazione, mi rivolgo a chi, nel resto dell’Italia borghese e sorniona, si accinge a recarsi alle urne per esercitare il proprio “diritto” di voto.

L’argomento di oggi sono le elezioni politiche ed in particolare quelle di chi, come me, ha la sventura (se così si può chiamare) di votare all’estero.

Due anni fa fu piuttosto semplice. Evidentemente i consolati, a fine legislatura, avevano avuto tutto il tempo per organizzarsi. Ma votammo per i seggi riservati agli “stranieri”, quindi con liste differenti, più corte e accorpate rispetto a quelle presenti nei seggi nazionali.

Quest’anno è stato deciso che per noi “anomali”, cioè italiani NON residenti stabilmente all’estero, spettasse la “circoscrizione elettorale Lazio 1″ per la Camera e “Regione Lazio” per il Senato, anche per chi normalmente fosse residente in altre regioni. Per me e mia moglie non fa differenza, ma per altri nella nostra situazione, non romani d’adozione,  sicuramente.

Il regolamento diceva che entro il 26 marzo i plichi con tutto il materiale elettorale avrebbero dovuto essere spediti dai consolati ai cittadini italiani sparsi nel territorio di loro competenza. Gli elettori, ricevuto il plico, avrebbero dovuto votare e rispedire in tempo perchè tutto tornasse ai consolati entro il 10 aprile. Il nostro Consolato (quello di Miami), o chi per esso, ha fatto molta confusione. Innanzitutto ha spedito i plichi con 2 giorni di ritardo (il timbro postale diceva 28 marzo). A mia moglie è arrivato lunedì 31 ed a me mercoledì 2 aprile (misteri delle poste americane). Nel frattempo l’ambasciata di Washington ci ha detto di non procedere al voto perchè c’erano stati degli errori e sarebbero arrivati altri due plichi con le cose a posto.

Finalmente, in trepida attesa, ieri pomeriggio (4 aprile) sono arrivati i plichi corretti ed abbiamo potuto esercitare il nostro diritto di voto e spedire il tutto con busta preaffrancata, con la speranza che arrivi tutto in tempo. Quale era stato l’errore? La scheda per il Senato avrebbe dovuto riportare la dicitura “Regione Lazio” mentre invece c’era scritto “Circoscrizione elettorale Lazio”, inoltre la prima busta inviata non era stata preaffrancata ma riportava la scritta stampata “Lazio 1″, mentre la seconda è arrivata già affrancata, ma la scritta Lazio 1 è stata aggiunta a penna! Per queste stupidaggini, abbiamo rischiato di non votare.

In ogni plico c’erano: due schede elettorali, due buste vuote (una bianca e una affrancata), il tagliando elettorale, un manuale delle istruzioni, il voluminoso e pesantissimo tabellone con tutti i candidati di tutti i partiti (16 per la camera e 14 per il senato) e una matita con cappuccio (che hanno opportunamente evitato di mettere nella seconda spedizione). Un plico per ogni elettore (nel nostro caso due, per l’errore sopra menzionato), anche se più elettori, della stessa famiglia, erano domiciliati allo stesso indirizzo. Ad esempio una famiglia italiana, con tre figli maggiorenni a carico, ha ricevuto dieci plichi con dieci tabelloni, eccetera eccetera… Che spreco! Sarebbe stato sufficiente e più economico fare un’unica spedizione per nucleo familiare, con un solo tabellone, una sola matita, un solo libretto con le istruzioni per l’uso, una sola busta preaffrancata per la spedizione di ritorno… ma probabilmente sarebbe stato troppo razionale!

Non voglio entrare nel merito della scelta dei materiali, ma … il tabellone e le istruzioni per l’uso erano in carta lucida di un certo spessore, sicuramente non economica e certamente non riciclata. Bah!

A proposito di sprechi, naturalmente le nostre schede non riportavano il simbolo della DC di Pizza, che ha recentemente vinto il ricorso … vuoi vedere che è tutta fatica sprecata e che dovremo votare daccapo?

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