In queste ultime settimane ho seguito con molta attenzione i commenti, le trasmissioni televisive e i forum di discussione sorti a seguito della pubblicazione delle cruente immagini di Pustarza e Grottaminarda e, in generale, di tutta la questione “rifiuti campani”.
Probabilmente il mio essere al di fuori delle parti, mi ha consentito di osservare la realtà con un punto di vista più obiettivo, anche se sempre molto coinvolto emotivamente. Ho anche avuto la possibilità di instaurare animate discussioni con altri italiani all’estero che di tutta la situazione campana ne vedono soltanto i risvolti d’immagine presso i media stranieri ed attingono alle informazioni in lingua italiana grazie ad Internet (i più giovani) o RAI International (i più anziani).
Il quadro che ne esce fuori è a dir poco deprimente. Ho raccolto, via via, una serie di considerazioni che riporto qui in ordine sparso.
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L’Italia è un paese allo sbando e gli italiani, pur essendone coscienti, non si dannano più di tanto per uscirne. Pigrizia o ignoranza fa poca differenza e la Campania è la peggiore espressione di questa situazione.
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C’è un’ignoranza generale (nel senso che si ignora) sull’argomento rifiuti e tutto ciò che ne consegue, da far paura. Ignoranza da entrambe le parti, naturalmente. Ignorano gli Italiani gli argomenti che ci spingono a dire NO e loro stessi ritengono che gli ignoranti siamo noi che ci facciamo condizionare dai politicanti e/o camorristi di turno che in questa situazione degenere acquistano inevitabilmente potere.
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C’è una classe politica che malgrado abbia avuto i numeri e i mezzi per rimediare, non è stata in grado o, meglio, non ha deliberatemente voluto affrontare il problema, lungi da essa anche pensare di risolverlo. I campani l’hanno votata e tocca a loro (e soltanto a loro) subirne le conseguenze.
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Gli italiani, e i campani in particolare, sono completamente abbandonati a se stessi. Ci si ricorda di loro soltanto quando c’è da chiedere il voto, nuove tasse e altri sacrifici.
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Invece di stringersi la mano e mettersi tutti insieme al lavoro, c’è in corso un guerra all’ultimo campanile, nord contro sud, regione contro regione, provincia contro provincia, comune contro comune, maggioranza contro opposizione, partiti contro i partiti dello stesso schieramento e persino compagni di partito ad azzannarsi per l’ultima casella libera nelle liste elettorali.
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C’è chi da la colpa a Bassolino e chi invece da la colpa alla strategia del NO ed alla sindrome Nimby.
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C’è chi da la colpa a Pecoraro Scanio e chi invece ritiene che i supercommissari siano stati soltanto un grosso fallimento.
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La maggior parte degli italiani, soprattutto del nord, ritiene che si tratta soltanto di educare la gente, di aprire le loro menti e spiegare che esiste un altro modo di gestire la spazzatura, che non è quello di lasciarla per le strade o darle fuoco di notte.
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Moltissimi italiani ritengono che si tratti della solita mancanza di capacità imprenditoriale della gente del sud, accettare una discarica o un termovalorizzatore sarebbe un toccasana per l’economia locale.
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Molti italiani non sanno che in Campania esistono punte di civiltà, ad esempio con la raccolta differenziata, che sono ai primi posti in Europa e comunque infinitamente più alti della media nazionale.
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Moltissimi italiani pensano che Difesa Grande e Pustarza siano dei quartieri di Napoli, come Pianura, e non capiscono per quale motivo chi produce la spazzatura non debba tenersela in casa.
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Molti italiani danno la colpa anche ai campani se le tasse continuano a salire, perché occorre pagare i treni di spazzatura che andranno fino in Germania.
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Molti italiani pensano che i comuni dell’Avellinese sono assolutamente irresponsabili e che debbano prendersi tutta la spazzatura di Napoli, come se fosse un’eredità irrinunciabile. Ma allora perché non i comuni pugliesi o quelli laziali? Facciamo parte della stessa nazione o il federalismo viene chiamato in causa solo quando ci fa comodo?
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Comincio a stancarmi di dover dare giustificazioni a tutti coloro i quali ritengono quanto sia giusto ed etico che Ariano-Savignano debba prendersi l’onere di risolvere il problema rifiuti di Napoli.
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L’impressione che mi sono fatto è che uscendo dalla Valle dell’Ufita, malgrado il supporto datoci da Grillo e, in parte, da Studio Aperto, tutto il resto della popolazione italiana sia fortemente critica nei confronti di chiunque dica NO, perché non è il momento di porre questioni di “principio”, come se la salute e l’economia delle nostre zone fosse soltanto una “questione di principio”.
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Anche chi, una volta informato dalle vicende di 14 anni di emergenze risolte a nostro danno, ci da ragione… termina il discorso con la frase: “Sì, però qualcuno se la dovrà pur prendere la spazzatura di Napoli”.
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Sono tantissimi coloro i quali ritengono che le manganellate sulle teste dei nostri anziani siano state anche troppo poche… perché tra i teppisti di Pianura e i contadini di Pustarza praticamente non c’è differenza.
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Sono convinto che gli italiani, in realtà, hanno soltanto tanta paura. Temono che il cancro della napoletanità fuoriesca dai confini regionali e contamini tutto il resto del paese. Molti ci guardano come i primi non-napoletani che sono stati contaminati e ci guardano con profonda compassione, ma restano ad opportuna distanza.
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Quando Grillo disse ai napoletani, provocatoriamente, che sarebbe stato meglio per loro chiedere l’indipendenza come è successo per il Kosovo, ho l’impressione che la maggioranza degli italiani, nel loro cuore, abbiano approvato ed auspicato questa soluzione.
