Archive for aprile, 2008

Il suicidio di Veltroni

mercoledì, aprile 30th, 2008

campidoglio

Per carattere non amo gioire delle disgrazie delle persone, chiunque esse siano. Tuttavia non ho potuto trattenere un sorriso quando ho visto il cinico striscione apparso ieri in Campidoglio durante i festeggiamenti per la vittoria del leader del centro-destra Alemanno a scapito di Rutelli.

Alla notizia dell’ennesima catastrofe veltroniana stavo pensando proprio a questo. Tutto quanto è successo negli ultimi mesi sembra dimostrare che Walter Veltroni abbia avuto un improvviso desiderio di farla finita con uno spettacolare hara-kiri.

Era un amato e stimato uomo politico, nuova generazione di sinistra che, seppur ancorato all’ideologia comunista per i suoi trascorsi nell’Unità, mostrava una notevole capacità di attrattiva anche verso gli elettorati più moderati. Aveva, inoltre, ottimamente superato il test di Roma, facendosi amare dalla gente da lui amministrata in quella che ormai è diventata una sorta di gavetta istituzionale. Dal Campidoglio a Palazzo Chigi, in fondo, sono quattro passi.

Ma all’improvviso ha deciso di autoproporsi come leader del futuro Partito Democratico, probabilmente convinto che partendo in anticipo nella corsa al bipolarismo, che si sarebbe scatenata a breve, lui ne avrebbe tratto vantaggio. Ma affrettare le tappe è stato un incredibile boomerang e ne pagherà care le conseguenze (a questo punto lo spero soltanto per lui e non per tutti gli italiani) per molto tempo ancora.

In guerra e in amore tutto è permesso. La politica si può considerare come la fusione tra guerra e amore, pertanto a maggior ragione chi ambisce a certe posizioni è autorizzato a non guardare in faccia a nessuno.

Per ambire ad un certo livello di potere diventa inevitabile cannibalizzare innanzitutto chi si interpone tra noi e il nostro obiettivo, amico o nemico. Prodi è stata la sua prima vittima sacrificale. Del resto è stato un gioco facile. Troppo mediatore, Prodi aveva dovuto scendere a troppi compromessi e Veltroni, per mostrarsi coerente e punto di rottura rispetto al passato, l’ha liquidato abbastanza freddamente. Poi si è arrivati alle elezioni politiche. In campagna elettorale Veltroni si è liberato di altri due personaggi ingombranti come De Mita e Bertinotti. Il risultato è stato evidente per tutti.

Mancava da sterminare l’ultimo suo grande alleato, Rutelli. E’ stato semplice anche per lui disfarsene mandandolo in pasto ai leoni nell’arena della Capitale. Ora chi rimane? Attorno a Veltroni c’è rimasto il vuoto. Non c’è un politico, ma neanche un elettore a sinistra che sia rimasto contento di come si è evoluta la situazione negli ultimi 6 mesi. Uscir fuori da questa situazione sarà molto ma molto dura.

Per una sete di potere, per dei calcoli fatti male, ha distrutto anni di lavoro. Probabilmente a Veltroni non rimane altro che concludere il suo hara-kiri politico, dare le dimissioni e ritirarsi in disparte a riflettere e piangere sui propri errori.

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USA: nuovi focolai di razzismo

martedì, aprile 22nd, 2008

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Sono passati parecchi anni dal discorso “I have a dream” di Martin Luther King Jr. Si può dire che è una vita, anzi la mia vita, infatti avevo soltanto tre settimane quando, il 28 agosto 1963, il pastore protestante di colore tenne quel discorso a Washington, davanti al Lincoln Memorial. Sappiamo tutti che fu ucciso 5 anni dopo, a Memphis, esattamente 40 anni fa.

Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Certamente le condizioni generali, il rispetto per i diritti della popolazione di colore americana, sono senz’altro migliorati, da allora, ma non sono mai guariti del tutto. E non mi riferisco solo alle piccole comunità, sette più o meno segrete come il KKK (Ku Kux Klan ancora vivo e vegeto), attività più o meno alla luce del sole che ancora oggi pongono la supremazia della razza bianca tra le priorità della politica americana. Tutto filava liscio finché si trattava di osannare personaggi dello sport e dello spettacolo che, malgrado la pelle scura, portavano onore e gloria alla nazione.

Oggi esiste una minaccia a tutto questo, l’elemento destabilizzante è Barack Obama. Inizialmente il fenomeno Obama è stato sottovalutato, anzi ben accetto. Un bravo oratore che avrebbe portato una ventata di novità, e magari anche qualche voto in più per i democratici da parte delle minoranze razziali come i neri e gli ispanici. Ma da qualche settimana, da quando si è delineata una sua probabile vittoria nelle primarie sulla Clinton, l’atteggiamento di molti ambienti bipartisan è cambiato.

Che fosse malvisto dalle potenti lobbies filo-israeliane era scontato, in fondo è senz’altro il meno allineato alla causa sionista tra i pretendenti al trono americano. Sta di fatto che da qualche tempo la figura fresca, innovativa, genuina di Obama sta vacillando. Sono apparsi dal nulla legami con personaggi loschi come immobiliaristi, faccendieri, anche di origini irachene (guarda caso) e altre malefatte private. L’ultimo attacco, tuttavia, non si basa tanto su quello che ha fatto o su quello che dice, ma su quello che è, o meglio, sul colore della sua pelle.

Attualmente unico senatore afroamericano del Congresso (quinto della storia americana), i suoi accusatori temono che una volta diventato presidente la sua attività predominante negli affari interni possa essere guidata da una sorta di razzismo “positivo”, un razzismo alla rovescia, dove i neri si riprendano gran parte di quelle agevolazioni che sono sempre state ad appannaggio dei bianchi.

Allora nella campagna elettorale “contro”, che sta andando tanto di moda in questi anni un po’ ovunque, si usano i mezzi e le tecnologie moderne per convincere gli incerti “bianchi” a tirar fuori quei sentimenti autoprotettivi della specie mai completamente sopiti. Visto che la stampa e le TV americane, di solito, sono favorevoli al cambiamento proposto da Obama, ecco spuntare tormentoni, email, blog che mettono in cattiva luce Obama e il suo entourage, prima fra tutti sua moglie Michele.

Eccone un esempio giunto alla mia casella di posta elettronica.  

MICHELE OBAMA’S MILITANT RACISM REVEALED
In her senior thesis at Princeton, Michele Obama, the wife of Barack Obama stated that America was a nation founded on “crime and hatred”. Moreover, she stated that whites in America were “ineradicably racist”.   The 1985 thesis, titled “Princeton-Educated Blacks and the Black Community” was written under her maiden name, Michelle LaVaughn Robinson.  
 
Michelle Obama stated in her thesis that to “Whites at Princeton, it often seems as if, to them, she will always be Black first…” However, it was reported by a fellow black classmate, “If those “Whites at Princeton” really saw Michelle as one who always would “be Black first,” it seems that she gave them that impression”.
 
Most alarming is Michele Obama’s use of the terms “separationist” and “integrationist” when describing the views of black people.
 
Mrs. Obama clearly identifies herself with a “separationist” view of race.
“By actually working with the Black lower class or within their communities as a result of their ideologies, a separationist may better understand the desperation of their situation and feel more hopeless about a resolution as opposed to an integrationist who is ignorant to their plight.”
 
Obama writes that the path she chose by attending Princeton would likely lead to her “further integration and/or assimilation into a white cultural and social structure that will only allow me to remain on the periphery of society; never becoming a full participant.”
 
Michele Obama clearly has a chip on her shoulder.  
 
Not only does she see separate black and white societies in America, but she elevates black over white in her world
                                   
Here is another passage that is uncomfortable and ominous in meaning:
“There was no doubt in my mind that as a member of the black community, I am obligated to this community and will utilize all of my present and future resources to benefit the black community first and foremost. “
 
What is Michelle Obama planning to do with her future resources if she’s first lady that will elevate black over white in America?
 
The following passage appears to be a call to arms for affirmative action policies that could be the hallmark of an Obama administration.
“Predominately white universities like Princeton are socially and academically designed to cater to the needs of the white students comprising the bulk of their enrollments.”
  
The conclusion of her thesis is alarming.
Michelle Obama’s poll of black alumni concludes that other black students at Princeton do not share her obsession with blackness. But rather than celebrate, she is horrified that black alumni identify with our common American culture more than they value the color of their skin. “I hoped that these findings would help me conclude that despite the high degree of identification with whites as a result of the educational and occupational path that black Princeton alumni follow, the alumni would still maintain a certain level of identification with the black community. However, these findings do not support this possibility.”
 
Is it no wonder that most black alumni ignored her racist questionnaire? Only 89 students responded out of 400 who were asked for input.
 
Michelle Obama does not look into a crowd of Obama supporters and see Americans. She sees black people and white people eternally conflicted with one another.
                                                                                             
The thesis provides a trove of Mrs. Obama’s thoughts and world view seen through a race-based prism.
This is a very divisive view for a potential first lady that would do untold damage to race relations in this country in a Barack Obama administration. 
  
Michelle Obama’s intellectually refined racism should give all Americans pause for deep concern.
                                                         
Now maybe she’s changed, but she sure sounds like someone with an axe to grind with America. Will the press let Michelle get a free pass over her obviously racist comment about American whites?  I am sure that it will.  But it shouldn’t.
 
FYI:
I am not a supporter of any of the candidates for president.  In fact, they all leave a bad taste in my mouth.  However, I am definitely sick of the main stream media (MSM) feeding us all this crap about Obama being an agent of change.  
 
Has anyone stopped to think what kind of change; really?    

PASS THIS ON  if your sick of the main stream media (MSM) hiding
the facts!

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Da quale albero sei caduto?

domenica, aprile 20th, 2008

Lasciamo da parte per qualche minuto i problemi e dedichiamoci ad un simpatico passatempo. Si tratta di un  test un po’ oroscopo un po’ tormentone, simpatico e interessante.

E’ rapidissimo, basta vedere a che albero corrisponde il tuo compleanno e controllare la descrizione corrispondente. Chissà se ci azzecca. 

Se vuoi, puoi lasciare un commento ma soprattutto dimmi da che albero sei caduto!

Ah dimenticavo… io sono caduto da un pioppo :)   

Calendario

dal 01 gennaio al 11 gennaio – Abete
dal 12 gennaio al 24 gennaio – Olmo
dal 25 gennaio al 03 febbraio – Cipresso
dal 04 febbraio al 08 febbraio – Pioppo
dal 09 febbraio al 18 febbraio – Cedro
dal 19 febbraio al 28 febbraio – Pino
dal 01 marzo al 10 marzo – Salice piangente
dal 11 marzo al 20 marzo – Limetta
dal 21 marzo (solo) – Quercia
dal 22 marzo al 31 marzo – Nocciola
dal 01 aprile al 10 aprile – Sorbo
dal 11 aprile al 20 aprile – Acero
dal 21 aprile al 30 aprile – Noce
dal 01 maggio al 14 maggio – Pioppo
dal 15 maggio al 24 maggio – Castagno
dal 25 maggio al 03 giugno – Frassino
dal 04 giugno al 13 giugno – Carpino
dal 14 giugno al 23 giugno – Fico
dal 24 giugno (solo) – Betulla
dal 25 giugno al 04 luglio – Melo
dal 05 luglio al 14 luglio – Abete
dal 15 luglio al 25 luglio – Olmo
dal 26 luglio al 04 agosto – Cipresso
dal 05 agosto al 13 agosto – Pioppo
dal 14 agosto al 23 agosto – Cedro Tree
dal 24 agosto al 02 – Pino Tree
dal 03 settembre al 12 settembre – Salice piangente
dal 13 settembre al 22 settembre – Limetta
dal 23 settembre (solo) – Ulivo
dal 24 settembre al 03 ottobre – Nocciola
dal 04 ottobre al 13 ottobre – Sorbo
dal 14 ottobre al 23 ottobre – Acero
dal 24 ottobre al 11 novembre – Noce
dal 12 novembre al 21 novembre – Castagno
dal 22 novembre al 01 dicembre – Frassino
dal 02 dicembre al 11 dicembre – Carpino
dal 12 dicembre al 21 dicembre – Fico
dal 22 dicembre (solo) – Faggio
dal 23 dicembre al 31 dicembre – Melo

Alberi (in ordine alfabetico) 

abete

Abete (Il misterioso) – di gusto straordinario, gestisce bene lo stress, ama qualsiasi cosa bella, ostinato, tende a prendersi cura di chi gli sta vicino, difficilmente si fida degli altri, tuttavia fa amicizia facilmente e adora partecipare alle feste, dopo lunghe ore di lavoro impegnativo gli piace l’ozio e la pigrizia, piuttosto modesto, di talento, disinteressato, ha molti amici, molto affidabile.

acero

Acero (L’indipendenza della mente) – non si tratta di una persona ordinaria, pieno di fantasia e originalità, timido e riservato, ambizioso, orgoglioso, sicuro di sé, ha fame di nuove esperienze, a volte nervoso, ha molte complessità, buona memoria, impara facilmente, ha rapporti d’amore complicati, ci tiene a far colpo.

betulla

Betulla (L’ispirazione) – vivace, attraente, elegante, amichevole, senza pretese, modesto, non ama l’eccesso, aborrisce le volgarità, ama la vita nella natura e nella calma, non molto appassionato, pieno di immaginazione, poca ambizione, crea attorno a se un’atmosfera tranquilla e di contenuto.

carpino

Carpino (Il buon gusto) – di straordinaria bellezza, si preoccupa per il suo aspetto e la sua condizione, di buon gusto, non è egoista, rende la sua vita più confortevole possibile, conduce una vita ragionevole e disciplinata, nel proprio partner cerca gentilezza e riconoscimento, sogna amanti insoliti, raramente è felice con i suoi sentimenti, diffida della maggior parte delle persone, non è mai sicuro delle proprie decisioni, molto coscienzioso.

castagno

Castagno (L’onestà) – insolito di statura, impressionante, ben sviluppato senso di giustizia, è divertente stargli vicino, un pianificatore, nato diplomatico, può essere facilmente irritato, sensibile ai sentimenti degli altri, grande lavoratore, talvolta si atteggia da superiore, a volte si sente un incompreso, è fortemente orientato verso la famiglia, molto leale in amore, fisicamente prestante.

cedro

Cedro (La fiducia) – di rara forza, sa adattarsi, ama i regali inattesi, di buona salute, per niente timido, tende a guardare gli altri dall’alto verso il basso, sicuro di sé, grande oratore, determinato, spesso impaziente, gli piace impressionare gli altri, ha molti talenti, industrioso, di sano ottimismo, in attesa di un vero amore, in grado di prendere rapide decisioni.

cipresso

Cipresso (La lealtà) – forte, muscoloso, adattabile, prende ciò che la vita ha da offrire ma non necessariamente gli piace, si sforza di essere contento, ottimista, vuole essere finanziariamente indipendente, vuole amore e affetto, odia la solitudine, amante passionale che non si sazia mai, fedele, a volte irascibile, può essere indisciplinato e trascurato, ama acquisire conoscenze, ha bisogno di sentirsi utile.  

faggio

Faggio (La creatività) – ha buon gusto, si preoccupa per il suo aspetto, materialista, ha buona organizzazione nella vita e nella carriera, parsimonioso, buon leader, non prende rischi inutili, ragionevole, splendido compagno di vita, ci tiene a mantenere la forma (diete, sport, Ecc.)

fico

Fico (La sensibilità) – molto determinato, un po’ di caparbio, onesto, leale, indipendente, odia essere contraddetto, quando vuole può essere un grande lavoratore, ama la vita e gli amici, gli piacciono i bambini e gli animali, orientato sessualmente, ha un grande senso dell’umorismo, ha talento artistico e una grande intelligenza.

frassino

Frassino (L’ambizione) – estremamente attraente, vivace, impulsivo, esigente, non si cura delle critiche, ambizioso, intelligente, di talento, ama giocare con il destino, può essere molto egotista, affidabile, inquieto amante, talvolta il denaro prevale sul cuore , chiede attenzione, ha bisogno d’amore e di molto supporto emotivo.

limetta

Limetta (Il dubbio) – intelligente, grande lavoratore, accetta ciò che la vita gli da, ma non prima di provare a cambiare le cattive circostanze in buone, odia i litigi e lo stress, ama fuggire in vacanza, può apparire inflessibile, ma in realtà è dolce e accondiscendente, sempre disposto a fare sacrifici per la famiglia e gli amici, ha molti talenti  ma non sempre ha abbastanza tempo sfruttarli, grande qualità di leadership, a volte è geloso ma estremamente leale.

 melo

 Melo (L’amore) – tranquillo e a volte timido, ha molto fascino, sex-appeal e attrattiva, atteggiamento amabile, dal sorriso civettuolo, avventuroso, sensibile, leale in amore, ha voglia di amare e di essere amato, partner fedele e gentile, molto generoso , ha molti talenti, ama i bambini, ha bisogno di un partner affettuoso.

 nocciolo

Nocciolo (Lo straordinario) – affascinante, ha senso dell’umorismo, molto esigente ma può essere anche molto comprensivo, sa come fare un’ottima impressione, attivo combattente per le cause sociali e politiche, popolare, molto lunatico, orientato sessualmente, onesto, un perfezionista, ha un forte senso della giustizia e pretende assoluta imparzialità.

noce

Noce (La passione) – implacabile, strano e pieno di contraddizioni, spesso egotista, aggressivo, nobile, d’ampio orizzonte, ha spesso reazioni inaspettate, spontaneo, estremamente ambizioso, senza flessibilità, partner difficile e non comune, non piace sempre ma è spesso ammirato, geniale stratega , molto geloso e passionale, non accetta compromessi.

olmo

Olmo (La nobiltà d’animo) – piacevole foggia, ha gusto nel vestire, modeste esigenze, tende a non perdonare gli errori, allegro, ama comandare ma non obbedire, partner onesto e fedele, gli piace prendere decisioni per gli altri, d’animo nobile, generoso , ha un buon senso dell’umorismo, pratico.

 pino

Pino (Il conciliatore) – ama la piacevole compagnia, desidera ardentemente la pace e l’armonia, ama aiutare gli altri, ha una grande immaginazione, ama scrivere poesie, non si preoccupa della moda, grande compassione, amichevole con tutti, si innamora perdutamente, ma tronca subito se tradito o mentito, emotivamente debole, di bassa autostima, ha bisogno di affetto e di rassicurazione.

pioppo

Pioppo (L’incertezza) – appare molto decorativo, di talento, non molto sicuro di sé, molto coraggioso se necessario, ha bisogno di vivere in un ambiente piacevole e favorevole, molto pignolo, spesso solitario, grande animosità, ha grande natura artistica, buon organizzatore, ha un’inclinazione verso la filosofia, affidabile in ogni situazione, prende sul serio il rapporto di coppia.

 quercia

Quercia (Il coraggio) – natura robusta, coraggioso, forte, implacabile, indipendente, ragionevole, non gli piace cambiare, tiene i piedi per terra, uomo d’azione.

 salice

Salice piangente (La malinconia) – gli piace essere libero dallo stress, ama la vita familiare, pieno di speranze e sogni, attraente, capace nel comprendere gli altri, ama tutto ciò che è bello, incline alla musica, ama viaggiare in luoghi esotici, inquieto, capriccioso, onesto, può essere influenzato ma non è facile vivere con lui quando è sotto pressione, talvolta esigente, ha una buona intuizione, soffre in amore finché non riesce a trovare il partner fedele e leale; ama fare ridere gli altri. 

 sorbo

Sorbo (La sensibilità) – pieno di charme, allegro, non sa cosa sia l’egoismo, gli piace richiamare l’attenzione, ama la vita, il movimento, l’agitazione e persino le complicazioni, è sia dipendente che indipendente, ha buon gusto, spirito artistico, ha passione, è emotivo, di buona compagnia , non perdona.

 ulivo

Ulivo (La sapienza) – ama il sole, il calore e i buoni sentimenti, ragionevole, equilibrato, evita l’aggressione e la violenza, tollerante, allegro, calmo, ha un senso della giustizia ben sviluppato, sensibile, capace nel comprendere gli altri, privo di gelosia, ama la lettura e la compagnia di persone sofisticate.

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La mia analisi del voto

martedì, aprile 15th, 2008

gli esclusi

Alcuni grandi esclusi
(nell’ordine a partire dall’alto: De Mita, Barbato, Bertinotti, Boselli, Buontempo, Caruso, Cusumano, Ferrara, Pecoraro Scanio, Mussi, Luxuria, Mastella, Santanchè, Storace, Strano)

Eccoci qui a tentare qualche riflessione su quanto hanno espresso ieri gli italiani attraverso il voto. In particolare proviamo ad interpretare il messaggio che gli italiani hanno voluto trasmettere al mondo della politica.

Questa può essere considerata la seconda parte, o la prova del nove, dell’analisi pre-elettorale che avevo fatto qualche giorno fa. Solo che allora, per motivi di opportunità e di par-condicio, avevo attentamente evitato di parlare dei singoli partiti. Anche se ho una mia idea politica e della politica, non amo schierarmi apertamente, mi piace osservare la realtà da un punto di vista il più possibile obiettivo. 

Devo dire che in un certo senso ci avevo azzeccato. La scarsa partecipazione al “non voto“ e la forte avanzata dei due partiti della “protesta istituzionalizzata”, Lega Nord e Italia dei Valori,  hanno dato ragione alle mie previsioni. I risultati del Popolo della Libertà e del Partito Democratico erano perfettamente prevedibili e figli del particolare meccanismo di voto. La vittoria di uno schieramento piuttosto che dell’altro sono stati solo il risultato di tecnicismi ed alleanze più o meno riusciti, oltre, naturalmente, alla delusione di una parte dell’elettorato nei confronti del governo uscente.

La gente ha voluto dire “basta, i giochi sono finiti“. Innanzitutto si è scelto ancora una volta di decidere in prima persona, gli italiani non hanno voluto rinunciare alla possibilità di poter dire la loro. Il calo dell’affluenza c’è stato, rispetto a due anni fa, ma di soli 3 punti percentuali e perfettamente in media rispetto alle affluenze degli ultimi anni. Semmai fu quella di due anni fa un’affluenza anomala, e anche grazie a quella vinse Prodi. L’Italia rimane al primo posto in Europa per partecipazione al voto, malgrado tutto.

I titoli dei giornali di oggi riassumono fedelmente gli argomenti chiave scaturiti da queste elezioni. Questa volta gli sconfitti non hanno potuto girare la frittata più di tanto, mi ricordo i tempi in cui il giorno dopo le elezioni a sentire i commenti dei politici non si riusciva mai ad intuire chi avesse veramente vinto. Il fattore più eclatante e storico, secondo me, è senz’altro la scomparsa dal Parlamento di movimenti e “ismi” che sono stati fondamentali nella nostra storia recente (ultimo secolo) e in genere in tutta la società moderna, come i comunisti, i socialisti, i fascisti più estremisti, i pacifisti, i verdi.

Tutti coloro che in qualche modo si sono rivolti al passato sono stati bocciati. Abbiamo registrato, ad esempio, il forte ridimensionamento dell’Unione di Centro e di tutti quei partitelli che ambivano a ricostruire la vecchia Democrazia Cristiana. Veramente simbolica la sconfitta di De Mita anche nel suo feudo dopo che era stato scaricato dal “nuovo” Partito Democratico.

Il risultato del partito di Bertinotti ha dimostrato ancora una volta che per certe aree di pensiero la rappresentatività tra le cariche più alte dello Stato e la partecipazione attiva alle decisioni per il paese non paga, anzi. A certi ambienti sul filo dell’anarchia, che alle ultime elezioni si erano schierati al fianco della sinistra non sono piaciuti i compromessi con personaggi come Prodi, Dini e Mastella e alla prima occasione gliel’hanno fatta pagare, tornando all’unica arma a loro disposizione: l’astensione.

Il risultato raggiunto dal partito di Veltroni è stato buono anche se non sufficiente. Ha cercato di mettere una pezza a certi difetti sostanziali del governo Prodi, per recuperare in qualche modo i delusi, senza tuttavia potersi allontanare troppo da un certo modo di concepire la politica. Il suo goffo tentativo di rinviare le elezioni è stato chiaramente il segnale che sapeva di non poter ambire ad un risultato migliore, del resto, rispetto alla coalizione di Prodi, perdendo le due ali a sinistra e a centro, i numeri erano quelli che erano.  

L’unico che possa gioire del risultato conseguito, tra chi sarà all’opposizione, è Di Pietro che ha capito perfettamente gli umori e le intenzioni dell’elettorato. Il suo unico “difetto”, se così si può chiamare, è che continua a schierarsi a sinistra. Io sono convinto che se si presentasse a destra raccoglierebbe molti più consensi, tuttavia, la sua coerenza gli impedisce di stare dalla stessa parte di Bossi e Berlusconi.

Ragionamento opposto, paradossalmente, è quello che porta all’esame del fenomeno Lega Nord. Sembrava, dopo le ultime elezioni, che il movimento di Bossi avesse i giorni contati. Invece è tornato prepotentemente ai livelli dei primi anni novanta. Cosa ha portato a questi numeri? La Lega ha sempre raccolto il voto del malcontento, dei piccoli imprenditori, dei commercianti, degli xenofobi, quest’anno, grazie alla questione rifiuti di Napoli e soprattutto alla crisi delle classi più povere, ha raccolto qualcosa in più anche dalla parte dei contadini e degli operai, voti che ha strappato sicuramente a sinistra.

E veniamo a Berlusconi. Come per la Lega Nord (3 milioni di voti) accetto con rispetto la volontà di 13,6 milioni di persone. Tra essi apprezzo soprattutto i “sacrificio” degli elettori di Alleanza Nazionale che, in nome della governabilità del paese hanno ancora una volta rinunciato a votare direttamente per il loro leader Fini, rimasto all’ombra del Cavaliere.

Non voglio e non posso entrare nella psiche dell’elettore medio del Berlusca, ma non si può negare che un terzo degli italiani nutra un forte sentimento di invidia e stima per ciò che rappresenta il suo personaggio, grazie anche all’immagine positiva costruita da almeno 20 anni dai media (suoi e non). Berlusconi non è, e non sarà mai, un dittatore alla Pinochet, anche se i numeri glielo permetterebbero. Il suo interesse principale è che i suoi affari vadano sempre meglio e, per indotto, in qualche modo, se i suoi affari vanno meglio anche gli affari della maggioranza degli Italiani potrebbero andare meglio. Credo che questa sia l’idea principale di chi lo vota. Berlusconi prende voti da tutte le classi sociali. C’è chi lo vota perchè ridurrà le tasse, cancellerà ICI e bollo auto (tanti pensionati che fanno i conti con le bollette ogni mese lo hanno votato solo per quello) e chi lo fa perchè è anticomunista. C’è chi lo vota perchè lavora per lui e chi lo vota perchè vorrebbe lavorare per lui. C’è chi lo vota perchè ha fiducia in lui e nella sua onestà e chi lo vota perchè conosce le sue malefatte e ne è complice.

Insomma quando perde lo fa di misura, lasciando dietro di se un terreno impraticabile, se invece vince lo fa in maniera a dir poco schiacciante. Gli italiani lo amano anche per questo.

Rispetto all’ultima legislatura portata a termine da Berlusconi, questa volta l’assenza dei moderati dell’UDC e la crescita del Carroccio estremizzeranno certe decisioni. C’è l’impressione, confortata dai numeri, che verranno utilizzati metodi più rigorosi. Ma la gente, esausta, lo sa e li esige.  

In generale, in risposta anche all’articolo apparso domenica su Los Angeles Times, credo che gli Italiani abbiano espresso il loro voto in questo modo per dare un forte segnale. Ho l’impressione che il messaggio finale si possa interpretare in questo modo: “non importa chi sia al governo, possono starci anche mafiosi e ballerine, l’importante è che l’Italia diventi finalmente un paese stabile, governabile, che sappia prendere decisioni definitive, qualunque esse siano. In questo modo forse avremo il ponte sullo stretto, la TAV, si risolverà il problema rifiuti con i manganelli, tornerà l’edilizia selvaggia, ma che importa? Meglio questo che niente.”

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What’s the matter with Italy?

lunedì, aprile 14th, 2008

titolo latimes

Prima di farci ubricare dai numeri degli exit poll vorrei attirare l’attenzione su un articolo pubblicato ieri da Los Angeles Times sull’Italia. Non l’avevo letto, ma me lo hanno fatto notare alcuni italo-americani, con cui sono in contatto, che mi hanno chiesto “what’s the matter with Italy?”. Si tratta dell’ennesimo articolo che espone i nostri panni sporchi piuttosto impietosamente citando naturalmente come fonti  il libro “La Casta” di Rizzo e Stella e il blog di Grillo.

When they vote this weekend, Italians can choose among any number of convicted felons or the odd TV go-go dancer on the ballot. Not to mention the personal friends, relatives and, in one case, the physical therapist of party leaders putting together potential governments. Crime does not disqualify you from running for office in this country, nor are qualifications necessarily necessary. [...]

Insomma l’Italia è, e molto probabilmente continuerà ad essere, un paese di delinquenti e ballerine, di clientele e nepotismi, in cui il crimine organizzato, a tutti i livelli, è così diffuso ed integrato nella società da non essere più visto come qualcosa di negativo, anzi addirittura può essere considerato qualificante.

[...] Italians have watched one government disaster follow another: from the desperate, botched attempt to sell the national airline; to a Mafia-fueled crisis of mounting, uncollected trash that has engulfed the south and spoiled the region’s supply of cherished mozzarella; to the premature toppling of the outgoing government by a single politician peeved over his wife’s arrest on corruption charges. [...]

Altre volte ho difeso con fermezza e orgoglio il mio paese, ma questa volta non me la sono sentita. Ormai la rassegnazione ha preso il sopravvento e spero di cuore che chiunque vinca, chiunque guiderà il nostro paese nei prossimi anni, abbia il pudore di fare un’inversione di tendenza e dimostri al mondo che non siamo più come ci dipinge.

Sto sognando? 

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I vecchi cartoni: la Linea

sabato, aprile 12th, 2008

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La linea va a pesca

Questa volta voglio ricordare un cartone animato tutto italiano. Nato, nel 1969, dalla penna ispirata di Osvaldo Cavandoli, “la linea” fu un’idea geniale partorita per il mondo della pubblicità (Pentole Lagostina) ed il mitico Carosello, ma ben presto acquistò vita propria e trovò tantissimi estimatori anche e soprattutto oltre confine. In Italia purtroppo non fu possibile vedere i tanti episodi realizzati al di fuori del contesto di Carosello, perchè divenne subito troppo scontato associare “la linea” alle pentole Lagostina, per cui anche senza mostrare il marchio venne considerata comunque pubblicità indiretta.

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La linea in bicicletta

Esattamente l’opposto dei moderni cartoni 3D, fu l’unico esempio d’animazione 1D, ad una sola dimensione. La stilizzazione fu portata all’estremo, tutto fu ridotto all’essenziale, compresi i dialoghi del personaggio, spesso arrabbiato e prepotente, rivolti sempre verso il suo stesso disegnatore e pressocché incomprensibili. Un raro esempio d’arte concettuale al servizio della pubblicità e, pertanto, dello sfruttamento commerciale.

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Sexy Linea

Sicuramente un personaggio dissacrante, soprattutto per quell’epoca. Il suo rapporto conflittuale con la mano del suo disegnatore, sintetizzava molto fedelmente il grande conflitto generazionale di quei tempi. Era una continua sfida tra un padre-padrone onnipotente e a volte dispettoso e un figlio ingenuo, insoddisfatto, esigente e prepotente, alla continua ricerca di qualcosa ma in fondo alla ricerca di se stesso.

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Lo spot Lagostina

Per la sua natura e per le scelte della TV di Stato questo cartone, pertanto, non fu trasmesso con cadenza fissa, ad esempio settimanale come successe per Gustavo o il professor Baltazar, ma apparve saltuariamente tra i lunghi spot di Carosello. Fu un valido motivo in più, per noi bambini, per assistere a quell’autentico spettacolo preserale (ne parleremo spesso prossimamente) ed esprimere gioia sincera quando appariva uno sfondo tutto nero e una mano che tracciava una linea bianca al suono delle note della famosa canzone di Charlie Chaplin in Tempi Moderni “Lui cerca la Titina”.

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Che fine hanno fatto i leaders?

martedì, aprile 8th, 2008

Lee Iacocca

Lido Anthony “Lee” Iacocca

Tantissimi americani di origine italiana hanno una cosa in comune: sono fieri dei loro successi in terra d’America quasi a suggellare, a dare un senso ai sacrifici fatti dai loro antenati che lasciarono tutto in patria per cominciare una nuova vita nel Nuovo Mondo.  Quasi a voler esorcizzare lo stereotipo dell’italiano mafioso e fannullone, tanti italiani si sono messi in evidenza per la loro determinazione e spirito d’iniziativa, per la loro rettitudine e onestà. Furono italo-americani, ad esempio, i giudici a cui furono affidati processi importanti come quello di Norimberga (Michael Mussmano) o quello del caso Watergate (John Sirica). L’estro italico, assieme alla forza di volontà, ha portato tanti italiani ai massimi vertici in tutti i settori più importanti della società Americana. Uno dei massimi esponenti di questi italo-americani di prima generazione è Lido Anthony “Lee” Iacocca, figlio di Nicola Iacocca e Antonietta Perrotta, trasferitisi in Pennsylvania un secolo fa da un paesino sannita, a 30 km da Ariano, San Marco dei Cavoti (BN). 

Dalla sua biografia emergono qualità indiscutibili di leadership e capacità imprenditoriale. Esempio vivente del “sogno americano”, partendo da zero, a quarant’anni divenne Presidente della Ford Division (la Mustang fu creata sotto la sua direzione) e successivamente Presidente della Ford Motor. Ma diventò ancora più famoso quando passò ad una Chrysler sull’orlo del fallimento e, con una serie di azioni illuminate, la riportò in breve tempo in attivo. Ha anche scritto alcuni best sellers sulla storia della sua vita e sul suo particolare concetto di leadership. Suoi sono i parametri di valutazione della leadership detti “9C” (Common Sense, Communication, Creativity, Conviction, Competence, Courage, Character, Charisma, Curiosity). Oggi, all’età di 84 anni è ancora sulla breccia e la presentazione dell’ultimo suo lavoro letterario (Where have all the leaders gone?) è diventato un tormentone che viaggia via email, soprattutto nell’ambito della comunità italiana. Uno sfogo e un’esortazione che faremmo bene a fare anche nostri, noi italiani d’Italia.

Ma sono l’unica persona in questo paese che si sta rendendo conto di quanto sta succedendo? Dove diavolo è la nostra indignazione? Dovremmo lamentarci a squarciagola. Abbiamo consentito che una banda di stupidi clown fosse messa a governare la nostra nave di Stato, diritto contro una scogliera. Abbiamo consentito che una compagnia di banditi rubasse a noi ciechi, noi che non sappiamo più nemmeno ripulire una città dopo un uragano, e ancora meno costruire un’auto ibrida. Ma invece di incavolarsi, tutti ci girano attorno e ciondolano la testa quando i politici dicono che bisogna continuare a “seguire la rotta”. Seguire la rotta? Ma voi state scherzando? Questa è l’America, non il dannato “Titanic”. Vi lancio uno slogan: “Buttiamo via tutti i fannulloni!”. 

Voi potreste pensare che io stia diventando vecchio, che sono andato fuori di testa, e forse lo sono. Ma qualcuno deve pur parlare. Ormai quasi stento a riconoscere questo paese. 

I più famosi leader d’azienda non sono più innovatori, ma ragazzi in manette. Mentre stiamo giocherellando in Iraq, il Medio Oriente sta bruciando e nessuno sembra sapere cosa fare. E la stampa agita “pom-pon” invece di porre serie domande. Questa non è l’”America” promessa, quella per la quale i miei e i vostri genitori hanno attraversato l’oceano. Io ne ho abbastanza. E voi?  

Faccio un ulteriore passo avanti. Voi non potete chiamarvi patrioti se non siete indignati. Questa è la battaglia che sono pronto e disposto a combattere. La più grande “C” è “Crisi”! 

Leader non ci si nasce, ma si diventa. La leadership si forgia in tempo di crisi. E’ facile stare lì seduti con i piedi sulla scrivania e parlare di teoria. O mandare i figli di qualcun altro alla guerra quando tu stesso non hai mai visto un campo di battaglia. E’ tutta un’altra cosa capeggiare quando il tuo mondo va in rovina.  

Dopo l’11 settembre 2001 avevamo bisogno di un leader forte, più di chiunque altro nella nostra storia. Avevamo bisogno di una mano ferma che ci guidasse fuori dalle ceneri. Fare di una messa un inferno.

E invece ecco come ci siamo ridotti. Siamo immersi in una guerra sanguinosa senza alcun piano per vincerla e senza alcun piano per uscirne. Stiamo registrando il più grande deficit della storia del nostro paese. Stiamo perdendo capacità produttiva e competitività nei confronti dell’Asia, mentre le nostre ex-grandi aziende stanno diventando schiave dei costi per l’assistenza sanitaria.  Il prezzo del gasolio sta andando alle stelle e nessuno al potere ha una politica energetica coerente. Le nostre scuole sono in difficoltà. Le nostre frontiere sono un colabrodo. La classe media viene schiacciata in ogni modo. Questi sono  tempi che gridano per una vera leadership.

Ma guardandoci intorno viene spontaneo chiederci: “Dove sono andati tutti i leaders?” Dove sono i curiosi, i creativi, i comunicatori? Dove sono le persone di carattere, coraggio, convinzione, onnipotenza e buon senso? Potrei seccarvi e andare avanti per ore, ma credo che abbiate compreso il punto.

Fatemi il nome di un leader che abbia una idea decente per la sicurezza nazionale, meglio che farci togliere le scarpe negli aeroporti e farci buttare via il nostro shampoo? Abbiamo speso miliardi di dollari per costruire una pachidermica nuova burocrazia, e tutto quello che sappiamo fare è reagire a cose che sono già successe.

Fatemi il nome di un leader che sia emerso dalla crisi dell’uragano Katrina. Il Congresso non ha ancora dedicato un solo giorno a valutare che tipo di organizzazione c’è stata in reazione all’uragano, o a verificare le responsabilità per le decisioni che sono state prese nelle ore cruciali dopo la tempesta.

Ognuno sta col sedere a terra, con le dita incrociate, sperando che non accada di nuovo. Ora, questa è pura pazzia. Le tempeste accadono. Bisogna affrontarle. Fare un piano. Cercare di capire fin da oggi come dovremo agire la prossima volta.

Fatemi il nome di un leader industriale che stia pensando in modo creativo su come possiamo ristabilire la nostra competitività produttiva. Chi avrebbe mai immaginato che ci sarebbe stato un tempo in cui con la frase “le tre grandi” ci si sarebbe riferiti a tre aziende automobilistiche giapponesi (Toyota, Nissan e Honda, invece una volta erano GM, Ford e Chrysler, ndr)? Come è potuto succedere e, cosa più importante, cosa faremo al riguardo?

Fatemi il nome di un candidato al governo che sappia articolare un piano per saldare il debito pubblico, o risolvere la crisi energetica o gestire il problema dell’assistenza sanitaria. Il silenzio è assordante. Ma sono proprio questi i problemi che stanno corrodendo il nostro paese e mungendo a sangue la classe media. 

Ho una notizia per quella banda del Congresso. Noi non vi abbiamo eletto per sedere sui vostri deretani a non fare niente e rimanere in silenzio mentre la nostra democrazia viene dirottata, e la nostra grandezza sta per essere sostituita con la mediocrità. Di che hanno paura? Che qualche stupido su Fox news li chiami per nome? Datemi un motivo. Vorrei sapere perché voi, ragazzi, non mostrate di avere una spina dorsale per il cambiamento?

Ne avete abbastanza? Hey, io qui non sto cercando di essere una voce triste e malinconica. Sto cercando di accendere un fuoco. Sto parlando francamente perché nutro ancora una speranza. Io credo nell’America. Nella mia vita ho avuto il privilegio di vivere attraverso alcuni tra i più grandi momenti d’America. Ma ho anche sperimentato alcune tra le crisi peggiori: la “Grande Depressione”, la “Seconda Guerra Mondiale”, la “Guerra di Corea”, “l’assassinio di Kennedy”, la “Guerra del Vietnam”, le crisi petrolifere degli anni ‘70  e le battaglie più recenti culminate con l’11 settembre. Se nella vita ho imparato una cosa è questa: “non andrai da nessuna parte stando fermo ai bordi del campo in attesa che qualcun altro prenda in mano l’azione”. Sia che si tratti di costruire un’auto migliore o un futuro migliore per i nostri figli, ciascuno di noi ha un proprio ruolo da giocare. Questa è la sfida che sto lanciando con questo libro. E’ una chiamata all’azione per le persone che, come me, credono nell’America. Non è troppo tardi, ma il punto di non ritorno si sta avvicinando. Scrolliamoci di dosso la merda e andiamo a lavorare. Diciamogliela a tutti quanti che ne abbiamo abbastanza!

Come possiami dargli torto…?

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I vecchi cartoni: Professor Baltazar

lunedì, aprile 7th, 2008

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Il professor Baltazar e il vigile (in croato?)

Anche questa volta voglio raccontarvi di un cartone animato che andò in onda a cavallo tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘70: il professor Baltazar (profesor Balthazar). Anche questo cartone fu realizzato oltre cortina, nell’est europeo e per la precisione a Zagabria (allora Jugoslavia), oggi capitale della Croazia. Rispetto all’ungherese Gustavo era molto più semplice e ingenuo, veramente per bambini.

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Il professor Baltazar va in vacanza (in inglese)

Il protagonista di questo cartone era un vecchio professore, scienziato e inventore, con occhiali e cappello, stempiato, dal cuore molto tenero. Ogni volta che vedeva qualcuno in difficoltà si sforzava per trovare una soluzione tecnologica. Quasi sempre, tuttavia, la soluzione era sì molto fantasiosa, ma assolutamente irrazionale, surreale, paradossalmente l’opposto che ci si poteva aspettare da un genio come lui. La procedura era sempre la stessa, dava l’input ad un grande cervello elettronico e il risultato sotto forma di soluzione liquida, usciva da un rubinetto. Una formula magica che donava la felicità a chiunque.

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Il professor Baltazar e il tramviere (in croato?)

Come Gustavo anche il professor Baltazar aveva una sigla molto orecchiabile. I disegni, anch’essi molto stilizzati e sempre piuttosto naif, erano molto colorati anche se allora non lo potevamo sapere perché la TV era in bianco e nero. Purtroppo non ho trovato su YouTube nessun episodio in italiano, comunque, come Gustavo, i dialoghi erano pressocché inesistenti. C’era soltanto una voce fuori campo che dava semplici spiegazioni. Anche questo cartone veniva trasmesso la domenica pomeriggio e non mi ha mai veramente entusiasmato, ma a quel tempo non c’erano alternative. Meglio di niente…

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Il voto all’estero

sabato, aprile 5th, 2008

vignetta voto estero

Lo so. In questo momento probabilmente quanto sto per raccontare è completamente fuori luogo, soprattutto nei confronti di chi sta lottando per un futuro nella propria terra, lontano mille anni luce con lo spirito e con la mente dalla politica e dai giochi di potere di queste ultime settimane. In questo contesto il NON voto, più che un diritto può diventare un dovere.

Mettendo da parte, per un attimo, questa incresciosa situazione, mi rivolgo a chi, nel resto dell’Italia borghese e sorniona, si accinge a recarsi alle urne per esercitare il proprio “diritto” di voto.

L’argomento di oggi sono le elezioni politiche ed in particolare quelle di chi, come me, ha la sventura (se così si può chiamare) di votare all’estero.

Due anni fa fu piuttosto semplice. Evidentemente i consolati, a fine legislatura, avevano avuto tutto il tempo per organizzarsi. Ma votammo per i seggi riservati agli “stranieri”, quindi con liste differenti, più corte e accorpate rispetto a quelle presenti nei seggi nazionali.

Quest’anno è stato deciso che per noi “anomali”, cioè italiani NON residenti stabilmente all’estero, spettasse la “circoscrizione elettorale Lazio 1″ per la Camera e “Regione Lazio” per il Senato, anche per chi normalmente fosse residente in altre regioni. Per me e mia moglie non fa differenza, ma per altri nella nostra situazione, non romani d’adozione,  sicuramente.

Il regolamento diceva che entro il 26 marzo i plichi con tutto il materiale elettorale avrebbero dovuto essere spediti dai consolati ai cittadini italiani sparsi nel territorio di loro competenza. Gli elettori, ricevuto il plico, avrebbero dovuto votare e rispedire in tempo perchè tutto tornasse ai consolati entro il 10 aprile. Il nostro Consolato (quello di Miami), o chi per esso, ha fatto molta confusione. Innanzitutto ha spedito i plichi con 2 giorni di ritardo (il timbro postale diceva 28 marzo). A mia moglie è arrivato lunedì 31 ed a me mercoledì 2 aprile (misteri delle poste americane). Nel frattempo l’ambasciata di Washington ci ha detto di non procedere al voto perchè c’erano stati degli errori e sarebbero arrivati altri due plichi con le cose a posto.

Finalmente, in trepida attesa, ieri pomeriggio (4 aprile) sono arrivati i plichi corretti ed abbiamo potuto esercitare il nostro diritto di voto e spedire il tutto con busta preaffrancata, con la speranza che arrivi tutto in tempo. Quale era stato l’errore? La scheda per il Senato avrebbe dovuto riportare la dicitura “Regione Lazio” mentre invece c’era scritto “Circoscrizione elettorale Lazio”, inoltre la prima busta inviata non era stata preaffrancata ma riportava la scritta stampata “Lazio 1″, mentre la seconda è arrivata già affrancata, ma la scritta Lazio 1 è stata aggiunta a penna! Per queste stupidaggini, abbiamo rischiato di non votare.

In ogni plico c’erano: due schede elettorali, due buste vuote (una bianca e una affrancata), il tagliando elettorale, un manuale delle istruzioni, il voluminoso e pesantissimo tabellone con tutti i candidati di tutti i partiti (16 per la camera e 14 per il senato) e una matita con cappuccio (che hanno opportunamente evitato di mettere nella seconda spedizione). Un plico per ogni elettore (nel nostro caso due, per l’errore sopra menzionato), anche se più elettori, della stessa famiglia, erano domiciliati allo stesso indirizzo. Ad esempio una famiglia italiana, con tre figli maggiorenni a carico, ha ricevuto dieci plichi con dieci tabelloni, eccetera eccetera… Che spreco! Sarebbe stato sufficiente e più economico fare un’unica spedizione per nucleo familiare, con un solo tabellone, una sola matita, un solo libretto con le istruzioni per l’uso, una sola busta preaffrancata per la spedizione di ritorno… ma probabilmente sarebbe stato troppo razionale!

Non voglio entrare nel merito della scelta dei materiali, ma … il tabellone e le istruzioni per l’uso erano in carta lucida di un certo spessore, sicuramente non economica e certamente non riciclata. Bah!

A proposito di sprechi, naturalmente le nostre schede non riportavano il simbolo della DC di Pizza, che ha recentemente vinto il ricorso … vuoi vedere che è tutta fatica sprecata e che dovremo votare daccapo?

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La nonna savignanese

venerdì, aprile 4th, 2008

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Non ho altre parole da aggiungere alla rabbia che ha voluto esprimere questa nonna di Savignano, una donna semplice e anziana, ma assolutamente lucida e determinata. Una vera lezione di saggezza, anzi, una lezione gratuita e genuina su quelli che dovrebbero essere i veri valori della vita, della politica, della democrazia. Il filmato risale a circa un mese fa, dopo le manganellate di Pustarza, ma è ancora tremendamente attuale. Per riflettere.

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