Il suicidio di Veltroni

campidoglio

Per carattere non amo gioire delle disgrazie delle persone, chiunque esse siano. Tuttavia non ho potuto trattenere un sorriso quando ho visto il cinico striscione apparso ieri in Campidoglio durante i festeggiamenti per la vittoria del leader del centro-destra Alemanno a scapito di Rutelli.

Alla notizia dell’ennesima catastrofe veltroniana stavo pensando proprio a questo. Tutto quanto è successo negli ultimi mesi sembra dimostrare che Walter Veltroni abbia avuto un improvviso desiderio di farla finita con uno spettacolare hara-kiri.

Era un amato e stimato uomo politico, nuova generazione di sinistra che, seppur ancorato all’ideologia comunista per i suoi trascorsi nell’Unità, mostrava una notevole capacità di attrattiva anche verso gli elettorati più moderati. Aveva, inoltre, ottimamente superato il test di Roma, facendosi amare dalla gente da lui amministrata in quella che ormai è diventata una sorta di gavetta istituzionale. Dal Campidoglio a Palazzo Chigi, in fondo, sono quattro passi.

Ma all’improvviso ha deciso di autoproporsi come leader del futuro Partito Democratico, probabilmente convinto che partendo in anticipo nella corsa al bipolarismo, che si sarebbe scatenata a breve, lui ne avrebbe tratto vantaggio. Ma affrettare le tappe è stato un incredibile boomerang e ne pagherà care le conseguenze (a questo punto lo spero soltanto per lui e non per tutti gli italiani) per molto tempo ancora.

In guerra e in amore tutto è permesso. La politica si può considerare come la fusione tra guerra e amore, pertanto a maggior ragione chi ambisce a certe posizioni è autorizzato a non guardare in faccia a nessuno.

Per ambire ad un certo livello di potere diventa inevitabile cannibalizzare innanzitutto chi si interpone tra noi e il nostro obiettivo, amico o nemico. Prodi è stata la sua prima vittima sacrificale. Del resto è stato un gioco facile. Troppo mediatore, Prodi aveva dovuto scendere a troppi compromessi e Veltroni, per mostrarsi coerente e punto di rottura rispetto al passato, l’ha liquidato abbastanza freddamente. Poi si è arrivati alle elezioni politiche. In campagna elettorale Veltroni si è liberato di altri due personaggi ingombranti come De Mita e Bertinotti. Il risultato è stato evidente per tutti.

Mancava da sterminare l’ultimo suo grande alleato, Rutelli. E’ stato semplice anche per lui disfarsene mandandolo in pasto ai leoni nell’arena della Capitale. Ora chi rimane? Attorno a Veltroni c’è rimasto il vuoto. Non c’è un politico, ma neanche un elettore a sinistra che sia rimasto contento di come si è evoluta la situazione negli ultimi 6 mesi. Uscir fuori da questa situazione sarà molto ma molto dura.

Per una sete di potere, per dei calcoli fatti male, ha distrutto anni di lavoro. Probabilmente a Veltroni non rimane altro che concludere il suo hara-kiri politico, dare le dimissioni e ritirarsi in disparte a riflettere e piangere sui propri errori.

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One Response to “Il suicidio di Veltroni”

  1. ferriero scrive:

    qualcuno afferma che tutto questo è stato volutamente fatto da veltroni ,in modo tale da perdere le elezioni cosi per non avere subito responsabilità su di una coalizione nuova (PD) e allo stesso tempo senza pressioni (visto che non governa) consolidarsi per presentarsi competitivo tra 5 anni…….
    Una sola cosa è certa ed è che LA GENTE E’ STANCA…………….

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